02:55 24 Ottobre 2020
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Prima della pandemia, lavorare dentro le mura domestiche era un’eccezione.

Secondo Eurostat, nel 2019 il 5,4% degli occupati nell'Unione europea di età compresa tra 15 e 64 anni lavorava abitualmente da casa. Questa quota è rimasta costante intorno al 5% nell'ultimo decennio.

Dopo il primo Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri italiano dello scorso 23 febbraio 2020 per contrastare l'epidemia di Coronavirus il numero dei lavoratori agili in Italia è raddoppiato superando il milione. Si tratta di un trend in continua crescita. E adesso è arrivato il momento in cui tutti, lavoratori e manager, si trovano a dover fare un bilancio su come e quanto questa situazione abbia cambiato il modo di lavorare e di relazionarsi e di decidere, aiutati anche dalle istituzioni, che tipo di lavoratori e datori essere.

Claudia Pellegrini
© Foto : Fornita da Copernico
Claudia Pellegrini

Quali sono i vantaggi e svantaggi del lavoro agile? Lo smart working diventerà davvero la nuova normalità del lavoro e non l’eccezione? Per parlarne Sputnik Italia ha raggiunto Claudia Pellegrini, Head of Human Resources di Copernico - una rete di luoghi di lavoro, uffici flessibili e servizi che favoriscono lo smart working.

— Dott.ssa Pellegrini, il Decreto agosto proroga la disciplina sul lavoro agile. Come difenderebbe i principali vantaggi e svantaggi di questa forma flessibile di organizzazione del rapporto di lavoro subordinato che utilizza le nuove tecnologie? A Suo avviso, quale dev’essere il vero obiettivo dello smart working?

— Il tema dello smart working non è mai stato così attuale: il lockdown imposto dalla pandemia del Covid-19 ha stravolto in pochi mesi le nostre vite, costringendo - almeno la maggior parte di noi - a lavorare da casa facendoci abituare ad un nuovo contesto quotidiano. Si è tanto detto in questi mesi su questa modalità di lavoro, di positivo e di negativo. L’aspetto su cui tutti concordano è che quello svolto negli scorsi mesi non può essere definito, nella maggioranza dei casi, un vero e proprio smart working: è più una forma di lavoro da remoto. È però grazie a questa condizione forzata che si è capito che lavorare al di fuori del proprio ufficio può essere non solo fattibile, ma anche produttivo per l’azienda e gratificante per il lavoratore. Oltre a questo, un aspetto da guardare con positività è la semplificazione delle norme di accesso allo smart working – quello vero – che sembra essere una di quelle risorse di cui alcune aziende usufruiranno in futuro.

Per poter valutare vantaggi e vantaggi dello smart working, dobbiamo prima capire bene in cosa consiste. Per lavoro agile – o smart working – si intende un nuovo modo di concepire il rapporto di lavoro tra lavoratore e datore, basato su valori quali la fiducia, apportando un cambio culturale e allontanandoci dalla politica del controllo, e sulla valutazione delle performance lavorative in base a metriche di analisi definite di comune accordo tra azienda e dipendente.

L’utilizzo della tecnologia è un elemento fondamentale di abilitazione allo smart working perché permette l’applicazione del concetto di flessibilità di spazio e tempo, agevolando una miglior gestione della vita privata e della vita lavorativa. La tecnologia porta con sé anche uno degli svantaggi dello smart working legato alla continua connessione. Per questo diventa fondamentale a monte definire delle regole da seguire per non creare condizioni lavorative difficoltose.

— Secondo il famoso sociologo De Masi, pioniere e visionario, che è stato il primo in Italia a credere nel telelavoro, lavorare da remoto è una grande opportunità per il Paese che inevitabilmente aumenterà la produttività. Condivide questo parere? Cosa dicono gli studi a questo proposito?

— Qui bisogna fare attenzione alla distinzione tra telelavoro e smart working. Lavorare da remoto è una condizione comune a entrambi. Ma è bene chiarire che il lavoro da remoto legato al telelavoro semplicemente permette di lavorare da casa con gli stessi orari e strumenti che si hanno in ufficio. Il lavoro da remoto in smart working è una nuova modalità che permette invece di lavorare in un clima di fiducia reciproca, ovunque si voglia, conciliando meglio vita professionale e vita personale, vincolando l’attività lavorativa al raggiungimento di risultati prefissati. Entrambe le condizioni possono essere favorevoli per il Paese anche se il telelavoro, per come può essere stato inteso in una situazione di emergenza come quella che stiamo vivendo, può avere degli svantaggi legati a: overworking o eccesso di lavoro, ambienti non adatti a un’attività lavorativa protratta nel tempo, strumenti non all’altezza, scarsa regolamentazione.

Lo smart working, se ben fatto, integra ad un lavoro da remoto regolato da norme precise, fatto con i giusti strumenti e nei giusti tempi e in ambienti adatti allo scopo, anche e soprattutto una nuova mentalità che vede al centro le persone e il loro benessere come leva di crescita della produttività, della circolazione di idee, dell’innovazione. Questa, sì, è una grande opportunità per il Paese. Si pensi che tutti gli studi sullo smart working (compreso l’ultimo Osservatorio della School of Management Politecnico di Milano) rilevano che i lavoratori che lo praticano sono in media più soddisfatti e "coinvolti" rispetto agli altri dipendenti. Proprio nell’ultimo Osservatorio del Polimi, si legge che il 76% degli smart worker è soddisfatto del proprio lavoro, contro il 55% degli altri dipendenti. Uno su tre è pienamente coinvolto nella realtà in cui opera, rispetto al 21% di chi lavora in modalità tradizionale. Esiste anche una fetta di mercato, soprattutto tra i giovani in cerca di lavoro, che tra le prerogative del nuovo posto di lavoro cercano aziende che praticano lo smart working.

