02:26 20 Ottobre 2020
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Torna nell'agenda del governo la continuità territoriale della Sicilia ma spunta l'ipotesi del tunnel, da valutare con una task force. Intanto il piano per il collegamento alla terraferma sparisce tra gli oltre 550 progetti presentati per il Recovery Fund.

"Il ponte di Messina porterà sviluppo e rilancerà nel mondo non solo la Sicilia ma tutta l'Italia". A pensarlo è l'ingegnere Luigi Bosco, già presidente dell'Ordine di Catania ed ex assessore alle Infrastrutture nella giunta regionale di Rosario Crocetta.

Il collegamento terrestre della Sicilia al "continente" inserirebbe l'isola nelle rotte mediterranee, attribuendole un ruolo strategico all'interno dei corridoi europei che congiungono il Mediterraneo a Danzica, spiega a Sputnik Italia l'ingegnere Bosco. Al contempo, aggiunge, funzionerebbe da volano di sviluppo per le altre infrastrutture dell'isola e porterebbe l'alta velocità, per incrementare turismo e esportazioni agricole.

La continuità territoriale della Sicilia è rientrata nell'agenda di governo, ma spunta a sorpresa l'ipotesi di stabilire il collegamento terrestre con un tunnel e il ministro delle Infrastrutture, Paola De Micheli, il 2 settembre annuncia la nascita di una task force "per capire qual è lo strumento migliore per collegare la Sicilia alla Calabria su ferro, su strada e con una pista ciclabile", come si legge sui social.

​L'opera si potrebbe finanziare con i soldi dell'Europa, si ventila, ma proprio lunedi scorso arriva la delusione: tra i 557 progetti presentati per il Recovery Fund, manca proprio il Ponte di Messina.

Sputnik Italia si è rivolta all'ingegnere Bosco per un approfondimento.

— In molti dubitano della possibilità di costruire un Ponte di una campata, con una luce superiore a 3.000 metri sopra una faglia tettonica. Il ponte sullo stretto è un'opera ingegneristicamente realizzabile?

— Il progetto esiste ed è definitivo. Stiamo parlando di un miracolo dell'ingegneria che costituisce un grande passo avanti ma non è un salto nel buio, è un avanzamento costato anni di studio nella galleria del vento, approfondimenti strutturali, miglioramento delle tecnologie. Come si è passati dai 500 metri di altezza dell'edificio più alto del mondo al Burj Khalifa di Dubai che è alto 830 metri, così il ponte di Messina sarà un altro avanzamento, un altro passo in avanti dell'ingegneria.

— E la sismicità?

— La paura che il ponte possa crollare sotto l'azione di un terremoto deriva dalla non conoscenza della materia. Tutti gli ingegneri che si occupano di ingegneria strutturale e di dinamica della struttura sanno benissimo che strutture aventi un alto periodo di vibrazione, come ponti o grattacieli, subiscono pochissimo l'azione dei terremoti.

L'opera è stata progettata per poter resistere ai più violenti terremoti che si possono verificare nell'area. Per quanto riguarda l'allontanamento delle coste sono stati progettati dei giunti in grado di assorbire gli eventuali spostamenti nell'arco dei prossimi 200 anni.

— Intanto è spuntata l'ipotesi di costruire un tunnel. Qual è l'infrastruttura più adatta: il tunnel o il ponte?

— Pensare a un tunnel significa fare un salto all'indietro di una decina d'anni, perché noi oggi abbiamo un progetto definitivo del Ponte, mentre il progetto del tunnel era già stato bocciato nei primi anni 2000. Mentre il ponte non subisce l'effetto del terremoto, il tunnel attraversa la faglia, perché è un'opera a terra, quella che subisce maggiormente il terremoto. Attraversa la stessa faglia dello stretto che ha generato il terremoto del 1908.

Inoltre, un tunnel ferroviario a 260 metri sotto il pelo dell'acqua dovrebbe essere costruito 22-24 chilometri prima, per far passare i treni ad alta velocità che hanno una pendenza del 12 per mille. Questo significa che il tunnel dovrebbe partire da Milazzo e uscire a Bagnara, escludendo Messina e Reggio Calabria, per una lunghezza totale di 50 chilometri di galleria sottoposta all'azione pericolosa di un terremoto, perché attraversa la faglia.

— Partendo da Milazzo però collegherebbe solo una parte della Sicilia?

— Per chi viene da Catania, Siracusa, Ragusa, come anche da Reggio Calabria, sarebbe impossibile innestarsi in una struttura del genere. Anche se io dico che il corridoio europeo, non riguarda Messina e Reggio Calabria, ma il collegamento della Sicilia a Danzica, uno dei corridoi principali da realizzare che sono stati individuati dalla comunità europea. Parlare di tunnel ora, significa fare un salto nel passato, perché si dovrà ricominciare con i sondaggi sottomarini, la progettazione preliminare, definitiva, passaggi che sono già stati superati per il ponte. Si dovrà ricominciare da zero.

— In termini di tempi quali sarebbe la differenza tra le due opere?

— In termini di tempi il tunnel raggiungerebbe lo stesso livello di progettazione in cui ora è il ponte in non meno di cinque anni, quindi quanto meno ci sarebbe un tuffo all'indietro di un quinquennio. Ma dobbiamo anche tener conto che il progetto del tunnel venne già scartato una volta, a favore del ponte.

— E in tempi di realizzazione ci impiega più il ponte o il tunnel?

— Fare una galleria di 50 chilometri che passa sott'acqua non è uno scherzo, secondo me i tempi di realizzazione potrebbero essere equivalenti.

— Per un ponte sospeso ad unica campa sappiamo che possono verificarsi fenomeni di gallopping o flutter che possono pregiudicarne la stabilità. Il nuovo progetto è riuscito a superarli?

— I massimi esperti mondiali dell'azione del vento ne hanno studiato gli effetti nella galleria del vento del Politecnico di Milano e hanno prodotto un sistema, definito Modello Messina, che è stato utilizzato da alcune delle imprese facenti parte del consorzio Eurolink, quello a cui è stata appaltata l'opera, in altre parti del mondo, realizzando ponti che utilizzano questo stesso sistema ad assetto variabile. Il problema del vento è un problema molto comune, ma è stato affrontato e risolto.

— La Sicilia è vista come un territorio molto arretrato per quanto riguarda le infrastrutture. E' pronta ad affrontare la sfida di un ponte?

— Il discorso "prima le infrastrutture interne, poi il ponte" non funziona. Sia il ponte che il rilancio delle infrastrutture regionali dovranno partire assieme, perché il ponte porta sviluppo. Chiaramente c'è da investire tanto in Sicilia, ma con il Recovery Fund qualche progetto di infrastrutture siciliane si potrebbe portare avanti ulteriormente. Il ponte per il momento non è stato incluso, anche se la speranza non è completamente perduta, ma io sono convinto che il ponte sia un motore di sviluppo e porterà lavoro e ricchezza.

I punti di vista e le opinioni espressi nell'articolo non necessariamente coincidono con quelli di Sputnik.

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