01:35 25 Novembre 2020
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La scuola finalmente è ripartita. Banchi con le rotelle, mascherine obbligatorie, distanziamento in classe, turnazioni di orari… Si è parlato molto nelle ultime settimane degli aspetti logistici della ripartenza, ma nel dibattito pubblico non una parola sullo stato d’animo dei bambini e sull’impatto psicologico della “nuova” scuola.

Niente contatti con gli altri, volti coperti, distanziati l’uno dall’altro. Così riparte la scuola dopo molte polemiche che si sono susseguite negli ultimi tempi. Si riparte in sicurezza, ma senza pensare al disagio psicologico e a quello che vivono i più piccoli seguendo le nuove regole.

I bambini tendono a non parlare direttamente delle proprie emozioni e difficoltà, è qui che diventa fondamentale il ruolo dello psicologo, figura in grado di captare dei possibili traumi o disagi vissuti dai bimbi. La fondazione Soleterre ha lanciato un progetto di sostegno con gli psicologi del Policlinico San Matteo di Pavia. Chiunque può candidare la propria scuola sul sito della fondazione. Sputnik Italia ha raggiunto per un’intervista Damiano Rizzi, psicologo, presidente di Soleterre.

— È ripartita la scuola. Si è parlato molto nelle ultime settimane degli aspetti tecnici, ma nel dibattito pubblico si è dimenticato dei bambini e del loro stato d’animo. Damiano Rizzi, non crede?

— Ci si è concentrati sul mondo esterno dal punto di vista logistico, si è parlato dei banchi e delle mascherine, ma poco si è parlato del mondo interno dei bambini. Per noi è molto importante preoccuparci del mondo interno, perché spesso ci si dimentica che i bambini hanno una mente che funziona in relazione a tutto ciò che succede.

— Quali potrebbero essere gli effetti psicologici causati dal distanziamento, dal non potersi toccare e via dicendo?

— Vi sono diversi studi, uno in particolare svolto dall’ospedale pediatrico Gaslini di Genova che ha dimostrato come circa nel 75% dei casi nei bambini di età inferiore ai sei anni si riscontra lo sviluppo di una sintomatologia simile all’irritabilità, al disturbo oppositivo. Si tratta di reazioni nell’infanzia simili alla sintomatologia delle patologie depressive degli adulti.

Si considera poco il fatto che i bambini hanno una modalità di espressione dei sintomi diversa rispetto a quella degli adulti. Spesso non si riconosce nell’irritabilità un problema più profondo dello stato depressivo. Vale lo stesso discorso per l’ansia.

— Queste patologie psicologiche lasciano segni anche nell’età adulta, giusto?

— Assolutamente sì. È molto importante ascoltare, contenere ed elaborare fin da bambini ciò che sta succedendo. I più piccoli difficilmente parlano direttamente del problema; di solito ci si arriva attraverso una via indiretta, attraverso il gioco, i disegni e altre modalità. I bambini che non hanno la possibilità di consultare un professionista che elabori il vissuto traumatico sono poi bambini con delle difficoltà. I problemi diventano fantasmi e a quel punto non si riesce più a misurarsi con questi traumi.

— Ci potrebbe parlare del vostro progetto a Pavia con il quale portate gli psicologi nelle aule?

— Nonostante il decreto per la ripresa in sicurezza del governo abbia previsto la figura dello psicologo nelle scuole, non sono stati stanziati dei fondi. Senza fondi dal governo è un po’difficile avere gli psicologi a scuola. La fondazione Soleterre ha pagato questa possibilità, stiamo pagando con i nostri fondi, raccolti dai sostenitori, un progetto che prevede aiuti psicologici per 1800 bambini a Pavia e per 200 bambini nell’area di Bergamo, altra aerea gravemente colpita dal Covid. Diamo la possibilità di avere uno psicologo in classe per dare sostegno ai bambini, ai genitori e agli insegnanti e per poter riprendere nel migliore dei modi questo difficilissimo inizio dell’anno scolastico.

— Qual è il ruolo dello psicologo nelle aule, una figura purtroppo non presente in tutte le scuole?

— In generale il ruolo dello psicologo è quello di creare uno sportello di ascolto. Lo psicologo entra nelle classi e parla dei sentimenti, quella che si chiama “educazione emotiva”. È importante saper riconoscere e regolare le nostre emozioni. Molto spesso si dimentica che è importante apprendere come vivere assieme ai propri pari. Per un bambino è fondamentale, spesso i bimbi non riescono a stare con gli altri né a regolare le proprie emozioni. Stare con gli altri comporta per questi bambini una sovreccitazione che non gli permette di sentirsi a proprio agio o una sotto stimolazione, cioè la tendenza a non intervenire, a volte chiamata semplicemente timidezza.

Fino agli anni ’50 si pensava addirittura che i bambini non provassero sofferenza né dolore. Negli ospedali spesso ci si faceva la domanda se fare o meno l’anestesia… Questo dà l’idea di come ci sia poca capacità e attitudine a pensare che i bambini siano essere autonomi con dei propri sentimenti. I bambini hanno semplicemente un modo diverso per esprimersi.

Normalmente lo psicologo nella scuola lavora con il corpo docenti e con i bambini per cercare di intercettare dei problemi che vanno dalla regolazione emotiva al bullismo e ai problemi dell’apprendimento, come la dislessia, la disgrafia e via dicendo.

— Nel periodo post-Covid qual è il peso dello psicologo in aiuto ai bambini?

— Ora c’è il bisogno di lavorare sul passato: molti bambini hanno perso i loro nonni e i loro cari, i genitori di tanti bambini hanno perso il lavoro. Dall’altra parte bisogna lavorare sul presente, su come stanno oggi riprendendo le loro attività, in quali condizioni vivono e quali sono i loro bisogni. Ascoltando i loro bisogni andiamo a lavorare sul futuro per cercare di non lasciarli da soli.

Vi sarà inoltre il problema della quarantena imposta a tutta la classe se un bimbo si ammala, ci saranno bimbi di famiglie in gravi difficoltà economiche che assumeranno comportamenti poco comprensibili per i loro coetanei. Dobbiamo stare al loro fianco.

— Non tutti avranno la possibilità di essere aiutati dagli psicologi. Che cosa possono fare i genitori e gli insegnanti in questo contesto?

— Sul nostro sito altre scuole possono trovare la possibilità di partecipare inviandoci il loro progetto, noi potremmo inviare degli psicologi anche in altri istituti.

Un consiglio generale è quello di essere molto flessibili quest’anno, bisogna cercare di non voler applicare a tutti i costi le regole della vecchia scuola. Non dobbiamo colpevolizzare i bambini se dimenticano qualcosa, o peggio, se si ammalano. Se un bimbo si ammala e tutta la classe va in quarantena bisogna stare attenti a non far sentire in colpa i bambini.

I punti di vista e le opinioni espressi nell'articolo non necessariamente coincidono con quelli di Sputnik.

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