05:47 24 Ottobre 2020
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L'Italia ha bisogno di intraprendere la strada delle riforme elettorali dopo il recente esito del referendum a favore della riduzione del numero dei parlamentari, a partire dall'introduzione del sistema di voto preferenziale e possibilmente anche la nuova legge elettorale, dicono gli esperti a Sputnik.

Lunedì gli italiani hanno votato a favore delle modifiche agli articoli 56, 57 e 59 della Costituzione al fine di ridurre il numero dei legislatori al referendum nazionale con una maggioranza di quasi il 70%. Il numero dei deputati sarà ridotto da 630 a 400 e il numero dei senatori - da 315 a 200.

Per parlarne Sputnik ha raggiunto Lara Trucco, professoressa di diritto costituzionale e Giancarlo Rolla, professore ordinario di Diritto Costituzionale presso l'Università degli Studi di Genova.

Quali saranno le conseguenze per la rappresentanza democratica in parlamento?

— Innanzitutto bisogna chiarire che giuridicamente non c’è un obbligo di aprire la crisi, di sciogliere le Camere come da alcune parti politiche è stato paventato. Ed infatti è lo stesso testo di riforma costituzionale che all'articolo 4 chiarisce che anche se fosse passato il SI, com’è passato, non si sarebbero sciolte le camere, perché la riforma entra in vigore dopo la fine della legislatura.

In quest'ottica nei giorni della settimana scorsa è intervenuto il presidente Mattarella a dire che comunque il Parlamento resta legittimato.

Mi sembra difficile sostenere che questo Parlamento risulti rinforzato o comunque i votanti abbiano premiato il lavoro del Parlamento stesso. Perché evidentemente se avesse funzionato bene, non avrebbero vinto i SI, non si sarebbe voluto ridurre il numero dei parlamentari. Mi sembra un'affermazione del suo fallimento.

L’esito referendario, deve essere un input sia perché questo Parlamento riscatti in certa misura il fallimento che finora è stato decretato dagli elettori, sia soprattutto perché adesso occorre veramente fare le riforme. Non può essere una riforma fine a se stessa perché non è sufficiente, su questo punto tutti sono d'accordo ma deve essere un punto di partenza. Da questo punto di vista individuerei tre versanti su cui è necessario intervenire perché altrimenti si rischiano problemi sia sul piano della rappresentanza che sul piano della governabilità. Da un lato il sistema elettorale, la legge elettorale, e dall'altro interventi sui regolamenti parlamentari e su altre riforme costituzionali che sono strettamente necessarie a questo punto.

— Secondo lei quanto sarà facile attuare i risultati di questo referendum rifare il Parlamento, sarà fatto solo il Parlamento prossimo?

— Sono tre i piani - per come la vedo io – su cui bisogna agire: il primo piano è la legge elettorale; il secondo piano sono i regolamenti parlamentari; terzo è portare avanti ulteriori riforme costituzionali. Perché questa riforma in realtà tocca tutta la Costituzione, perché diminuire il numero significa incidere, per esempio, sull'elezione del Presidente della Repubblica, sul'elezione della Corte alla Corte Costituzionale, sull’elezione del Consiglio Superiore della Magistratura. E’ un quesito puntuale ma che in realtà tocca tutta la Costituzione. E questo è il terzo punto. Sono tre profili su cui le forze politiche attuali dovrebbero intervenire con una diversa maggioranza. Cosa voglio dire? Voglio dire che per quanto riguarda i regolamenti interni potrebbero benissimo farlo subito; i regolamenti interni del Parlamento sono le norme che il Parlamento si dà da sé senza tanta eco mediatica.

