14:16 27 Ottobre 2020
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La devastante esplosione presso il porto di Beirut (61)
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Si è appena conclusa la missione di “solidarietà e di pace” di Giuseppe Conte in Libano nell'ambito della quale il premier italiano ha visitato i luoghi delle esplosioni del 4 agosto.

La missione ha sottolineato la vicinanza dell’Italia al Libano e riaffermato il ruolo italiano a favore della stabilizzazione del Paese e di tutta la regione con uno sguardo alla nuova geopolitica che sta prendendo corpo nel Mediterraneo. 

"Il legame tra l’Italia e il Libano si è ravvivato ancora di più in questo momento di emergenza. L'Italia è stata subito in prima linea e continuerà ad esserlo per rispondere a questa fase di emergenza e anche a quella ancora più complessa della prima ricostruzione. Il Libano ha diritto a un futuro di pace e prosperità ma ha anche il dovere di costruire al più presto questo percorso. Il Libano può contare sull'Italia e sul ruolo che svolgerà in Ue e nel contesto internazionale per realizzare questo risultato. L’Italia darà un forte sostegno alla stabilità e alla crescita socio-economica del Libano", ha riferito Conte ai giornalisti in una conferenza stampa dopo il bilaterale con il presidente libanese Michel Aoun.

Quanto pesa l’Italia in Libano e che ruolo vuole svolgere? Il premier Conte è riuscito a riprendere in mano il dossier Libano? Come reagirà alle mosse italiane Parigi che, nonostante il passato coloniale, fa di tutto per difendere e allargare i suoi interessi nel Mediterraneo? Per parlarne Sputnik Italia ha raggiunto Filippo Romeo, Analista of Vision & Global Trends.

— Filippo, come valuteresti i risultati della visita ufficiale di Giuseppe Conte a Beirut dal punto di vista della difesa degli interessi italiani nel Medio Oriente?

— La visita del Presidente Conte, a circa un mese dalla violenta esplosione che ha colpito la capitale, e preceduta da quelle del ministro della Difesa Lorenzo Guerini e della viceministra degli Esteri Emanuela Del Re, oltre a confermare la vicinanza e il sostegno espresso al popolo libanese duramente colpito dalla recente tragedia, certamente riafferma il ruolo dell’Italia in Libano e consolida lo storico rapporto di amicizia che intercorre tra i due Paesi.

È bene ricordare che l’Italia sin dagli anni ’80, con le operazioni Libano 1 e Libano 2 sta giocando un ruolo da protagonista nelle missioni di pace. Nel 2006, con l’Operazione Leonte, ha consolidato il suo ruolo nell’ambito UNIFIL assumendone la guida. I militari italiani, per via della loro alta professionalità e preparazione a muoversi in teatri ad alta intensità come quello libanese, si sono distinti per la capacità, tutta italiana, di intessere relazioni con la popolazione civile. Tale elemento, che va ad incrementare i rapporti di fiducia, oltre ad agevolare il lavoro di intelligence offre un'immagine del tutto positiva dell’Italia. Dal 2015 è, inoltre, attiva la Missione Militare Bilaterale Italiana in Libano (MIBIL) atta a sviluppare attività di assistenza militare in favore delle Forze Armate e delle Forze di Sicurezza locali e a creare un rapporto di cooperazione da consolidare nel tempo. 

In occasione dell’esplosione, l’Italia è stata tra i primi Paesi ad inviare aiuti, personale specializzato per far fronte all’emergenza, nonché ad impegnarsi per la realizzazione di un ospedale da campo costruito nel quartiere sciita Dahiyeh, considerato come la roccaforte degli Hezbollah.

​Pertanto, a fronte dei forti legami che intercorrono tra i due Paesi credo che l’azione intrapresa dall’Italia e la visita del Presidente non possa che valutarsi in maniera positiva, da intendere come un’azione che si innesta nella tradizione italiana ovvero quella di ritagliarsi un proprio ruolo procedendo attraverso il dialogo e la cooperazione.

