08:25 29 Ottobre 2020
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La vicenda dei pescherecci italiani sequestrati in Libia sta assumendo una piega preoccupante.

Il primo settembre alcuni mezzi della marineria di Mazara del Vallo e uno di quella di Pozzallo sono stati fermati dalle motovedette libiche. Da allora 18 marinai si trovano in stato di fermo a Bengasi. Niente contatti telefonici con i parenti, le trattative non decollano.

Sono passati già 17 lunghi giorni da quando 18 marittimi italiani sono in stato di fermo in Libia. I pescherecci di Mazara del Vallo e di Pozzallo sono stati sequestrati il primo settembre dai libici, che vorrebbero scambiare i 18 marinai italiani con 4 connazionali reclusi in Italia per reati gravi come trafficanti di essere umani.

“L’Italia non accetta ricatti”, il ministro degli esteri Di Maio ha assicurato ai famigliari dei marittimi siciliani il massimo impegno del governo per risolvere la vicenda, ma le trattative sembrano non andare avanti. Sputnik Italia per fare il punto della situazione ha raggiunto il sindaco di Mazara del Vallo Salvatore Quinci.

— Sindaco Quinci, quali sono le ultime notizie in merito ai pescherecci sequestrati in Libia e alle trattive per far tornare a casa i pescatori italiani?

— La notizia essenziale è che lo stato di salute di tutti i marittimi che oggi si trovano in stato di fermo a Bengasi presso alcuni immobili delle forze non governative, le quali occupano questa parte della Libia, è buono. Lo stato psicologico meno, perché i marittimi si sentono isolati, non viene concesso loro di poter chiamare i propri famigliari. Lo stato dei parenti è di profonda frustrazione, anche la pazienza e la fiducia stanno per esaurirsi. Ora è necessario un segno ben preciso: poter sentire i propri famigliari attraverso chiamate ufficiali oppure un segno che le trattative stanno andando avanti.

Il ministro degli Esteri Di Maio ci ha illustrato che la diplomazia ha già fatto le prime mosse con altri governi influenti in questa aerea, anche le nostre forze di intelligence presenti sul territorio stanno provando ad attivare più canali. Ad oggi però nulla si muove e il senso di frustrazione e la preoccupazione più profonda si stanno facendo sempre più pressanti.

Come amministrazione comunale siamo molto vicini alle famiglie, diamo un supporto anche di tipo psicologico, ma la percezione è che i tempi sono lunghi, è complicato rimanere sereni. La pazienza sta per finire e anche il senso di fiducia per questa trattativa che non riesce a decollare.

— I parenti quindi non sono riusciti ad entrare in contatto con i pescatori?

— No, c’è stata solo una comunicazione avvenuta per canali non ufficiali nella giornata di ieri. È un modo, secondo me, per tenere alta la tensione, non è stata una concessione, ma una mossa strategica. Qui la comunità è molto provata, adesso sta subentrando un po’di rabbia e agitazione.

— Che cosa chiede lei, la sua comunità e le famiglie al governo? Qual è il suo messaggio?

— Occorre fare presto. Bisogna fare arrivare in fretta dei segni ben precisi che la trattativa sta andando avanti. Questo immobilismo, seppure apparente, davvero sta facendo crollare i nervi a tutti, per cui occorre dare un segnale al più presto. Sono passati già 17 giorni da quando i nostri marittimi sono a Bengasi, non è più possibile rimanere in questo silenzio angosciante.

I punti di vista e le opinioni espressi nell'articolo non necessariamente coincidono con quelli di Sputnik.

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