03:09 24 Ottobre 2020
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Il governo israeliano ha sostanzialmente fatto naufragare la politica sanitaria.

Il piano “semaforo”, elaborato dagli epidemiologi, è stato rigettato dai politici nel pieno della seconda ondata di coronavirus per via delle pressioni esercitate dagli ultraortodossi che si sono aspramente contrapposti alle misure di confinamento che prevedevano la chiusura delle sinagoghe proprio in prossimità nel capodanno ebraico.

Di conseguenza, la diffusione del coronavirus nel Paese sta cominciando a uscire fuori dal controllo del Ministero della Salute e delle relative autorità, in particolare nelle aree a prevalenza araba e ortodossa. Nonostante siano state accolte le richieste delle comunità e dei partiti ortodossi, Netanyahu ha cominciato a perdere consensi. La pace con gli Emirati non gli è servita a migliorare la situazione.

Gli esperti hanno spiegato a Sputnik perché la politica di Netanyahu si sia comunque rivelata inefficace, perché sono stati ascoltati più gli ultraortodossi degli altri cittadini e perché Binyamin Gantz appaia impotente nonostante sia il principale contendente alla carica di primo ministro.

Il fiasco di Netanyahu nella lotta al covid

Il 30 agosto i membri della commissione ministeriale israeliana per la lotta al coronavirus hanno approvato il piano epidemiologico, denominato “semaforo”. Secondo il piano, il Paese avrebbe dovuto essere suddiviso in 250 aree municipali a ognuna delle quali il Ministero della Salute avrebbe assegnato ogni 14 giorni un colore rappresentante il grado di rischio a seconda delle statistiche di diffusione del contagio. Le regioni “rosse”, quelle più pericolose, avrebbero dovuto essere sottoposte a confinamento. In tal modo, la commissione sperava di mantenere la situazione sotto controllo nel Paese senza però imporre una quarantena forzata a tutta la popolazione. Si prevedeva un’applicazione di questo modello in tutto il Paese a partire dal 7 settembre.

Il Ministero della Salute ha stilato un elenco delle prime zone rosse da isolare che si sono rivelate quelle esclusivamente arabe e ultraortodosse. Gli ortodossi non hanno gradito l’eventualità di isolarsi e si sono opposti alla quarantena.

Il motivo di questa reazione sono state le imminenti festività ebraiche: il Rosh haShana (capodanno ebraico) e le due settimane di festa che seguono il capodanno e che terminano con lo Yom Kippur. Nel caso in cui fossero stati isolati quartieri e sinagoghe durante le festività, i partiti ortodossi minacciavano di togliere il sostegno a Likud e al primo ministro Netanyahu. Questo avrebbe messo a repentaglio la coalizione governativa.

Il giorno prima della sua entrata in vigore il governo ha modificato il piano: nelle zone rosse a partire dall’8 settembre è stato introdotto soltanto un coprifuoco notturno. E questo nemmeno per tutti. Le zone a prevalenza araba stanno reagendo alle misure di confinamento in maniera relativamente tranquilla nonostante i casi sui generis di alcuni matrimoni arabi. Gli ultraortodossi, invece, si sono sentiti particolarmente toccati interpretando queste misure come una privazione dei loro diritti. Continuano, infatti, a non voler osservare le misure di confinamento.

Nel frattempo, Israele la scorsa settimana si è posizionato al primo posto nel mondo per crescita di contagi da coronavirus: stando ai dati del Ministero della Salute, nei giorni scorsi sono stati registrati 3499 nuovi casi di contagio. I ritmi di crescita per un Paese con una popolazione di circa 10 milioni di abitanti sono molto gravi. E a preoccupare maggiormente sono proprio le festività delle prossime 2-3 settimane (il Rosh haShana cade quest’anno il 18 settembre) durante le quali potrebbe verificarsi un’impennata dei contagi.

La popolazione laica israeliana non approva per niente la situazione: si è già cominciato a parlare della possibilità di estendere le misure di confinamento all’intero territorio statale, anche durante le festività qualora i ritmi di crescita non scendessero. Cala la fiducia riposta nelle misure adottate dal governo per contrastare la diffusione della pandemia e calano anche i già esigui consensi in favore di Netanyahu.

Si sperava che la sottoscrizione dell’accordo con gli UAE avrebbe tramutato l’ira nei suoi confronti in benevolenza: invece, un numero ancora eccessivo di problemi irrisolti non ha permesso alla politica estera di nascondere sotto il tappeto gli errori della politica interna.

Secondo Muhammad Hassan Kanaan, ex deputato della Knesset con Lista araba unita, gli israeliani medi sono molto scontenti per le misure adottate: l’indulgenza dimostrata dal governo nei confronti di qualsivoglia richiesta avanzata dagli ortodossi non fa che minare la fiducia riposta nel lavoro di governo, Knesset e Netanyahu stesso.

“I sondaggi di opinione hanno dimostrato che il primo ministro non sta riuscendo a contrastare la pandemia. Proprio questo ha provocato un significativo calo dei suoi consensi: anche il numero di seggi di Likud alla Knesset si potrebbe ridurre da 41 a 31, secondo i risultati di questi sondaggi. Questo è sintomo del fatto che la popolazione israeliana non è soddisfatta dell’operato di governo nella lotta al coronavirus così come della gentile indulgenza nei confronti degli ultraortodossi”, ha affermato.

Concorde con questa posizione è il politologo israeliano Eli Nisan il quale sostiene che un’impennata dei contagi da coronavirus rischia di rendere inevitabile la quarantena per l’intero Paese già durante il capodanno se il governo continuerà ad adottare misure parziali.

