17:56 30 Settembre 2020
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Cihat Yaycı è conosciuto per la dottrina “Blue Homeland”. Cos’è Blue Homeland?

— Dal momento che la Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare (UNCLOS) dà sovranità limitata ai vari Paesi in base al principio della Zona economica esclusiva, in che modo la Turchia riuscirà a rendere funzionale questa dottrina?

— La Convenzione UNCLOS del 1982 riconosce diritti limitati ai Paesi costieri in merito alle ZEE in contrasto con le acque territoriali, ma di fatto la ZEE afferisce all’area marittima di un Paese costiero sulla quale detto Paese dispone dei diritti sovrani di utilizzo, tutela e svolgimento di ricerche marine su risorse naturali e su beni di valenza geografica, geologica e biologica. Una ZEE, inoltre, include anche le coste, il fondale marino, il sottosuolo compresi all’interno della data piattaforma continentale. Pertanto, una ZEE può anche essere considerata come facente parte della terraferma continentale. Alla luce di questo, la Turchia risulta proprietaria di tutte le risorse che si trovano all’interno della propria ZEE. Diamo per scontata la possibilità di sfruttare le nostre giurisdizioni marittime nell’alveo dell’autorità riconosciuta dalla Convenzione del 1982, dal diritto consuetudinario e dai principi del diritto internazionale del mare e saremo sempre pronti a tutelare i nostri diritti. Blue Homeland è una dottrina specifica degli Stati peninsulari. La Turchia presenta 8.333 chilometri di costa lungo l’Anatolia e la Rumelia e dispone di circa 462.000 chilometri quadrati di giurisdizione marittima nel Mediterraneo orientale, nell’Egeo, nel Mar di Marmara e nel Mar Nero.

Anzitutto, la ZEE dichiarata nel Mar Nero, la piattaforma continentale nell’Egeo, le coste adiacenti a Libia, Egitto, Libano e Israele nel Mediterraneo orientale sono state incluse nella Blue Homeland, come è possibile osservare nell’area in azzurro nella cartina qui sotto.

Blue Homeland
Blue Homeland

L’estensione naturale è il fattore cruciale per identificare i limiti di una piattaforma continentale. Il mar Egeo è un caso particolare perché vi è una moltitudine di isole e isolotti ed è un mare semi-chiuso. Nell’Egeo la delimitazione della piattaforma continentale è disciplinata dal Trattato di Losanna, come si vede nell’immagine di seguito.

La delimitazione della piattaforma continentale è disciplinata dal Trattato di Losanna
La delimitazione della piattaforma continentale è disciplinata dal Trattato di Losanna

La Turchia ha individuato il punto più occidentale dell’area di giurisdizione marittima nel Mediterraneo orientale nell’ambito dell’Accordo marittimo Turchia-Libia del 2019 (cfr. cartina di seguito).

Il punto più occidentale dell’area di giurisdizione marittima nel Mediterraneo orientale nell’ambito dell’Accordo marittimo Turchia-Libia del 2019
Il punto più occidentale dell’area di giurisdizione marittima nel Mediterraneo orientale nell’ambito dell’Accordo marittimo Turchia-Libia del 2019

Pertanto, come diciamo sempre, la Turchia non deve rinunciare e non rinuncerà né a un territorio nazionale né a parte delle sue acque territoriali. Una delle misure fondamentali per rendere applicabile Blue Homeland è stata adottata il 27 novembre 2019 con il Memorandum d’intesa tra la Repubblica di Turchia e il Governo di unità nazionale libico sulla delimitazione delle aree di giurisdizione marittima nel Mediterraneo orientale e dobbiamo portare avanti questi accordi bilaterali marittimi con gli altri Paesi confinanti, ossia Egitto, Israele, Libano e Siria. Questa regione che spesso chiamano la Blue Homeland è la ZEE della Turchia. Dunque, non facciamo altro che tutelare i diritti e gli interessi turchi in merito alla ZEE della Turchia sulla base del diritto vigente a livello internazionale e in maniera pacifica.

— Perché la Turchia ha aspettato a prendere posizione nel Mediterraneo orientale? Quali istituzioni si sono opposte a queste iniziative?

