22:22 21 Settembre 2020
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La crisi economica post-Covid potrebbe accentuare i problemi sociali nel Paese e provocare una cronica recessione. Questo è l’allarme dei sindacati che hanno indetto una manifestazione congiunta per il 18 settembre, chiedendo a gran voce il blocco dei licenziamenti e la possibilità di discutere con il governo un “patto per il Paese”.

Blocco licenziamenti, riforma fiscale, lotta all’evasione e rinnovo dei contratti, sono fra i punti principali che i sindacati Cgil, Cisl e Uil intendono discutere con il governo per definire un piano di ripartenza. La crisi economica infatti rischia di far implodere la tenuta sociale del Paese.

Che cosa chiedono i lavoratori? Quali sono i rischi maggiori della crisi che ha investito il Paese? “Sono mesi, ormai, che chiediamo di sottoscrivere un Patto per il Paese tra tutte le parti sociali e le Istituzioni, proprio per scongiurare i rischi di una cronica recessione”, ha sottolineato in un’intervista a Sputnik Italia PierPaolo Bombardieri, segretario generale della Uil.

— PierPaolo Bombardieri, qual è l’obiettivo della manifestazione prevista per il 18 settembre?

— Innanzitutto, si tratta di una manifestazione non “contro”, ma “per”. Cgil, Cisl, Uil hanno predisposto una piattaforma per rivendicare alcune scelte che consentano al Paese di ripartire e di puntare a uno sviluppo duraturo. Più specificamente, abbiamo fatto delle proposte per il miglior utilizzo delle risorse del Recovery Fund. I punti su cui si fonda la nostra iniziativa sono: il blocco dei licenziamenti e l’estensione degli ammortizzatori sociali; la riforma fiscale e la lotta all’evasione; il rinnovo dei contratti nazionali pubblici e privati; la sanità pubblica, la sicurezza sul lavoro, la conoscenza e la cultura; gli investimenti, la digitalizzazione, il lavoro stabile e sostenibile, il Mezzogiorno; la legge per la non autosufficienza, la previdenza e l’inclusione sociale. Su queste basi chiediamo di confrontarci con il Governo per ridisegnare e programmare un nuovo progetto di Paese.

— Quali sono i rischi più grandi per l’economia del Paese a causa della crisi post-Covid?

— Sono mesi, ormai, che chiediamo di sottoscrivere un “Patto per il Paese” tra tutte le parti sociali e le Istituzioni, proprio per scongiurare i rischi di una cronica recessione. Noi temiamo che la crisi economica possa accentuare i problemi sociali e occupazionali con cui stiamo facendo i conti dall’inizio della pandemia. Abbiamo gestito bene questa fase grazie al capillare utilizzo degli ammortizzatori sociali che siamo riusciti a far prorogare sino ai prossimi mesi. Ora, occorre dare continuità a questo percorso e costruire un nuovo modello di sviluppo che valorizzi il lavoro e le potenzialità del nostro Paese e che metta al centro la persona, la vita, la salute e la sicurezza, superando le diseguaglianze e dando a tutti la possibilità di non restare indietro.

— Che cosa chiedono i lavoratori? Quali sono le loro priorità?

— Innanzitutto, chiedono che sia salvaguardato il posto di lavoro e che siano tutelate la loro salute e la loro sicurezza. Questa prospettiva di una garanzia per il proprio futuro e per il proprio benessere, peraltro, è una condizione per generare maggiore produttività e un’economia più solida. Insomma, il bene delle lavoratrici e dei lavoratori si trasforma in un vantaggio per tutto il sistema Paese. A tal proposito, l’altra fondamentale priorità è il rinnovo dei contratti. Noi pensiamo che occorra valorizzare il lavoro di chi, con la propria attività quotidiana, nonostante le eccezionali difficoltà, ha mantenuto a galla il sistema delle imprese, dei servizi e della pubblicità amministrazione. Cominciamo, dunque, dal rinnovo dei contratti per milioni di lavoratrici e di lavoratori. Ce ne sono tanti che aspettano di vedere riconosciuto questo loro diritti da anni. Anche da lì parte il rilancio del Paese che ha, ovviamente, bisogno di investimenti in infrastrutture, reti, istruzione, sanità, pubblico impiego.

— Attraverso quali politiche devono essere investiti i soldi dell’Europa per la ripartenza? 

— Abbiamo già accennato a come noi riteniamo debbano essere utilizzate le risorse del Recovery Fund, a partire per l’appunto da un progetto complessivo per la realizzazione delle infrastrutture e delle reti necessarie allo sviluppo di tutto il Paese. A tal proposito, vorremmo che fosse destinata una particolare attenzione alla digitalizzazione. Su questo argomento, abbiamo presentato di recente uno studio che ha messo in evidenza una serie di ritardi. L’Italia, infatti, risulta ultima in Europa nell’utilizzo dei servizi di eGovernment. In sostanza, solo il 32,3% dei cittadini utilizza i sistemi telematici per interfacciarsi con la PA, a fronte del 67,3% della media UE. Inoltre, l’Italia si colloca al 25esimo posto, con un indice al 43,6% (la media UE è al 52,6%) per quel che riguarda la digitalizzazione dell’economia e della società nel suo insieme e, quindi, per diffusione delle nuove tecnologie.

Alla luce di tali dati, abbiamo chiesto al Governo e alla politica di decidere che la digitalizzazione della Pubblica Amministrazione diventi uno dei principali asset strategici del Paese. In questo quadro, peraltro, si inserisce anche la necessità di definire un’efficace politica industriale e un’efficiente riforma fiscale. Infine, noi crediamo che vada attivato anche il Mes, perché c’è bisogno di una sanità sempre all'altezza delle prove da sostenere e quindi di ospedali e di strutture adeguate a tutelare la salute dei cittadini.

— Secondo lei la situazione dei giovani disoccupati verrà finalmente presa in considerazione nel contesto della crisi attuale e verranno adottate delle misure mirate in merito?

— Questa è un’altra delle nostre principali rivendicazioni. I giovani, spesso, sono tra gli ultimi nella scala sociale e poiché la riduzione delle disuguaglianze è la nostra stella polare, stiamo dedicando a loro grande attenzione. Dovremo sperimentare nuovi interventi e nuove proposte che guardino al futuro. Parliamo troppo poco dei giovani di oggi che saranno i lavoratori del domani, la futura classe dirigente di questo Paese. Ecco perché dobbiamo avere la forza di rivendicare e pretendere un futuro migliore per le generazioni di domani, per i precari, per i lavoratori della CIG Economy, per i lavoratori autonomi. Al Governo, dunque, chiederemo misure specifiche che sappiano cogliere questi obiettivi e dare risposte a queste esigenze.

I punti di vista e le opinioni espressi nell'articolo non necessariamente coincidono con quelli di Sputnik.

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