Inoltre, ha sottolineato: “Netanyahu ha reagito alle pressioni dei partiti ultraortodossi in maniera diversa rispetto a quanto previsto. Pertanto, è stato introdotto un coprifuoco notturno e tra l’altro questo soltanto in 40 centri abitati. Solamente ai quartieri più religiosi non sono piaciute nemmeno queste condizioni. I contagi a Israele stanno di nuovo crescendo: il rischio di dover imporre la quarantena per capodanno è più elevato che mai. La popolazione non si fida né del governo né dell’operato del primo ministro, poiché tutti capiscono che le mezze misure non sono affatto efficaci”.

Ultimatum politico e sociale

Mano a mano che la situazione sanitaria peggiora e che si inasprisce il dibattito in merito all’eventuale quarantena totale, lo scontento si tramuta in minacce di ultimatum sia da parte dei politici sia dei comuni cittadini.

Tra i politici il primo a manifestare il proprio malcontento è stato Avigdor Lieberman, il leader del partito Israel Beitenu. Lieberman ha esortato i cittadini a ignorare apertamente le misure di contrasto al virus introdotte dal governo “in quanto questo era già stato concesso agli ortodossi”. Le frasi del leader del partito di ultradestra hanno dato origine a un acceso dibattito: ad opporsi a Lieberman è stato Aryeh Deri, uno dei più influenti rappresentanti in politica della comunità ebraica ultraortodossa, nonché ministro degli Interni.

“Non ascoltate Lieberman, non rischiate la vostra vita e quella dei vostri cari. Il coronavirus non fa distinzione tra laici, religiosi e ultraortodossi. Siamo tutti tenuti ad attenerci alle indicazioni”, ha scritto su Twitter.

A loro volta, gli abitanti delle città israeliane minacciano di rispondere con “manifestazioni di disobbedienza civile” qualora il governo introduca comunque la quarantena totale durante le festività. Il primo ad esprimere apertamente questa posizione è stato Avraham Rubinstein, sindaco di Bnei Brak. Concordi sul punto sono anche i sindaci di Tel Aviv, di Taibe (a prevalenza araba) e di molti altri centri abitati del Paese. Gli israeliani, dunque, promettono di mobilitarsi in massa per protestare contro eventuali misure adottate dal governo.

Dove sei finito, Benni?

Alla luce di quanto sta accadendo, è impossibile non chiedersi per quale motivo Benni Gantz, contendente alla carica di primo ministro e ministro della Difesa in carica, non stia reagendo in alcun modo. Negli ultimi giorni di aspri scontri in merito alle misure di confinamento e ai tentativi di governo di destreggiarsi tra i laici e gli ultrareligiosi si sono espresse forse tutte le figure preminenti della politica israeliana, eccetto lui. Perché?

Eli Nisan ritiene che il silenzio di Gantz e del suo partito Blu e bianco sia effettivamente la misura migliore da adottare perché gli consente di sfruttare il grande calo di consensi di Likud e Netanyahu a suo favore.

“Gantz sta sfruttando la situazione. Dopotutto capisce benissimo che peggio va a Likud e Netanyahu, maggiori sono le possibilità per Blu e bianco di farcela a livello politico. Anche se è in coalizione con Netanyahu, ha cominciato a criticarlo apertamente. Sta anche tentando di distanziarsi dagli errori politici del primo ministro in carica: nello specifico, dalle manovre poco riuscite finalizzate a limitare la diffusione del contagio. In fin dei conti, anche Gantz ha i suoi interessi personali: se prendesse ora il posto di Netanyahu, alle prossime elezioni gli israeliani potrebbero non perdonarglielo”, spiega.

Con questa posizione è d’accordo anche Dmitry Maryasis, direttore del Dipartimento di studi su Israele e le comunità ebraiche presso l’Istituto di orientalistica dell’Accademia nazionale russa delle scienze. Secondo Maryasis, Gantz starebbe offrendo a Netanyahu solo la possibilità di commettere più errori possibile.

“Probabilmente sta serbando il silenzio anche a fronte di condizioni e accordi stipulati con Likud e Netanyahu: in una coalizione questo non è certo da escludere. Ma mi pare piuttosto che Gantz stia dando al premier in carica la possibilità di commettere più errori possibile. A quel punto Blu e bianco e Gantz nello specifico riusciranno più facilmente a guadagnare consensi tra gli israeliani, mentre Likud, nel caso in cui la politica di Netanyahu si rivelasse del tutto fallimentare, diventerebbe inviso alla popolazione”, osserva.
La situazione peggiora

Stando ai dati del Ministero israeliano della Salute, al 10 settembre sono stati registrati 3951 nuovi casi di contagio da coronavirus in un giorno. Di conseguenza, il numero di contagiati sta salendo molto rapidamente. Gli epidemiologi locali non hanno ragione di fare previsioni positive per le prossime 2-3 settimane. Il Ministero della Salute parla già della necessità di introdurre una quarantena su tutto il territorio nazionale, nonostante le imminenti festività autunnali.

Il brusco peggioramento della situazione ha già trovato risposta nel governo: l’8 settembre sono stati messi in quarantena Ronni Gamzu (direttore della commissione di contrasto alla diffusione del coronavirus e autore del piano “semaforo”), Yuli-Yoel Edelstein (ministro della Salute) e il viceministro Yoav Kish. Il 10 settembre è stato posto in quarantena anche Avigdor Lieberman, leader del partito Israel Beitenu, lo stesso che esortava a ignorare le misure di contrasto al virus. Lo scontento per l’operato di governo cresce di ora in ora.

I punti di vista e le opinioni espressi nell'articolo non necessariamente coincidono con quelli di Sputnik.

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