— Nel corso degli anni la Turchia è stata aperta al dialogo in merito alle aree marittime con i Paesi della regione. La Turchia si è rifiutata di prendere decisioni su questo tema in via uni o bilaterale. Ricordo la dichiarazione unilaterale di ZEE dell’Amministrazione greco-cipriota di Cipro meridionale (GCASC) e i successivi accordi bilaterali con Libano, Israele ed Egitto, la decisione della Turchia di agire per difendere i propri diritti e interessi nell’alveo del diritto internazionale dopo essere venuta a sapere dei tentativi di decisioni unilaterali della Grecia su questo tema. A tal proposito, la Turchia ha sottoscritto accordi di delimitazione marittima con la Repubblica turca di Cipro del Nord (TRNC) nel 2011 e con la Libia nel 2019. La Turchia sta seguendo la politica dettata dal governo su questo tema. Per quanto ne so, non vi è alcuna opposizione da nessuna istituzione od organizzazione.

— Finora la Turchia, basandosi su legittime motivazioni politiche, non ha firmato la Convenzione sul diritto del mare anche per via delle richieste provenienti dalla Grecia. Di recente, però, abbiamo visto Ankara rifarsi più volte al diritto internazionale. A quale diritto internazionale si riferisce allora?

— Non aver firmato l’accordo non impedisce alla Turchia di parlarne. Tanto più che le previsioni contrattuali sono diventate parte del diritto consuetudinario. Le disposizioni a cui la Turchia continua ad opporsi all’interno dell’accordo sono evidenti. La Turchia si è opposta in maniera consistente a queste disposizioni, ma non ha altro in contrario. La Grecia però sta cambiando le disposizioni di questo accordo agendo come se non avesse Paesi vicini e l’accordo che sta violando ne è la riprova. La Turchia fa esclusivo riferimento alla Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare (UNCLOS) e alle decisioni assunte dalla Corte internazionale di Giustizia e dalla Corte internazionale di Arbitrato. La Turchia ha preso parte attiva nei lavori preparatori all’accordo ma ha espresso un voto contrario alla Convenzione del 1982 per via dell’articolo 3 che disciplina l’estensione delle acque territoriali, dell’articolo 33 che regola la zona contigua e dell’articolo 121 in merito alle isole. Altre ragioni per cui la Turchia non ha firmato la convenzione sono le disposizioni in merito ai mari chiusi e semi-chiusi e la “Delimitazione della ZEE e della Piattaforma continentale tra Stati con coste opposte e adiacenti” di cui agli artt. 74 e 83 che contengono decisioni vincolanti e prassi di necessaria applicazione. Tuttavia, poiché al momento circondata dall’acqua sui suoi tre lati, la Turchia non aderisce alla Convenzione così come gli USA e Israele, ma è consapevole dell’importanza delle nuove linee guida nell’ambito del diritto del mare introdotte dalla Convenzione. Ad ogni modo, la Turchia adotta alcune prassi della UNCLOS 1982 divenute parte del diritto consuetudinario e esercita diritti e poteri derivanti dalla Convenzione, nonché sfrutta le decisioni assunte dalle Corti internazionali di Giustizia e Arbitrato.

— A Suo avviso la Turchia dovrebbe dichiarare una ZEE nel Mediterraneo orientale il prima possibile. Ma dato che la UNCLOS raccomanda che si stringano accordi tra i Paesi coinvolti prima di dichiarare una ZEE per evitare conflitti di interesse, cosa dovrebbe fare la Turchia?

— La UNCLOS del 1982 raccomanda ai Paesi aderenti che le parti eventualmente coinvolte risolvano le proprie criticità di giurisdizione marittima in merito alla distanza tra due Stati con coste adiacenti a meno di 400 miglia nautiche mediante il dialogo diplomatico e la sottoscrizione di accordi bilaterali. Tuttavia, non vi è alcuna direttiva secondo la quale una ZEE non possa essere dichiarata in via unilaterale. Ai sensi dell’art. 75 della UNCLOS del 1982, lo Stato costiero è tenuto a pubblicare una cartina della ZEE dichiarata o l’elenco delle sue coordinate geografiche e inviarne una copia al segretario generale dell’ONU.

Nel 2004 la GCASC ha dichiarato in via unilaterale alle Nazioni Unite una propria ZEE che si estende fino a 200 miglia nautiche. Mediante la cartina sotto riportata, l’Amministrazione greco-cipriota di Cipro meridionale ha dichiarato la propria ZEE all’ONU. Dunque, è illogico pensare che la Turchia rimanga a guardare mentre la Grecia si appropria della maggior parte del Mediterraneo orientale.

Nel 2004 la GCASC ha dichiarato in via unilaterale alle Nazioni Unite una propria ZEE che si estende fino a 200 miglia nautiche.
Nel 2004 la GCASC ha dichiarato in via unilaterale alle Nazioni Unite una propria ZEE che si estende fino a 200 miglia nautiche.

