23:55 23 Ottobre 2020
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La Liguria dovrebbe avere una maggiore autonomia dallo Stato centrale, come fanno i cantoni svizzeri, che è un modello che potrebbe essere applicato anche a tutto il territorio del Paese, ha detto a Sputnik il candidato alla presidenza della regione per 'Grande Liguria' Giacomo Chiappori.

— Grande Liguria ha – tra gli obiettivi – l’ottenimento da parte della Regione dello statuto speciale, come già avvenuto nel caso di Sicilia, Sardegna, Valle d'Aosta, Friuli-Venezia Giulia e Trentino-Alto Adige. Si tratta di un concetto differente rispetto alle richieste di autonomia di Lombardia e Veneto? In caso affermativo, in che cosa consisterebbero le differenze?

— Sottoporre un’autonomia come hanno fatto il Veneto e la Lombardia è un errore, perché è un’autonomia differenziata, cioè a macchia di leopardo, il Veneto vuole una cosa, la domanda è perché non la deve avere anche la Campania o non la deve avere anche la Liguria? Perché dobbiamo passare attraverso dei referendum per fare quello che è nel DNA della Lega e quello che è nel DNA di Grande Liguria, nel fatto di avere tutte materie in esclusiva e non concorrenti con lo Stato, e lo Stato avere le sue materie che non sono concorrenti con le Regioni, mi spiego: la Svizzera; tante regioni, tanti cantoni, lo stato è uno, unico, ma legifera su determinate cose, tutto il resto diventa di autonomia della Regione, quindi ognuno padrone a casa sua. Le autonomie sono sulla salute, sull’ambiente, sulle infrastrutture.

Il che ti porta ad avere tu i soldini e versare le differenze allo Stato, mentre oggi lo Stato si prende tutto e ti versare le differenze: non funziona. Noi che cosa diciamo oggi: per evitare di non arrivare da nessuna parte, il progetto di Regione a statuto Speciale passa solo attraverso un cambiamento costituzionale in parlamento, votato lì diventa efficace il giorno dopo, non c’è bisogno di referendum, non c’è bisogno di niente. Noi abbiamo la Francia al confine, abbiamo di fronte il Mar Tirreno, che ci porta nel mondo. Abbiamo il diritto di governare la Nostra Liguria.

— Quali sono, secondo Lei, le misure che potrebbero e dovrebbero essere assunte per rilanciare l’economia della Regione, soprattutto adesso, quando le imprese sono colpite dal coronavirus? Lei pianifica di introdurre delle misure di sostegno alle imprese a livello regionale?

— Alla fine di settembre vedremo il massacro delle piccole-medie imprese, che perderanno lavoro, chiuderanno, non ce la faranno a pagare gli affitti, i mutui, perché non hanno lavorato.

Per rimettere in moto l’economia l’idea è spingere nel settore turistico, facendo un minimo di promozione e dicendo proprio: “cominciate a intraprendere, io non vi chiedo niente, ma non vi do niente”. Questo sulle piccole cure. Sulle grandi cure invece bisogna mettere in modo l’edilizia pubblica. Intanto mettiamo a posto le infrastrutture. E’ del tutto evidente che servono i soldi: bisogna avere ben chiaro il quadro del bilancio regionale e capire quelle che sono le priorità, anche in relazione a quello che è un ritorno economico forte alle imprese, agli operai, al lavoro, perché tanto non si può vivere di sussidi.

— Secondo Lei, dovrebbe esserci qualche cambiamento nel sistema della sanità in Liguria? Alcuni critici dicono che le città più piccole non hanno accesso ad un servizio sufficiente e devono fare molta strada per Genova. Quali sono le Sue proposte per lo sviluppo dell'assistenza sanitaria in Liguria, visto che ora questo tema è molto importante?

— Nella mentalità ultima, che si ha in tutti i settori e quindi anche in quello sanitario è di tagliare tutto quello che si può e accorpare o privatizzare, fare grandi centri. E’ del tutto evidente che nel sistema sanitario che vedo io non si possono demolire le cose esistenti, bisogna rafforzare quello che abbiamo, tagliando gli sprechi – n. 1 Alisa – e cercare di arrivare più vicino possibile al cittadino. Dei check-point più vicini alla gente, quindi non si chiudono Pontedecimo, Cairo (Montenotte), il Saint Charles, come La Spezia, che ha un ospedale enorme e non è in funzione.

E’ del tutto evidente che bisognare cambiare una piccola filosofia, che è quella di dire che ci sono i medici che lavorano in ospedale e ci sono i medici che lavorano in proprio. Questa diversificazione che c’è nella teoria e non c’è in pratica è una delle tante conseguenze di una sanità che non funziona. Questo va rivisto. Va rivisto anche il problema dei pronto soccorso intasati perché non abbiamo più i medici di base che controllano la gente. Noi non possiamo permetterci in Liguria di avere la sanità distante dal cittadino. Bisogna rimanere il più possibile vicini ai cittadini, tagliando altre spese e facendo funzionare al meglio quelli che non vogliono funzionare.

I punti di vista e le opinioni espressi nell'articolo non necessariamente coincidono con quelli di Sputnik.

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elezioni regionali, Italia
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