21:24 19 Settembre 2020
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Il 20 e il 21 settembre in Veneto si voterà per rinnovare il Consiglio regionale e per eleggere il presidente che guiderà la Regione per i prossimi 5 anni.

Tra i 9 candidati che si contenderanno la guida della Regione, Luca Zaia, presidente uscente, che in caso di vittoria riceverà il suo terzo mandato, viene dato fortemente favorito nei sondaggi con percentuali decisamente elevate.

Non è previsto il ballottaggio, quindi per vincere sarà sufficiente ottenere un voto in più degli altri candidati.

Luca Zaia, nonostante sia un personaggio di primo piano all’interno della Lega, ha creato una lista che porta il suo nome “Zaia Presidente”: competizione con il suo stesso partito, o mossa strategica per intercettare maggiormente il voto dei veneti?

Stefano Valdegamberi
© Foto : fornita da Stefano Valdegamberi
Stefano Valdegamberi
Il consigliere regionale uscente Stefano Valdegamberi, ora nel collegio elettorale di Verona proprio nella lista “Zaia Presidente”, pronto ad un nuovo mandato nel prossimo Consiglio regionale qualora, come ampiamente prevedibile, Zaia possa essere riconfermato presidente della Regione Veneto, ha spiegato a Sputnik Italia le ragioni di questa mossa politica e le priorità che verranno trattate in caso di governo.

— Stefano quali sono le motivazioni della tua candidatura nella lista “Zaia Presidente”?

— La continuità con l’esperienza precedente. Sono stato eletto con Zaia anche nella scorsa tornata elettorale. Io, tra l’altro, rappresento un elettorato che va oltre la Lega, raccolgo consensi anche in altri ambiti da elettori non propriamente leghisti. Per tal ragione ritengo che la lista “Zaia” sia il luogo più opportuno per la mia candidatura. Sono candidato per il collegio di Verona e provincia. Mi piace stare con la gente, non mi piace stare sul piedistallo. Ho decenni di esperienza politica alle spalle. Guardo verso l’alto solo verso gli obiettivi, ma il mio sguardo è sempre rivolto ai cittadini e ai loro bisogni. Io sono sempre col mio popolo!

Mossa strategica della lista “Zaia”

— Per chiarire: “Lega” e lista “Zaia” sono due liste separate o vanno insieme?

— No! Non sono separate. Tutti i candidati della lista “Zaia” sono iscritti alla Lega. Non c’è contrapposizione, sono un’unica squadra, in altre parole: una porta il nome del presidente con l’ambizione di raccogliere consensi anche oltre l’elettorato leghista e l’altra è propriamente leghista. Luca Zaia è della Lega. È un governatore leghista.

— Perché questa strategia?

— È un modo per raccogliere il consenso non solo legato al partito Lega, ma anche allargato intorno all’immagine di un governatore come Zaia, una figura cardine nel Veneto. Oggi in Veneto ci sono tanti mondi che non sono rappresentati né dalla Lega, né da nessun partito, ma si sentono comunque rappresentati da un presidente come Zaia.

Priorità in caso di vittoria della lista “Zaia”

— In caso di vittoria della lista “Zaia Presidente” quali saranno le istanze prioritarie del nuovo Consiglio regionale?

— Noi abbiamo un programma già avviato con la legislatura precedente; la battaglia principale è quella per l’autonomia. Noi vogliamo gestirci le materie di competenza regionale, magari anche qualcuna di competenza nazionale, come la scuola, per esempio, evitando le figuracce per la disorganizzazione e le deficienze che vediamo in questi giorni. L’autonomia della regione è stata votata da 2 milioni e trecentomila veneti (referendum consultivo del 22 ottobre 2017 ndr.), Roma deve assolutamente dare una risposta, non può continuare a stare zitta. I veneti sono stanchi. Il governo nazionale deve tener presente che qui, in Veneto, non è il presidente Zaia, non è la Giunta regionale, non è il consigliere Valdegamberi, ma c’è un popolo che ha chiesto di autogovernarsi; questo è anche previsto dalla nostra costituzione e abbiamo il diritto di realizzarlo.

