10:35 29 Ottobre 2020
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Aumentano i positivi al Coronavirus negli ultimi giorni in Francia e in Spagna, mentre in Italia la situazione sembra stabile. Le misure contenitive hanno dato dei buoni risultati, gli italiani hanno fronteggiato meglio di altri Paesi il Covid-19 grazie ad un rigoroso lockdown e rispettando le regole di sicurezza.

Quale strategia adottare per evitare una seconda ondata?

Il terrorismo mediatico di certo non favorisce una miglior gestione della situazione legata al Coronavirus. Rispettare le regole del distanziamento, indossare la mascherina e lavare spesso le mani sì. L’Italia, rispetto ad altri Paesi europei come la Francia e la Spagna, sta fronteggiando al meglio il virus. Al di là degli articoli allarmisti che bombardano di negatività i cittadini, i dati dicono altro.

“Serve un’informazione pacata, realista e matura pensando di avere davanti non delle pecore, ma dei cittadini complici”, ha sottolineato in un’intervista a Sputnik Italia Matteo Bassetti, infettivologo, primario dell’ospedale San Martino di Genova che abbiamo raggiunto per mettere i puntini sulle “i” in merito al vaccino anti influenza, ai dati sui positivi oggi in Italia e alle strategie da adottare in futuro.

— La situazione legata al Covid in Francia e Spagna non fa che peggiorare. L’Italia invece sembra cavarsela abbastanza bene. Matteo Bassetti, le misure contenitive hanno funzionato quindi?

— Direi di sì. Sicuramente gli italiani hanno adottato da subito delle misure molto drastiche, il lockdown è stato il più duro fatto al mondo. Da quel momento si è continuato a spingere sulle misure del distanziamento, delle mascherine e del lavaggio delle mani. È stato un mantra continuo da parte del governo e delle istituzioni locali. Tutto ciò inevitabilmente ha portato a dei risultati che sono di fronte agli occhi di tutti, sono risultati che mostrano come l’Italia oramai da un mese e mezzo ha costantemente una percentuale di positivi sul totale dei tamponi fatti fra l’1,5 e il 2%.

Vi sono tante ragioni per cui l’Italia sta meglio, ci saranno anche delle variabili non note, ma sicuramente rispetto a Francia e Spagna la nostra situazione è davvero migliore. 

La Francia è un Paese dove la mascherina non è così amata, nemmeno il distanziamento. La Francia ha dovuto prendere adesso delle misure più rigorose per cercare di limitare i danni, ma noi in Italia avevamo preso queste misure prima. In Francia oggi ci sono zone rosse e zone scarlatte, ma se guardiamo le misure francesi sono più o meno le misure che in Italia abbiamo preso negli ultimi 4 mesi. I francesi hanno vietato di fare assembramenti con più di mille persone, noi in Italia l’abbiamo già fatto. La situazione in Italia è migliore perché abbiamo lavorato meglio. Stanno bene comunque a parte l’Italia anche la Germania, la Svizzera, l’Austria e la Slovenia.

— Che cosa occorre fare per evitare la fatidica seconda ondata e soprattutto i morti di questa primavera?

— Secondo me per quanto riguarda i morti i dati in tutto il mondo mostrano che in questa coda in rialzo della prima fase abbiamo sicuramente molti meno morti di quanti ne avessimo a marzo e aprile. Aumentano i casi, ma la letalità rimane bassa, perché oggi siamo più bravi a gestire questi casi.

Da adesso in poi bisogna tracciare, intercettare e curare. Questo significa fare tamponi, cercare di non creare nuovi focolai, spegnarli molto rapidamente e curare chi ne ha bisogno. Questa è la strategia per i prossimi mesi.

— Secondo lei c’è il rischio di un nuovo lockdown?

