03:28 24 Ottobre 2020
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Dopo l'episodio dell'attacco immotivato al carabiniere del 22 agosto scorso, il presidente di Trento Maurizio Fugatti ha firmato l’ordinanza che dispone la cattura e il conseguente trasferimento permanente presso il recinto del Casteller degli esemplari di orso bruno avvistati nei giorni scorsi presso i centri abitati di Andalo e Dimaro Folgarida.

Il personale del Corpo forestale trentino è dunque autorizzato a procedere, pur non essendo ancora possibile attribuire un’identità agli esemplari segnalati dai sindaci dei suddetti Comuni, dato che il comportamento confidente manifestato dagli orsi che si sono addentrati nei due paesi costituisce di per sé un grave e immediato rischio per la pubblica sicurezza e per l'incolumità delle persone che vivono o trascorrono le ferie in quelle zone.

“La Provincia Autonoma di Trento non ha un piano né una strategia per gestire la presenza degli orsi in Trentino, e reagisce solo ai fatti eclatanti decretando la segregazione degli animali”, lancia l’accusa l’associazione animalista Oipa Italia (Organizzazione Internazionale Protezione Animali). Sputnik Italia ha raggiunto per un approfondimento in merito l'Avv. Claudia Taccani, Responsabile dello Sportello legale dell’Oipa.

— Avv. Taccani, come l’Oipa ha reagito all’ordinanza del Presidente della Provincia autonoma di Treno Maurizio Fugatti che prevede “la cattura e la cattività per qualsiasi orso che si dovesse solo avvicinare ai centri abitati”?

— OIPA Italia procederà con ricorso davanti al TAR (Tribunale Amministrativo Regionale) di Trento per ottenere l'annullamento dell'ordinanza emessa previa sospensione degli effetti della medesima.

​— E cosa pensate invece della decisione di aumentare degli spazi di reclusione degli orsi? Il Trentino rischia di diventare un centro di detenzione per orsi?

— OIPA Italia è assolutamente contraria alla cattura di animali che vivono in libertà. Il PACOBACE – Piano d'azione interregionale per la conservazione dell'orso bruno sulle Alpi Centro Orientali- disciplina al relativo capitolo 3 criteri e procedure d'azione nei confronti degli orsi “problematici” prevedendo la messa in pratica di azioni di controllo come, per esempio, intensificazione del monitoraggio, informazione alla popolazione o, ancora, tra le azioni più energiche, cattura ma a scopo di spostamento. La cattura permanente o l’abbattimento sono azioni estreme alle quali OIPA ovviamente si oppone fermamente.

— Se guardiamo a questo caso dal punto di vista legale, quali normative, secondo voi, sono state violate?  

— Il panorama giuridico europeo offre una forte tutela all’Orso Bruno (Ursus Arctors) tramite la Convenzione di Berna 1979 (rat. Con L. 503/81) e Direttiva Comunitaria Habitat 92/43 CEE. È un quadro normativo che ha diversi obiettivi in termini di salvaguardia delle biodiversità, mediante la ricreazione degli habitat di flora e fauna. In particolare, con la Direttiva Habitat l’orso bruno assume lo status di “specie di interesse comunitario che richiede una protezione rigorosa” (Allegato IV - dir. 92/43/CEE). Il che comporta che l’art. 12, par. 1 di detta normativa prevede che “Gli Stati membri adottano i provvedimenti necessari atti ad istituire un regime di rigorosa tutela delle specie animali di cui all'allegato IV, lettera a), nella loro area di ripartizione naturale, con il divieto di: a) qualsiasi forma di cattura o uccisione deliberata di esemplari di tali specie nell'ambiente naturale.

La Direttiva Habitat inoltre introduce anche un regime derogatorio al suddetto divieto all’art. 16 : “a condizione che non esista un’altra soluzione valida e che la deroga non pregiudichi il mantenimento, in uno stato di conservazione soddisfacente, delle popolazioni della specie interessata nella sua area di ripartizione naturale” e “a) per proteggere la fauna e la flora selvatiche e conservare gli habitat naturali; b) per prevenire gravi danni, segnatamente alle colture, all'allevamento, ai boschi, al patrimonio ittico e alle acque e ad altre forme di proprietà; c) nell'interesse della sanità e della sicurezza pubblica o per altri motivi imperativi di rilevante interesse pubblico, inclusi motivi di natura sociale o economica, e motivi tali da comportare conseguenze positive di primaria importanza per l'ambiente; d) per finalità didattiche e di ricerca, di ripopolamento e di reintroduzione di tali specie e per operazioni di riproduzione necessarie a tal fine, compresa la riproduzione artificiale delle piante; e) per consentire, in condizioni rigorosamente controllate, su base selettiva ed in misura limitata, la cattura o la detenzione di un numero limitato di taluni esemplari delle specie di cui all'allegato IV, specificato dalle autorità nazionali competenti.”

La direttiva Habitat è stata recepita a livello nazionale tramite il D.P.R. 357/97 che oltre a confermare lo status dell’orso bruno nelle specie rigorosamente protette ha introdotto obblighi generali di tutela delle popolazioni e dei loro habitat che devono essere mantenuti in uno status di conservazione soddisfacente (D.P.R. 357/97 art. 1 comma 1). Lo stesso D.P.R.  ha introdotto un obbligo, per le regioni e province autonome, di monitorare lo stato di conservazione delle specie tramite le linee guida del Ministero dell'Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare in contatto con l’ISPRA (D.P.R. art. 7 comma 1 e 2). il D.P.R. 357/97, poi presenta un regime derogatorio al sistema protezionistico riservato all’orso bruno che riprende i medesimi divieti sanciti dalla Direttiva Europea.