Discorso diverso è la legge elettorale: essendo una legge è maggiormente visibile all’opinione pubblica e tocca tutti; ogni volta che si cambia è qualcosa di fondamentale. Su questo punto sapremo già qualcosa il 28 settembre, quando la Commissione della Camera sarà chiamata a votare sulla bozza di leggere elettorale; quindi tra qualche giorno già sapremo se ci sono i presupposti per andare avanti o no. In discussione per il voto in commissione sarà il cosiddetto “Germanicum” o “Brescellum”. Ci sono altri progetti di legge, si voterà su quello, che è una bozza di per sé buona, che ha un impianto proporzionale, che è quello che serve in questo momento, perché il Parlamento ha perso rappresentatività e quindi bisogna ridargliela con una legge elettorale proporzionale inclusiva e però il “Brescellum” ha una soglia di sbarramento al 5 per cento, relativamente alta. E questo è un primo problema su cui le forze politiche stanno litigando. L'altro problema grosso per i cittadini è che continua ad avere le liste blindate, che sono il cuore del problema anche – secondo me - del rendimento del Parlamento: per come la vedo io, la vittoria del SI è strettamente dipendente dal fatto che dal 2005 abbiamo le liste bloccate e questo ha comportato un allontanamento dei cittadini dall'organo parlamentare, perché non potendo scegliere i parlamentari c'è stato un forte distacco.

La Corte costituzionale ha detto in una sentenza importante del 2014 che ci vuole il voto di preferenza.

L’ultimo profilo sono le riforme costituzionali: la vedo molto dura perché per fare le riforme rapidamente ci vorrebbero i 2/3 del Parlamento e – oggettivamente – la vedo difficile, e quindi bisognerebbe tornare a fare dei referenda, che però richiede tempo. Quindi mi sembra difficile che si possano fare altre riforme costituzionali nel tempo che resta a questa legislatura, che però sarebbero necessarie perché questa riforma tocca tanti punti della Costituzione.

— Secondo lei come si possono evitare modifiche troppo frequenti della legge elettorale in Italia?

— E’ uno dei problemi cardine. Io ho sostenuto la necessità, specialmente all'indomani della sentenza della Corte Costituzionale che dicevo, di introdurre in Costituzione un punto importante: il voto di preferenza. Questo sarebbe importante perché l’elettore avrebbe l'opportunità di esprimere la sua preferenza. Detto questo, ci sono alcuni ordinamenti - come quello tedesco - in cui è scritto in costituzione che il metodo con cui bisogna votare è il proporzionale. Ritengo però molto difficile costituzionalizzare questo profilo. Mentre il taglio dei parlamentari è stato una cosa su cui nel bene o nel male c’era l'accordo di tutte le forze politiche e anche nel corpo elettorale, come si è dimostrato, sul sistema elettorale c’è una grande divisione tra le varie forze in campo. Il primo tassello dovrebbe essere l'introduzione del voto di preferenza, che riterrei come una cosa raggiungibile e che andrebbe fatta al più presto. Io poi personalmente sarei per il proporzionale perché credo che la nostra Costituzione - a maggior ragione a seguito della riduzione del numero dei parlamentari - preveda il metodo proporzionale, i costituenti avevano in mente quello.

Durante la campagna elettorale era abbastanza chiaro che avrebbe vinto il SI. E’ stato un miracolo arrivare al 30 per cento (di NO). Vuol dire che comunque a prescindere dai partiti ci sono milioni di persone che hanno votato a prescindere da quello che si diceva a livello partitico. Io sinceramente lo ritengo già un risultato comunque non del tutto negativo, quest’estate lo si dava addirittura al 15%. Auspico da sempre che vengano ripresi i lavori delle “commissioni di saggi” che erano state istituite durante la XVII Legislatura dal Presidente Napolitano e dal governo Letta: avevano creato questi gruppi di lavoro e ora io auspico fortemente la ripresa di quell’approccio, che promana dal basso, dove sono coinvolti esponenti politici ma anche costituzionalisti ed esperti della materia. In quella sede non si erano fatte delle scelte politiche precise, ma si erano prospettate varie forme di governo e ad ogni forma di governo si era proposto di accostare un sistema elettorale. Questa potrebbe essere una strada, nel senso che si elaborerebbero dei progetti che poi spetterebbe alle forze politiche approvare, però sarebbero progetti “tecnici”, che non verrebbero imputati ad una forza politica, cioè si potrebbe ricostituire il consenso su di una proposta asettica, anonima.