Un secondo punto tra le nostre priorità: non abbiamo mai applicato addizionali regionali, siamo la regione che tassa meno in Italia e che riesce a dare dei buoni servizi, di qualità e di ottimo livello, soprattutto in ambito socio-sanitario in rapporto anche alle regioni vicine. Se noi dovessimo applicare le stesse tasse che applicano le altre regioni raccoglieremmo circa un miliardo in più di tasse all’anno. Sono risorse e soldi a cui noi abbiamo rinunciato e che abbiamo preferito lasciare nelle tasche dei veneti. Questo non è poco: minori tasse, ma comunque qualità dei servizi. Oltre a ciò, sempre da un punto di vista fiscale, non siamo più disposti ad accettare che i nostri soldi vengano sperperati in giro per l’Italia. Esigiamo che le altre regioni e lo stato si adeguino alle nostre istanze altrimenti non posso immaginare quale sarà la reazione del Veneto. I veneti sono buoni e pazienti, ma la pazienza non è infinita.

Per ciò che riguarda altri programmi: noi lavoriamo per la semplificazione. Personalmente ho già pronto un paio di disegni legge, che depositerò subito dopo le elezioni, perché voglio semplificare tutte le procedure. Noi vogliamo lavorare ma siamo imbrigliati dalla burocrazia. In Veneto, vorrei basare tutto sull’autocertificazione dove i cittadini e i professionisti saranno i diretti responsabili, senza dover più attendere tempi biblici per una qualsiasi autorizzazione. Bisogna sbloccare i cantieri, lavorare, riqualificare.. certamente in direzione del rispetto ambientale, senza però trovare alibi per bloccare investimenti in grado di portare le nostre imprese a competere a livello internazionale. Dobbiamo ricordare che la ricchezza viene prodotta dall’impresa, le istituzioni pubbliche hanno il compito di ridistribuirla, però prima bisogna produrla. Quindi, attenzione massima, soprattutto in questo momento dopo il lockdown, nel supportare le nostre imprese venete affinché siano competitive sul mercato, che sottolineo, oggi è internazionale. Questa per me è una priorità. La semplificazione, tra l’altro, è una riforma a costo zero che ci permette di lavorare, diminuire i costi, favorire l’intermodalità nel trasporto delle merci, la logistica, i trasporti. L’obiettivo è raggiungere nel modo più veloce e più economico le destinazioni sui mercati internazionali. 

— Durante il lockdown la Regione Veneto ha applicato delle sue modalità nell’affrontare l’emergenza sanitaria, che poi si sono rivelate vincenti. I risultati sono sotto gli occhi di tutti. Se ce ne fosse bisogno ripeterete queste esperienze?

— In quel momento abbiamo deciso di ragionare un po’ “alla veneta”, siamo stati inadempienti alle disposizioni dell’Organizzazione Mondiale della Sanità e del Ministero della Sanità, secondo le quali non avremmo dovuto fare indagini sugli asintomatici. Decisioni, le nostre, coraggiose, ma che però alla fine si sono rivelate vincenti. Ecco: noi abbiamo agito secondo il buon senso, la logica, il classico buon senso del “padre di famiglia” che contraddistingue i veneti, anche rischiando personalmente nel momento che non abbiamo seguito le linee guida nazionali. Questo però ci ha permesso di salvare il Veneto. Ora, possiamo dire che le cose sono andate abbastanza bene nonostante le inefficienze nazionali che hanno portato alla centralizzazione degli appalti per la fornitura, ad esempio, delle mascherine e di altri presidi. Anche in questo caso abbiamo agito noi direttamente assumendoci le nostre responsabilità, riuscendo a fornire quanto prima ciò di cui avevamo bisogno senza l’aiuto dello stato. Su ventiquattro milioni di mascherine di cui il Veneto aveva bisogno, solo tre milioni sono state fornite da Roma, ventun milioni ce le siamo procurate noi. Se aspettavamo gli aiuti da Roma non so come sarebbe andata a finire! Poi alla sera, alla televisione, si vedeva qualche ministro che diceva che bisognava togliere il potere ad alcune regioni perché incapaci, quando invece buona parte dei problemi ce li ha creati lo stato con la sua inefficienza. Davanti a questi dati, ben venga quindi la nostra autonomia! La Lombardia, invece, ha seguito le direttive statali e abbiamo visto quanti problemi ha avuto.

I punti di vista e le opinioni espressi nell'articolo non necessariamente coincidono con quelli di Sputnik.

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