Sempre nel quadro nazionale assume rilievo la Legge quadro sull’attività venatoria (Legge 11 febbraio 1992, n. 157) la quale inserisce all’art 2 l’Orso bruno tra le specie particolarmente protette.

Infine, in caso di violazione della normativa speciale non è da escludere l'applicazione delle disposizioni di cui al Codice Penale att. 544 bis e 544 ter ossia delitto di uccisione e di maltrattamento di animali.

— In molti Paesi del mondo ci sono grandi parchi abitati da orsi che non hanno mai creato i problemi. Perché, a Suo avviso, il Trentino non può o non vuole seguire il loro esempio?  

— Sicuramente un buon etologo potrebbe dare una risposta migliore della mia ma posso dire che OIPA Italia da tempo “suggerisce” alla Provincia Autonoma di Trento di applicare e programmare misure idonee alla tutela dell'orso Bruno e della relativa convivenza con l'uomo anziché procedere con catture e abbattimenti.

— E in Italia c'è qualche regione che è riuscita a gestire in maniera efficace i plantigradi nel suo territorio?

— Anche qui un etologo può dare risposte più competenti e interessanti della mia, ma mi viene in mente l’Abruzzo anche se il plantigrado ospitato è l’orso bruno marsicano, differente da quello presente in Trentino. All'estero vi sono comunque realtà che dimostrano la possibile corretta gestione e convivenza con l’orso.

— Quali sono le vostre controproposte? Come agire per tutelare i cosiddetti animali “da reddito”?

— Anche su questo punto OIPA è disponibile a partecipare ad un eventuale tavolo tecnico con un proprio consulente esperto in materia, al fine di proporre e programmare misure idonee, di prevenzione e dissuasione, efficaci per prevenire eventuali attacchi al patrimonio zootecnico.

Fermo quanto premesso, da una nostra prima valutazione della questione possiamo affermare che la Provincia Autonoma di Trento, per il tramite degli enti di competenza, dovrebbe informare e formare la popolazione locale alla messa in pratica di misure di prevenzione.

Interessanti sono degli studi riportati nel Carnivore Damage Prevention, CDP News, n. 12 “Prevenzione dei danni da orso”, dei quali si riporta qui di seguito, sinteticamente, alcuni spunti utili.

Il Progetto Life Dinalp Bear, è un progetto finalizzato a promuovere la tolleranza nei confronti dell'orso attraverso la mitigazione del conflitto e lo sviluppo di un approccio gestionale a livello di popolazione, sottolinea la necessità di attuare misure di prevenzione per la tutela della popolazione e per evitare l’abituazione degli orsi alla presenza umana.

Le recinzioni elettrificate sono una delle più importanti misure di protezione comunemente utilizzate per la protezione del bestiame e di altre proprietà umane (Kavcic et al., 2013).  Sempre dal dettagliato dossier emerge che dalle esperienze maturate in Slovenia, la semplice distribuzione di recinti elettrici non è sufficiente a prevenire danni al bestiame. Nel Progetto LIFE SLOWOLF, è dimostrato che la presenza regolare di impulsi elettrici di almeno 5 kV ed una corretta manutenzione delle recinzioni sono cruciali per una prevenzione del danno. Senza una appropriata manutenzione delle recinzioni i danni possono continuare a verificarsi.

La promozione dei cani da guardiania (livestock guarding dogs, LGD, linee riproduttive presenti in Slovenia e in Italia nella Provincia Autonoma di Trento), è un altro metodo di prevenzione adottato dal progetto LIFE SLOWOLF (universalmente riconosciuto che l’utilizzo dei cani da guardia possa concorrere alla prevenzione di attacchi da animali selvatici), ritenuto efficiente per la protezione del danno I cani vengono allevati insieme al bestiame assicurando che si crei un legame con gli animali domestici fin dalla nascita dei cuccioli. Anche in questo caso, è necessario procedere con una sinergia interdisciplinare per rendere pure questo metodo efficace: come emerge dal documento del Life Dinalp Bear, non basta “utilizzare” cani da guardia in maniera arbitraria e non supportata da conoscenze specifiche del settore: a questo proposito, gli esperti devono fornire agli allevatori un supporto continuo; il corretto addestramento dei cani da guardia deve essere regolarmente controllato e gli allevatori devono ricevere consigli appropriati tali da garantire una soddisfacente educazione del cane. Conclude il dossier citato, “uno degli aspetti cruciali del Progetto Life Dinalp Bear e di altre analoghe azioni di conservazione, è quello di lavorare attivamente con gli allevatori. Inoltre è fondamentale dotarli di adeguati strumenti di protezione e trasmettere le corrette informazioni per garantire un uso efficiente di tali strumenti e, di conseguenza, favorire il successo del progetto.

— Se le vostre idee non verranno prese in considerazione, pensate di rivolgervi al tribunale?

— In realtà abbiamo agito già nelle opportune sedi legali e procederemo ancora in caso di necessità. Nel 2017 abbiamo depositato una denuncia\querela per l'abbattimento dell'orsa “KJ2” che ha comportato l'apertura di un procedimento penale così pure abbiamo depositato al TAR di Trento diversi ricorsi contro le ordinanze da noi ritenute illegittime.

I punti di vista e le opinioni espressi nell'articolo non necessariamente coincidono con quelli di Sputnik.

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