— L’Italia è il secondo partner commerciale del Libano, il primo a livello europeo, con un ruolo di leadership in alcuni settori-chiave come idrocarburi, i prodotti chimici e materiali da costruzione. Nel Paese in particolare sono presenti le aziende italiane dall’Eni, Ansaldo, Fincantieri e la e la filiera delle imprese di infrastrutture e costruzioni. A tuo avviso, nell'ambito della sua missione, Conte è riuscito a sfruttare l'occasione per gettare le basi di una futura maggiore presenza del sistema industriale italiano in Libano?

— Non vi è dubbio che tra gli obiettivi dell’Italia vi sia quello di partecipare anche alla ricostruzione del Paese incentivando la presenza del Made in Italy. In questo è senz'altro favorita dal rapporto di cooperazione allo sviluppo intessuto nel corso degli anni e che ha permesso un forte radicamento italiano sia nei vari territori che in ambito commerciale dove la presenza italiana è attiva in tutti gli ambiti e settori. Vi è inoltre da aggiungere un ulteriore importante elemento ormai di dominio comune nel mondo del business: la predilezione dei popoli del vicino oriente di “fare affari” con gli italiani con cui, probabilmente, ritrovano similitudini. Tale fattore ha giocato sino ad ora, e certamente continuerà a giocare, a vantaggio dell’Italia.

Pertanto, considerata anche la presenza di colossi come Eni, Ansaldo e Fincantieri, è chiaro che l’azione messa in campo dall’Italia, di cui la visita di Conte ne rappresenta un tangibile segnale, con molta probabilità incentiverà i nostri affari, rafforzando la presenza italiana nel Paese.

— Il Libano oggi è un Paese strategico nello scacchiere geopolitico alla ricerca di un nuovo equilibrio interno che rappresenta il punto di equilibrio tra tutti i grandi nodi da sciogliere del Medio Oriente. Non è sorprendente che sia l’Italia che la Francia vogliono giocare a tutto campo. Il presidente francese Macron, che, come Conte, dispiega i suoi interessi sia politici che economici, in un solo mese ha fatto già due visite a Beirut e ha proposto un “nuovo patto politico” in Libano. Secondo te, Francia e Italia sono i partner che vogliono contribuire alla rinascita del Paese, o i rivali per eccellenza nell’area?

— La vicenda libanese si inserisce all'interno di un infuocato contesto mediterraneo, nel quale si stanno disputando numerose sfide e in cui il protagonismo francese, al fine di affermare la propria grandeur, confligge con gli interessi italiani. 

Le conseguenze della devastante esplosione presso il porto di Beirut
© Sputnik . Valery Melnikov
I rapporti che intercorrono tra Francia e Libano godono di una certa solidità determinata anche dal fatto che il Libano è stato protettorato della Francia e il 45% della popolazione parla la lingua francese, con tutte le implicazioni che ne derivano anche sotto il profilo culturale. Pertanto, risulta evidente, e anche del tutto comprensibile, che Macron tenti di sfruttare la situazione a suo favore. Significativa, a tal riguardo, risulta la nomina, a poche ore dall'arrivo in Libano del Presidente francese, del primo Ministro libanese Mustapha Adib che nel suo curriculum vanta, oltre alla carica di ambasciatore in Germania, anche un periodo di studi in Francia. Un segnale indicativo che potrebbe far supporre una certa vicinanza tra la nuova classe dirigente Libanese e quella Francese.

Sia per l’Italia che per la Francia il Libano è di fondamentale importanza per il suo posizionamento nel Mediterraneo Orientale. L’Italia come abbiamo visto, attraverso la missione UNIFIL e i rapporti di cooperazione economica, gioca un ruolo dirimente nell’area.  È chiaro che ciò non viene visto di buon occhio dalla Francia.

— C'è, a tuo avviso, il rischio concreto che la Francia “si prende” il Libano? Parigi potrà tagliare Roma da questo “gioco” oppure il soft power dell'Italia (gli aiuti umanitari piuttosto che militari) aiuterà comunque a svolgerla un suo ruolo nell’area? 

— Credo che i rapporti sviluppati nel corso degli anni aiuteranno l’Italia e le sue aziende a mantenere le posizioni acquisite. Auspico che gli errori commessi nel passato in altri territori di conflitto, possano rivelarsi degli ottimi insegnamenti per il futuro.

I punti di vista e le opinioni espressi nell'articolo non necessariamente coincidono con quelli di Sputnik.

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La devastante esplosione presso il porto di Beirut (61)
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