Diversi Paesi nel mondo hanno dichiarato una propria ZEE. Nel Mediterraneo sono state presentate le seguenti dichiarazioni:

  • La Siria il 19 novembre 2003 mediante una legge ha dichiarato una ZEE di 200 miglia nautiche,
  • La Libia il 27 maggio 2009 mediante una legge approvata dal Congresso generale del popolo libico ne ha dichiarata una da 200 miglia nautiche,
  • Il Libano il 17 agosto 2010 ha approvato una legge in merito alla prospezione petrolifera e gasiera. Inoltre, il 19 ottobre 2010 il Rappresentante permanente del Libano alle Nazioni Unite ha presentato una dichiarazione di delimitazione di area di giurisdizione marittima al segretario generale dell’ONU in linea con l’accordo ZEE tra GCASC e Libano firmato il 17 gennaio 2007 il quale indicava come punti più a sud della zona “l’area meridionale della linea mediana occidentale Libano-Cipro” e “la linea mediana meridionale Libano-Palestina”.

A tal proposito, per tutelare i propri diritti e interessi la Turchia dovrebbe dichiarare la propria ZEE nel Mediterraneo orientale il prima possibile come se avesse stipulato accordi con Libano, Israele ed Egitto come evidenziato nella cartina sottostante.

La propria ZEE della Turchia nel Mediterraneo orientale
La propria ZEE della Turchia nel Mediterraneo orientale

— La Grecia, dunque, non è un interlocutore della Turchia nella risoluzione di criticità nei mari Egeo e Mediterraneo, inclusa la condivisione di aree di giurisdizione marittima?

— La Grecia forma un confine in acque territoriali tracciando una linea retta tra le isole di Creta e Rodi e individua la ZEE facendo riferimento su questa linea come se non ci fosse mare tra le isole. Di conseguenza, questo non può essere accettabile per la Turchia perché non tutela i suoi diritti e interessi marittimi. Inoltre, va contro il diritto internazionale del mare e costituisce una violazione di legge. La Grecia non è il nostro primo interlocutore nel Mediterraneo orientale. Non vi sono problemi fra di noi in merito al Mediterraneo orientale. È solo che la Grecia ricava profitto da una zona marittima che spetterebbe a noi. La Grecia comunque non è il nostro interlocutore nel Mediterraneo orientale in merito alla condivisione di giurisdizioni marittime. Tuttavia, siamo in grado di negoziare con la Grecia nel caso di eventuali momenti di attrito nel mar Egeo. Devono essere passate al vaglio tutte le violazioni di legge in capo alla Grecia. Si dovrebbe ripristinare l’equilibrio stabilito dal Trattato di Losanna. Si ricordi che la Grecia ha violato l’articolo che disciplina la regola delle 3 miglia di acque territoriali del Trattato.

— Nessuno nel mondo prende sul serio la posizione espansionistica della Grecia sull’isola di Castelrosso. Persino l’Egitto non l’ha accettata. Non pensa che forse la Turchia stia prendendo la situazione un po’ troppo sul serio?

— Come ha giustamente riferito, l’Egitto non ha accettato la posizione della Grecia che estende la ZEE o la piattaforma continentale fino all’isola di Castelrosso. La Grecia ha negato. Individuare l’isola di Castelrosso come isola greca sul lato opposto della linea mediana significa usurpare circa 50.000 chilometri quadrati di area di giurisdizione marittima turca.

Inoltre, le isole greche di fronte al Mediterraneo orientale presentano una costa di 167 chilometri ed è illegittimo richiedere l’approvazione di un’area di giurisdizione marittima di fronte alla costa anatolica di 1870 chilometri. Proprio dietro all’isola di Castelrosso c’è una ZEE che ignora totalmente le coste anatoliche. Dunque, sostenere che la ZEE greca si estenda su Castelrosso e su altre isole non è in linea con le disposizioni di diritto internazionale. La Turchia tutela sempre i propri diritti e interessi alla luce di tali iniziative illegittime.

Oltre a ciò, anche se pare che l’UE non stia prendendo sul serio la questione dell’isola di Castelrosso, alcune istituzioni continuano a utilizzare la mappa di Siviglia del 2003. La Turchia ha tutelato i propri diritti e interessi il 22 luglio quando si è verificata l’escalation di tensione legata al NAVTEX. Sebbene le attività di prospezione geologica della nave Oruc Reis fossero svolte all’interno della zona del NAVTEX della Turchia, la Grecia ha contrastato tali attività e ha invitato l’UE a comminare sanzioni contro la Turchia.

