14:15 27 Ottobre 2020
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A settembre si tornerà fra i banchi, rispettando varie norme anti-Covid. Però alla vigilia della riapertura delle scuole, che è considerata “una priorità assoluta”, si riaccende il dibattito sulla diffusione della Covid tra i bambini.

Il ruolo dei pazienti in età pediatrica nella trasmissione del coronavirus SARS-CoV-2 torna sotto i riflettori dopo la pubblicazione di uno studio del Massachusetts General Hospital e del Mass General Hospital for Children di Boston, che suggerisce che il contributo dei più piccoli nella propagazione del virus possa essere molto più elevato di quanto si credesse. Lo sostengono anche altri studi che vanno nella stessa direzione.

I bambini sono silenziosi diffusori del virus? Come favorire un rientro a scuola in sicurezza? Per parlarne Sputnik-Italia ha raggiunto il Professore Angelo Ravelli, Direttore della Clinica Pediatrica del Gaslini e Segretario del gruppo di studio Reumatologia della Società Italiana di Pediatria.

— Prof. Ravelli, il 14 settembre i bambini dovranno rientrare a scuola. Le sembra una decisione saggia, visto che i contagi stanno di nuovo crescendo? 

Manifestazione A Scuola a Milano
Evgeny Utkin
— Credo che sulla ripresa della scuola non ci possono essere dubbi. A mio avviso, è una missione assolutamente fondamentale e necessaria perché i bambini hanno bisogno di ricevere la formazione, di crescere e di riprendere i rapporti sociali. La scuola va ripresa perché è una istituzione importante non solo per l’istruzione ma anche per la formazione di carattere e di personalità.

È vero che ci sono segni di una ripresa dei contagi però dall'altra parte – i sintomi sono più lievi, sono meno ricoveri in terapia intensiva, in questi mesi abbiamo imparato a proteggersi dall'infezione e ci sono anche nuove possibilità di cure. Insomma, oggi non siamo più nella situazione in cui eravamo a febbraio-marzo, quando si è esplosa questa pandemia. Quindi, secondo me, se rispettiamo tutte le misure di protezione che ci vengono consigliate, nonostante il rischio, questa volta riusciamo a contenere la diffusione dell’infezione.

— A Suo avviso, fare test sierologici agli alunni, studenti, insegnanti prima e dopo il rientro a scuola potrebbe avere un senso?

— Il test sierologico dice in sostanza se una persona è già entrata in contatto con il virus. Direi che ci saranno pochissimi bambini che avranno una sierologia positiva. Per fare uno screening generale, credo, che sia più importante fare il tampone, un test rapido, che darà la risposta in mezz’ora. Prima di iniziare la scuola sarebbe utile seguire questa strada verificando che i bambini siano negativi e quindi non siano potenzialmente contagiosi.  

— Gli scienziati stanno cercando di fare chiarezza sul ruolo che i bambini hanno nella trasmissione dell’infezione. Per esempio, una ricerca condotta dal gruppo di Christian Drosten dell’Institute of Virology, Charité-Universitätsmedizin di Berlino su oltre 3.700 pazienti, dimostra in effetti che i bambini possono avere carica virale (la quantità di virus in circolo) simile agli adulti e dunque essere ugualmente contagiosi. Cosa ne pensa?

— C’è da dire che finora è stata studiata soltanto la carica virale e non ci sono gli studi sulla contagiosità. Non sappiamo quindi ancora bene se la carica virale equivale alla contagiosità. Inoltre, quello si sa che gli adolescenti da 10 anni in su sono presumibilmente contagiosi come gli adulti. Invece i bambini sotto i 10 anni, secondo i dati che abbiamo a disposizione, siano meno contagiosi rispetto agli adulti. Però, ripeto, il problema è che abbiamo tanti dati sulla carica virale ma ancora pochissime informazioni sulla contagiosità, su come i bambini piccoli trasmettono l’infezione.

— Nel caso di un raffreddore, una tosse o una febbre superiore ai 37,5 C, che comportamento suggerisce ai genitori da seguire?

— Se un bambino sviluppa dei sintomi simili a quelli del Covid-19, io dico che prudenzialmente deve essere tenuto a casa. Questo è ovvio. La famiglia a sua volta deve contattare il pediatra e far visitare il bambino. E sarà poi il medico a decidere se il bambino può tornare a scuola, quando è guarito, o se è necessario prima di tornare a scuola di fare il tampone per verificare che non ci sia un'infezione in atto.

— L'uso delle mascherine, igienizzazione degli spazi, distanziamento, nuovi banchi e recupero spazi potrebbe davvero limitare la diffusione del virus e le malattie che si manifestano in autunno? Quale elemento, a Suo avviso, manca nel Piano Scuola 2020-2021?

— A scuola sarà molto difficile riuscire ad evitare i contatti interpersonali e gli assembramenti. Quindi, gli insegnanti avranno sicuramente una responsabilità aggiuntiva. Le attività sportive e la ricreazione, a mio avviso, o devono essere abolite oppure regolamentate. La stessa cosa vale per l'utilizzo della mensa - è uno dei problemi che non è stato ancora definito. Per risolverlo bisognerà trovare lo spazio a tenere il distanziamento tra i bambini, come si fa nei luoghi di lavoro, o i bambini dovranno mangiare direttamente al banco, oppure a casa. Però questo implicherebbe una modifica degli orari scolastici. È un impegno complicato, soprattutto per le scuole più antiche e vecchie che non hanno gli spazi sufficienti a garantire il necessario distanziamento.  

Tutte le regole elencate nel Piano sono giuste ma, a mio avviso, bisogna stabilire bene il ruolo degli insegnanti, dei bidelli e dello staff scolastico che contribuirà ad evitare che ci siano dei contagi fra i bambini.  

— Cosa si dovrebbe fare quando qualcuno risulta positivo? Presumo che ci vorrà tanta delicatezza da parte degli insegnanti per gestire questa situazione e per tutelare il bambino ammalato anche dagli "attacchi" dei compagni di classe?

— La prima cosa da fare è sicuramente curare il bambino e metterlo in quarantena, così come la sua famiglia. Bisogna naturalmente isolare anche tutti i compagni di classe e poi fare il tampone prima di tornare a scuola.

Sicuramente è una situazione molto complicata che potrebbe creare parecchi problemi. Quello che è importante che gli insegnanti spieghino ai bambini quali sono i problemi legati all’infezione per evitare che si creano degli atteggiamenti negativi da parte dei compagni nei confronti di un bambino che si ammala.

— Vista la situazione odierna, Lei raccomanda di aumentare la vaccinazione antinfluenzale per la prossima stagione invernale?

— Certamente, sì. Come abbiamo già detto, i sintomi di influenza sono facilmente confondibili con quelli del coronavirus, quindi con la vaccinazione antinfluenzale possiamo almeno “eliminare” l’influenza. Però fare una vaccinazione di massa a tutti i bambini contro l'influenza non è un'impresa semplice, soprattutto dal punto vista organizzativo.

I punti di vista e le opinioni espressi nell'articolo non necessariamente coincidono con quelli di Sputnik.

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