L'ultima possibilità che vedo per fare una legge elettorale che non venga poi modificata, sarebbe una specie di mandato per il prossimo Parlamento proprio su questo punto, con lo specifico obiettivo di fare le riforme, in particolare di costituzionalizzare il sistema elettorale che si sceglie. Sarebbe importante che passasse il messaggio nell'opinione pubblica che è necessario che il sistema elettorale venga fissato una volta per tutte ed il principio venga inserito in Costituzione, con primo tassello l’introduzione del voto di preferenza.

— Giancarlo Rolla, la vittoria del SI era abbastanza prevedibile, ma Lei si aspettava un margine così ampio?

— Sinceramente ero assai fiducioso. Un altro aspetto del voto è, a mio avviso preoccupante: il referendum è la manifestazione più diretta della volontà popolare e per la seconda volta (dopo il referendum del 2016) la gran parte dei gruppi editoriali e molte emittenti televisive non hanno saputo incrociare tale volontà. Occorre seriamente interrogarsi sul perché: forse non sono interessate a comprendere gli “umori” degli elettori e preferiscono , più che interpretare la volontà dei lettori o ascoltatori, cercare di orientarli (inutilmente) interpretando la volontà degli editori.

— Quanto sarà facile attuare i risultati del referendum e rifare il parlamento? Quanto tempo ci vorrà?

— Se alle prime dichiarazioni seguiranno degli atti concreti, dovremmo attenderci in un tempo ragionevole i seguenti atti: in primo luogo, alcune revisioni costituzionali monotematiche che modifichino la norma sul Senato (prevedendo una elezione non su base regionale , ma circoscrizionale al fine di consentire una giusta rappresentazione delle minoranze linguistiche), che estendano l’elettorato per il Senato anche ai 18 anni (determinando una sostanziale omogeneità politica tra le due Camere), che riducano il numero dei rappresentanti regionali per l’elezione del Presidente della Repubblica (in modo da conservare lo stesso rapporto rispetto al numero dei parlamentari).

In secondo luogo, le due Camere dovrebbero adattare i loro regolamenti parlamentari: ad esempio, riducendo il numero delle Commissioni e incrementando le commissioni bicamerali e introducendo criteri più stringenti per evitare i troppi passaggi di un parlamentare da un gruppo a un altro).

In terzo luogo, dovrebbero essere incrementate le competenze del Parlamento in seduta comune (che attualmente ha solo il compito di eleggere il Presidente della Repubblica) evitando inutili e ripetitivi dibattiti nelle due Camere: tale organo dovrebbe, ad esempio, accordare e discutere la fiducia e la sfiducia al Governo, sfiduciare i singoli ministri e assumere decisioni di rilevanza politica particolare (come l’approvazione della legge finanziaria e di bilancio) discutere e approvare le dichiarazioni al Parlamento del Presidente del Consiglio e gli atti di indirizzo in materia europea.

— Dopo questo referendum, Lei si aspetta una riforma elettorale in Italia?

— Tecnicamente non è necessaria; tuttavia credo che alcuni cambiamenti si rendano opportuni come reintrodurre il voto di preferenza ( lasciando agli elettori la scelta di chi eleggere), introdurre una più elevata soglia di sbarramento (evitando una eccessiva proliferazione dei gruppi parlamentari).

Dal dibattito in corso sembra poi emergere un orientamento a passare da un sistema con premio di maggioranza a uno proporzionale (con eventuali correttivi)

— Come si può evitare cambiamenti molto frequenti della legge elettorale?

— Sinora le ripetute modifiche della legge elettorale sono state necessarie perché la Corte costituzionale ha dichiarato illegittime le leggi elettorali che si sono succedute nel tempo.

Se la nuova legge non avrà vizi di costituzionalità e saprà assicurare rappresentatività e governabilità dovrebbe riuscire a durare nel tempo (come avvenuto nei primi quaranta anni di vita della Repubblica italiana)

I punti di vista e le opinioni espressi nell'articolo non necessariamente coincidono con quelli di Sputnik.

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