La Grecia sta chiedendo che l’area marittima di Castelrosso sia tre volte più grande della sua area continentale. Nei casi di Gran Bretagna, Francia e Spagna, isole che si trovano in posizione opposta rispetto alla linea mediana non sono accettata e non rientrano nemmeno in una ZEE. Tuttavia, le accuse mosse alla Turchia in merito a Castelrosso vengono comunque prese in considerazione. E non è che la Turchia abbia le allucinazioni. Potete vederlo benissimo nelle cartine che utilizza l’UE qui sotto. O l’UE o la Grecia hanno risposto al NAVTEX turco.

La cartina dell'UE
La cartina dell'UE

È parte della mappa di Siviglia che prima assicurava la presenza di una giurisdizione marittima all’isola di Castelrosso sul confine della ZEE di Cipro. La Turchia è stata criticata dalla Commissione europea per tutta una serie di studi condotti dalla Turchia nelle aree appartenenti alla Grecia e a Cipro del Sud. Così, se la Turchia tacesse in merito alle accuse illegittime della Grecia, quest’ultima avrebbe la strada spianata per concretizzare le proprie mire. Chi raccomanda alla Turchia di tacere su questo tema vuole vedere la Turchia paralizzata.

Anzitutto, le istituzioni europee che utilizzano questa mappa applicano correttivi nei loro documenti come indicato di seguito.

Le correttivi dell'UE
Le correttivi dell'UE
Le correttivi dell'UE
Le correttivi dell'UE

— La Turchia ha inviato l’ultimo NAVTEX nel luogo sbagliato?

— Nel 2011 e 2012 la Turchia ha inviato NAVTEX a 28 gradi di longitudine est alla Turkish Petroleum Corporation (TPAO). Non vi è alcun errore in questo.

— Riportare i problemi esistenti nel Mediterraneo nell’alveo delle disposizioni di legge non danneggia forse le legittime posizioni politiche turche in merito alla piattaforma continentale e all’autorità esercitabile sulle giurisdizioni internazionali? Mi riferisco in particolar modo alla Grecia.

— La Turchia è uno Stato costituzionale. La Turchia ha fondato tutte le sue azioni su decisioni assunte dalle Corti internazionali di Giustizia e di Arbitrato. La Turchia persegue i propri diritti e interessi nell’alveo del diritto internazionale. La decisione assunta dalla Turchia di sfruttare il diritto internazionale e di firmare accordi ha maldisposto i suoi nemici. Ma è del tutto assurdo criticare la Turchia perché si rifà al diritto internazionale. È completamente sbagliato e non può esserci una risposta corretta a una domanda sbagliata.

— Mentre le aree della Turchia collidono con gli interessi dell’Amministrazione greco-cipriota, la Brexit ha riportato all’ordine del giorno le basi britanniche dislocate sulle isole del Mediterraneo. Dal momento che le basi costituiscono territorio sovrano, potrebbero rivendicare di proposito la piattaforma continentale e le aree marittime connesse. Vi saranno problemi in futuro con le aree dichiarate dalla Turchia?

— Il Regno Unito dispone delle basi militari sovrane Akrotiri e Dhekelia che, in base al diritto internazionale, sono considerate territori sovrani del Regno Unito: una è dislocata a Limisso e l’altra a Larnaca sull’isola di Cipro. Dunque, se il Regno Unito rivendicasse la giurisdizione marittima attorno alle basi, l’interlocutore diretto sarebbe l’Amministrazione greca di Cipro meridionale e non la Turchia. Questo caso non è fonte di preoccupazione per la Turchia. Per ironia della sorte, i greco-ciprioti avranno problemi con l’isola di Castelrosso.

— È possibile operare in una regione in cui più di un attore è coinvolto senza rappresentare una multinazionale del settore energia? I costi attuali della trivellazione in acque profonde, che sono effettivamente molto elevati, sono forse oltre le possibilità degli Stati?

— La presenza di più attori nella regione non costituisce un ostacolo per la tutela dei diritti e degli interessi turchi ai sensi del diritto internazionale. La Turchia in questo momento ha una grande opportunità poiché dispone di 3 navi di prospezione geologica (una di esse è la Piri Reis e appartiene all’Università Eylül) e 3 navi da trivellazione. Queste imbarcazioni garantiscono l’indipendenza della Turchia. Tuttavia, le relative istituzioni governative turche hanno facoltà di rendere più efficienti queste attività di prospezione geologica collaborando con società del settore energetico.

I punti di vista e le opinioni espressi nell'articolo non necessariamente coincidono con quelli di Sputnik.

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