— Quando si parla di smart working uno dei rischi lamentati più frequentemente è quello del burnout: lavorare troppo, essere sempre connessi, non staccare mai. Nella attuale legislazione c’è qualche clausola che riguarda il diritto alla disconnessione?

— Al di là della legislazione italiana che risulta molto generica a riguardo e in assenza di una contrattazione collettiva specifica, al momento questo aspetto viene lasciato alle discrezionalità delle parti. Credo quindi che sia necessario provare a trovare sempre il giusto equilibrio tra vita professionale e vita privata, anche se non è semplice darsi un ritmo che non è più quello scandito dalla classica giornata lavorativa in ufficio.

Lo smart working è un patto che si stabilisce, con delle regole chiare, tra datore di lavoro e dipendente che, sulla base di concetti di fiducia e senso di responsabilità, porta avanti il proprio lavoro perseguendo gli obiettivi prestabiliti organizzando al meglio la propria giornata lavorativa da un altro luogo che non sia l’ufficio tradizionale. Bisogna quindi imparare ad organizzarsi, facendo delle pause che sono legittime e disconnettendosi quando lo si ritiene corretto. Solo ricaricando le pile, si potrà fare bene il proprio lavoro!

— Lo smart working senz’altro richiede il cambio della mentalità - alcune persone soffrono, perché gli manca il contatto umano, le pause caffè, le chiacchiere con i colleghi. A Suo avviso, lo smart working dovrà rimanere sempre una scelta individuale del lavoratore o un bel giorno potrebbe anche diventare un obbligo?

— Lo smart working, in una condizione normale e non di pandemia, non è inteso come un semplice lavorare dalla propria abitazione, da soli e non è una scelta libera del lavoratore o un’imposizione dell’azienda. Inoltre, anche se questa condizione forzata ha obbligato le persone a lavorare da casa, l’ambiente domestico abbiamo visto non può sostituire completamente un ufficio o uno spazio di coworking. Spesso per ragioni tecnologiche, per ragioni ergonomiche e di benessere fisico, ma soprattutto per la mancanza del fattore umano. Per questo, personalmente non credo che possa diventare un obbligo.
Anzi, la scelta migliore e che molte aziende stanno mettendo in atto è quella di alternare giorni di lavoro da remoto a giorni di lavoro in ufficio – meglio ancora se in uno spazio attrezzato per lo smart working e per il coworking, adatto a ospitare i lavoratori in maniera flessibile e sicura anche in una situazione come quella post-Covid. Gli uffici sono infatti spazi relazionali dove si costruiscono comunità, sono luoghi di incontri, opportunità e scambi di idee, sono acceleratori di relazioni e sono quindi necessari alla vita lavorativa e al benessere del singolo – ovviamente sempre nel rispetto delle dovute precauzioni igienico-sanitarie.

— Cosa succederà con la scadenza del divieto di licenziare? I lavoratori coinvolti nello smart working sono sotto il rischio oppure lavoro agile potrebbe al contrario creare nuovi posti di lavoro, come sostengono alcuni esperti? 

— Purtroppo, la pandemia da Covid-19 ha messo in difficoltà tantissime aziende che in questi mesi stanno andando avanti tutelando quanto più possibile i propri lavoratori magari anche ricorrendo in taluni casi agli ammortizzatori sociali. Mi piace pensare in maniera positiva e mi auguro che si possa trovare un’alternativa ai licenziamenti. Senza dubbio, avere parte della popolazione aziendale in modalità smart working anche per 1 o 2 giorni a settimana potrà portare le aziende a risparmiare su altri fronti come gli spazi uffici cercando a volte anche delle soluzioni più flessibili in un'ottica di abbattimento dei costi fissi come possono essere gli uffici serviti o i coworking.

— La Pubblica Amministrazione si sta organizzando con un Piano organizzativo del lavoro agile (POLA) da presentare entro il 31 gennaio 2021, per consentire ad almeno il 60% dei dipendenti di beneficiarne, mentre le grandi imprese private stanno lavorando automaticamente per prorogare lo smart working fino alle fine dell’anno. Questo vuol dire che sarà impossibile tornare indietro, a come si lavorava prima del lockdown?

— Difficilmente si tornerà a lavorare come si faceva prima del lockdown, perché questa emergenza ha accelerato un cambiamento che era già in atto ed era inevitabile: quello appunto verso il lavoro agile, che è il futuro e la naturale evoluzione delle nostre abitudini lavorative. Come accennato, ciò non significa lavorare da casa tutti i giorni, ma abbracciare una mentalità del lavoro che non sia più ancorata a vecchi schemi, spesso inefficaci, come quelli del timbro del cartellino. Ovviamente questo cambiamento presenta delle sfide e chiede alle imprese di ogni settore pubblico e privato di aggiornarsi al nuovo mercato: adottando soluzioni tecnologiche per la sicurezza dei dati informatici, assumendo nuove figure lavorative che siano al passo con il cambiamento in atto, offrendo maggiori tutele ai dipendenti. Come sempre nei momenti di transizione, chi resta immobile rischia di perdere un’occasione importante.

  • Copernico Isola for S32
    Copernico Isola for S32
    © Foto : Fornita da Copernico
  • ClubHouse Brera di Copernico a Milano
    ClubHouse Brera di Copernico a Milano
    © Foto : Gabriele Zanon/Fornita da Copernico
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    Spazio per il coworking
    © Foto : Gabriele Zanon/Fornita da Copernico
  • Due ragazze al lavoro
    Due ragazze al lavoro
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