01:46 18 Gennaio 2021
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La Sicilia nelle ultime settimane è in conflitto con il governo centrale di Roma poiché l'isola sta affrontando un numero crescente di casi di COVID-19, molti dei quali provengono dai migranti in arrivo e dai centri di accoglienza sovraffollati.

Il 23 agosto il governatore della Sicilia Nello Musumeci, accusando Roma di inerzia, ha emesso un decreto per chiudere hotspot e centri di accoglienza per migranti, in quanto non potevano garantire condizioni adeguate per proteggere le persone dalla contaminazione da virus, e anche per bloccare ulteriori arrivi, transiti o soggiorni di migranti in Sicilia.

Le strutture mediche della Sicilia stanno affrontando gli attuali casi di COVID-19 sull'isola, un terzo dei quali proviene da migranti, e sono preparate per la possibile seconda ondata del virus, ha detto a Sputnik in un'intervista il commissario regionale per la sanità Ruggero Razza.

— Qual è l'aumento giornaliero dei casi di COVID-19 in Sicilia nelle ultime settimane? Qual è il numero confermato ad oggi?

— Attualmente ci sono circa 1100 persone contagiate. Tuttavia è un dato e soprattutto un trend che non devono far preoccupare più di tanto, soprattutto se confrontato con quello di altre regioni del Paese anche meno popolose della nostra. 

Va detto, infatti, che la Sicilia è stata – ed è ancora – una delle mete preferite dell'estate 2020: l'hanno scelta migliaia di visitatori, per i quali abbiamo predisposto da subito dei protocolli sanitari dedicati. Anche alla luce di questo progressivo aumento di persone sul territorio regionale, i numeri dei contagiati, per larghissima parte asintomatici, sono relativamente contenuti, ma ovviamente non possono essere sottovalutati.

— Quanti casi di COVID-19 in Sicilia provengono da migranti?

— Incidono per circa un terzo, anche se va fatto un ragionamento a parte. Ciascuno dei contagiati presenti sul territorio siciliano viene conteggiato e considerato in carico al Servizio sanitario regionale che, lo ricordo, deve assicurare la prevenzione a tutta la comunità ed offrire ogni servizio necessario a chi diventa un paziente. E' così anche per gli altri stranieri. Tuttavia questo dato, decisamente significativo,  va ad aggregarsi con quello degli altri cittadini risultati positivi in Sicilia, non tenendo conto di una condizione di assoluta eccezionalità.

— Quanto sono pericolosi i casi di COVID-19 da migranti per l'isola? I migranti positivi al virus si rivolgono alle strutture sanitarie o cercano piuttosto di nascondersi o di scappare, diffondendo così ulteriormente il virus?

— Succede un po' di tutto, come raccontano le cronache locali e nazionali. Come Le dicevo, la Regione Siciliana, spesso superandosi nelle proprie competenze specifiche in materia di immigrazione,  si è fatta carico di garantire ogni servizio utile. Pensi che ad oggi abbiamo effettuato sui cittadini migranti oltre 12mila test per individuare la positività al Covid-19. C'è poi il tema delle fughe dai centri di quarantena, particolarmente avvertito dalla popolazione locale: è un problema che abbiamo segnalato immediatamente al Governo centrale, ma come è noto gli interventi (come l'aumento delle navi quarantena) sono stati piuttosto tardivi.

— Quanto sono preparate le strutture sanitarie siciliane per il crescente numero di casi di COVID-19?

— La ringrazio per la domanda perché il susseguirsi di notizie non sempre precise, spesso ingenera tra i cittadini paure e incomprensioni. Va chiarito che al momento registriamo, tra i positivi, un ricorso all'ospedalizzazione decisamente modesto ed un utilizzo dei ricoveri in terapia intensiva ancora più basso. La Sicilia si è fatta trovare pronta nei momenti più critici della pandemia, tant'è che abbiamo offerto letti e posti di rianimazione a pazienti provenienti da altre regioni o addirittura da altri Stati. Ed è pronta ad affrontare anche un nuova eventuale ondata. E' chiaro che nessuno vuole auspicare una condizione del genere, ma abbiamo un piano in grado di assicurare assistenza ospedaliera in caso di un'impennata nella richiesta di ricoveri.

