11:50 30 Ottobre 2020
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Sono passati 23 giorni dal sequestro dei 18 marittimi di Mazara del Vallo, detenuti in un carcere libico a Bengasi senza una richiesta formale avanzata al governo italiano. I familiari e gli armatori sono andati a Roma a manifestare per il rilascio.

Da lunedì 21 settembre i familiari dei due armatori dei pescherecci Medinea e Antartide sequestrati in Libia, hanno spostato il loro presidio dal molo di Mazara del Vallo a Palazzo Chigi a Roma. Chiedono al governo un maggio impegno e risposte concrete, dopo 23 giorni di sequestro, senza avanzamenti nelle mediazioni. Questo pomeriggio saranno in sit in davanti Montecitorio.

Sputnik Italia si è rivolta a Marco Marrone, armatore della nave Medinea, per conoscere gli esiti della mobilitazione.

— Come sono andati questi primi giorni di mobilitazione, siete riusciti a parlare con Conte?

Roma, la manifestazione dei familiari dei due armatori dei pescherecci Medinea e Antartide sequestrati in Libia
© Foto : Marco Marrone
Roma, la manifestazione dei familiari dei due armatori dei pescherecci Medinea e Antartide sequestrati in Libia
— Con Conte no, ma siamo stati ricevuti a Palazzo Chigi dal Consigliere diplomatico del premier, Pietro Benassi, ci ha rassicurato sul lavoro del governo ma non abbiamo avuto risposte concrete. Siamo stati ricevuti anche alla Farnesina dal capo dell’Unità di crisi che ci ha rassicurato. Ma dopo 22 giorni, ieri erano 22 giorni, avremmo voluto ricevere notizie più concrete e non avere una dimostrazione che lo stato italiano c’è diventa pesante.

— Rispetto alle rassicurazioni dei primi giorni, adesso che sono stati trasferiti in carcere con la pesante accusa per droga, cosa vi ha detto in più il governo?

— Non ci hanno dato nessun nuovo elemento. Quest’accusa non è stata confermata dalla Farnesina. Io ho esplicitamente chiesto ma hanno detto di non avere nessuna richiesta ufficiale e nessuna accusa ufficiale.

— Ci sono stati dei contatti ufficiali con la parte libica?

— Il governo di Bengasi non è riconosciuto quindi a livello ufficiale non c’è stato nessun contatto. Il governo ci ha detto di lavorare con un basso profilo, più che altro ufficioso, però mi hanno garantito che i massimi vertici del governo e dell’intelligence che stanno lavorando su questa cosa.

— Precedentemente c’è stata una richiesta di scarcerazione di 4 libici detenuti in Italia, neanche questa è stata confermata? Il governo ritiene ammissibile questa richiesta o ascrive il sequestro ad altre motivazioni?

— No, nemmeno questo è stato confermato, è solo una notizia avanzata dalla stampa e quindi non è presa in considerazione. Il governo non ha dato conferme ufficiali su nessuna delle richieste, ha solo garantito che stanno lavorando ai massimi livelli, che ci sono le persone giuste al posto giusto e di avere fiducia.

Roma, la manifestazione dei familiari dei due armatori dei pescherecci Medinea e Antartide sequestrati in Libia
© Foto : Marco Marrone
Roma, la manifestazione dei familiari dei due armatori dei pescherecci Medinea e Antartide sequestrati in Libia
Noi la fiducia l’abbiamo però cominciamo ad essere stanchi ed esasperati e abbiamo bisogno di fatti. Già se stessero sulle loro barche, se potessero telefonare una volta al giorno a casa, le mamme, le mogli, i figli sarebbero più tranquilli. Queste cose dopo 23 giorni dovrebbero già essere, perché non sono state ancora fatte? Allora la situazione è veramente più complicata del normale?

Se venissero portati a bordo diventa, per capirci, una sorta di arresti domiciliari, perché sarebbero a casa, perché le loro imbarcazioni per loro sono una sorta di casa, vivono più lì che a casa dalle famiglie. Sarebbe un passo dei passi avanti nelle mediazioni. Ma noi siamo ancora fermi all’uno settembre da questo punto di vista.

— Cosa pensate delle accuse rivolte dai libici nei confronti dei vostri marittimi?

— Stanno di aumentare il loro potere contrattuale alzando la posta in gioco, anche se non sappiamo ancora quale sia. Noi pensiamo che ci sia qualcosa di grosso e preoccupante.

— Adesso sono in carcere, avete notizia delle condizioni in cui si trovano?

— Noi abbiamo conferma che non sono tra i detenuti comuni ma, sono insieme, italiani e tunisini. Le uniche notizie dirette le abbiamo avute nell’unica telefonata ricevuta 7 giorni fa, in cui ci assicuravano che stanno tutti bene, ma ci chiedevano di far presto di farli uscire il prima possibile. Sono in una situazione di stanchezza psicologica. Noi questo l’abbiamo riferito ieri sia al capo dell’unità di crisi che al consigliere del presidente.

— Alla luce dei nuovi elementi emersi, temete per la loro incolumità?

— No, nessuno teme per la vita dei propri cari, sappiamo che sono degli ostaggi preziosi e quindi non gli faranno del male. Siamo preoccupati per le dure condizioni di reclusione in un carcere libico, temiamo un crollo psicologico. La tensione è molto alta.

— Come mai i pescatori sono costretti a esporsi a rischi del genere?

— Il problema è che la Libia, anziché 12 miglia, come nel trattato internazionale, riconosce le proprie acque per oltre 70 miglia, ma è solo una dichiarazione loro, non è riconosciuta dagli altri stati. Quando ci inoltriamo in acque internazionali a 40-50 miglia dalla costa libica rischiamo il sequestro, come è successo alla Medinea e all’Antartide.

Per risolvere questa situazione basterebbe una sorveglianza con delle navi militari, così come ci sono per i migranti, ci dovrebbero essere anche per sorvegliare e tutelare la pesca. Da questo punto di vista l’Unione europea potrebbe fare qualcosa in più per migliorare e rendere più sicuro il nostro lavoro.

— Cosa chiedete al governo?

— Noi resteremo qui a Roma finché non arriverà il rilascio completo. Speriamo di poter essere ricevuti dal presidente del Consiglio e dal ministro degli Esteri e di avere delle risposte direttamente da loro.

Di Maio in una video-conferenza di dieci giorni fa ci ha detto che non vedeva l’ora di incontrarci uno per uno, adesso siamo qua pronti ad incontrarlo, speriamo che voglia farlo.

I punti di vista e le opinioni espressi nell'articolo non necessariamente coincidono con quelli di Sputnik.

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