— Credo che il lockdown come lo abbiamo vissuto a marzo e ad aprile è impossibile. Bisogna mettere sulla bilancia quelli che sono i rischi e quelli che sono i benefici. Quando è stato fatto a marzo il beneficio era salvare più vite possibili, il rischio era quello di fermare l’economia e tutto il sistema sanitario relativo ad altre problematiche. Probabilmente potremmo vedere un inasprimento delle misure di contenimento, per esempio oggi a Genova hanno introdotto la mascherina obbligatoria nel centro storico. Magari limiteranno gli orari dei bar e il numero delle persone nei ristoranti. Un lockdown completo è oggi impossibile e anacronistico.

— Con l’inverno che avanza potrebbe tornare l’influenza stagionale. Questo elemento potrà assieme al Coronavirus sovraccaricare il sistema sanitario? Che ne pensa del vaccino anti influenzale, potrebbe aiutare in questo contesto?

— Se dovesse arrivare l’influenza assieme al Covid sarebbe una miscela esplosiva, perché confonderebbe molto i medici, inoltre il coronavirus più l’influenza possono dare grossi problemi, entrambi i virus danno sintomi simili e potrebbero potenziarsi. Per cui dobbiamo cercare di vaccinare più persone possibili per l’influenza, ma dobbiamo anche guardare quello che è successo in Australia, dove adesso è inverno. In Australia l’influenza non c’è stata. Se usiamo bene le mascherine, il distanziamento, il lavaggio delle mani e se ci vacciniamo è probabile che potremo avere una stagione influenzale molto depotenziata.

— Chi non crea allarmismi e cerca di essere pragmatico viene tacciato come un negazionista, lei lo sa bene, è stato duramente attaccato. Come mai secondo lei chi non terrorizza l’opinione pubblica viene criticato?

— Credo ci siano di mezzo tanti ignoranti che hanno parlato di Covid senza la minima conoscenza né competenza. Dare del negazionista ad uno come me è come dare dell’ateo al Papa. Io ho curato più pazienti di ogni altra persona che parli di Covid in Italia, si devono vergognare quelli che lo dicono.

Oggi c’è in Italia una grossa fetta di giornalisti che sono innamorati degli allarmismi, perché così vendono i giornali e si fanno tanti click. Mentre chi è realista, come il sottoscritto e molti altri, persone che cercano di spiegare come stanno le cose, non fa vendere i giornali. Ci si vuole sentir dire che “moriremo tutti di Covid”, quando uno invece cerca di spiegare che il virus oggi fa lo 0,5% di letalità lo guardano come un pazzo. Io non faccio altro che leggere i numeri, sono dati di fatto.

Ci vorrebbe un po’più di equilibrio, purtroppo in Italia esiste il bianco o il nero, il grigio è un colore che non piace. Con il Covid dobbiamo imparare a non essere negazionisti, perché è sbagliato, né ad essere allarmisti. Bisogna essere realisti, se le cose vanno meglio non vedo perché non dobbiamo dirlo.

Codogno- Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella in occasione della visita a Codogno, 2 giugno 2020.
© Foto : Foto di Paolo Giandotti - Ufficio per la Stampa e la Comunicazione della Presidenza della Repubblica
Quando entro nella stanza di un mio paziente, se anche so che lui ha poche chance di guarire non glielo dico. Gli spiego che può guarire, io ci provo, voglio infondergli ottimismo. Questo è quello che non abbiamo fatto con il Covid. Abbiamo sbagliato, perché oggi la gente è terrorizzata. Avere un popolo di gente terrorizzata è molto difficile da gestire, soprattutto oggi che andiamo verso una stagione in cui i sintomi del Coronavirus sono molto simili a quelli di altre infezioni di stagione. Serve un’informazione pacata, realista e matura pensando di avere davanti non delle pecore, ma dei cittadini complici. Questo è il segreto, ed è quello che stanno facendo molti altri Paesi. Il terrorismo mediatico ce l’abbiamo solo in Italia.

I punti di vista e le opinioni espressi nell'articolo non necessariamente coincidono con quelli di Sputnik.

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