— Il sistema sanitario e le relative infrastrutture in Sicilia ricevono abbastanza sostegno dal governo centrale? Ci sono abbastanza ventilatori polmonari, mascherine e disinfettanti?

— Il piano recepisce in toto le disposizioni ministeriali, quindi si opera nel pieno della leale collaborazione istituzionaale. Quanto alle scorte di dpi, credo che l'esempio della Sicilia durante i mesi difficili della fase acuta di questa pandemia abbia fatto scuola. Allora, come si ricorderà, quando tutto il mondo cercava dispositivi di protezione individuale e macchinari per le terapie intensive,  la Regione è riuscita ad assicurarsi una propria importante commessa in grado di soddisfare la richiesta delle aziende sanitarie impegnate in prima linea. Quelle apparecchiature sono rimaste nella disponibilità dei medici siciliani, così come non registriamo difficoltà nel reperimento di mascherine e altri dpi. 

— I centri di accoglienza per migranti sono riusciti ad attuare le disposizioni anti-COVID dopo il provvedimento del Presidente Musumeci del 22 agosto scorso? Com'è la situazione rispetto alle misure anti-COVID nel centro di accoglienza di Lampedusa?

— E' il grande tema. Il presidente Musumeci lo ha denunciato con forza e le reazioni sono note a tutti. Le condizioni in cui versano queste strutture dello Stato, quasi sempre sovraffollate, sono decisamente non idonee ad ospitare persone soprattutto nel pieno di una pandemia. Nell'hotspot di Lampedusa abbiamo constatato, avendolo visitato personalmente, carenze gravissime con una esposizione al contagio particolarmente elevata che non riguarda i soli migranti, ma anche il personale (come ad esempio gli agenti di polizia, uno dei quali è risultato positivo) che opera all'interno. Meno grave, ma comunque decisamente lontana dagli standard, la condizione della struttura di Pozzallo in cui i contagi ed il ricorso costante alla quarantena sono sempre più frequenti. C'è stato poi il caso di un centro d'accoglienza dell'entroterra dove sono risultati positivi al virus quattro migranti e cinque mediatori culturali, comprenderà che la situazione è di grandissima difficoltà...L'imbarazzo è che si tratta di strutture di competenza statale, l'ordinanza del presidente della Regione puntava proprio ad assicurare sicurezza sanitaria a migranti e cittadini siciliani. Sappiamo tutti com'è andata a finire...

— L'efficacia dell'Ordinanza del Presidente Musumeci è stata sospesa dal TAR. Il Governo centrale, che ritiene di essere competente rispetto all'attuale crisi migratoria-sanitaria, sta assumendo le necessarie iniziative?

— Noi stiamo andando avanti. I nostri esperti della task force sanitaria stanno proseguendo le visite nei vari centri, ma intanto registriamo un segnale da Roma. Il premier Conte ha contattato il presidente Musumeci, così mercoledì prossimo ci sarà un confronto tecnico-operativo. In quella sede faremo valere, ancora una volta, le ragioni della Sicilia che, nell'indifferenza dell'Europa e finora dello Stato, sta fronteggiando in solitudine un'emergenza nell'emergenza.

— E' notizia di poche ore fa che il Sindaco di Lampedusa, a fronte di un nuovo recentissimo sbarco, ha convocato gli imprenditori, le associazioni e le parti sociali per proclamare lo sciopero generale dell'isola. Questa catena di vicende, legata agli sbarchi e all'aumento dei casi di Covid-19, sta impattando negativamente sulla stagione turistica nella Regione?

— I video con i migranti che sbarcano indisturbati in spiaggia, mentre i turisti fanno il bagno hanno fatto il giro del mondo con grave nocumento dell'immagine della Sicilia. Tuttavia, i dati che provengono da certi indicatori turistici hanno fatto rilevare una impennata di presenze nella nostra regione che, non a caso, è una delle più visitate dell'estate 2020. Credo sia il frutto di una comuicazione efficace che ha rappresentato la Sicilia come un territorio sicuro ed affidabile. Questo messaggio è stato veicolato con grande capacità durante la fase conclusiva del lockdown, così tantissime persone hanno preferito l'Isola ad altre località turistiche italiane o europee.

I punti di vista e le opinioni espressi nell'articolo non necessariamente coincidono con quelli di Sputnik.

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