21:09 21 Settembre 2020
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La devastante esplosione presso il porto di Beirut (60)
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Il 4 agosto una potente esplosione ha colpito l’area del porto della capitale del Libano, Beirut. Come comunicato dalle autorità, la causa è stata la detonazione di 2.750 tonnellate di nitrato di ammonio. Sono morte più di 170 persone.

A 5 km dall’epicentro dell’esplosione i soccorritori russi per primi hanno allestito l’ospedale mobile Tsentrospas per prestare aiuto alle vittime e si sono poi recati sul luogo della tragedia per le operazioni di ricerca e salvataggio.

Igor Akmaev, vicedirettore della Divisione centrale di Stato mobile dei soccorritori del Ministero russo delle Emergenze (Tsentrospas), ci ha raccontato nell’intervista rilasciata a Sputnik il lavoro dei soccorritori a Beirut e le difficoltà che questi ultimi hanno dovuto affrontare.

— Di recente il gruppo del Ministero russo delle Emergenze è tornato dal Libano dopo aver portato a termine la missione di salvataggio e soccorso alle vittime dell’esplosione di Beirut. Qual è stato l’elemento di maggiore difficoltà nello svolgimento dell’operazione di salvataggio?

— Beirut era avvolta dall’afa: di notte le temperature superavano i +30° e di notte sono stati registrati anche +44°. Nel luogo dove era dislocato il nostro campo le lastre di cemento arrivavano a toccare anche punte di +50°. Il tutto accompagnato da un’elevata concentrazione di umidità che rendevano l’ambiente a dir poco insopportabile. Infatti, i vestiti si inumidivano subito e si attaccavano al corpo.

Oltre al clima avverso, un altro problema erano gli ingorghi nel traffico. Dal campo (dislocato in uno stadio all’aperto) al luogo dove eravamo impegnati servivano circa 10 minuti di auto, ma con il traffico ce ne mettevamo 3 o 4 volte tanto.

— Quali mezzi avete utilizzato nelle operazioni di salvataggio e soccorso?

— Abbiamo portato la manichetta antincendio che utilizziamo solitamente in operazioni di questo tipo. L’attrezzatura speciale si trovava nell’automobile di emergenza per garantirci la massima mobilità. I nostri soccorritori disponevano anche di strumenti di ricerca e di un aeromobile a pilotaggio remoto. Dovevamo monitorare costantemente la situazione perché lavoravamo nell’area più compromessa, ossia a 50 m dall’epicentro dell’esplosione. Sui soccorritori era sospesa parte delle lastre di cemento che l’esplosione aveva divelto dall’edificio principale e qualunque movimento avrebbe potuto farle cadere. Dovevamo monitorare visivamente il loro “comportamento” mentre i soccorritori operavano con questa minaccia tesa sulle loro teste. Dall’alto per valutare i danni abbiamo utilizzato un quadrirotore.

— Nei pressi dell’area colpita di Beirut è stato allestito un ospedale mobile: quali sono stati gli aiuti sanitari prestati con più frequenza dai nostri medici?

— In 10 giorni di operazioni a Beirut i nostri medici hanno visitato circa 600 persone. Ad esempio, nel reparto di chirurgia eseguivano operazioni chirurgiche e bendaggi di primo soccorso e toglievano i punti. A quattro pazienti è stata fatta l’anestesia totale. Nel reparto di traumatologia si prestava soccorso a persone che presentavano ferite, contusioni, fratture e slogature.

— I nostri soccorritori hanno prestato soccorso anche ai bambini?

— Nel reparto di pediatria sono stati soccorsi 39 bambini e ragazzi di età compresa fra 3 e 18 anni. Circa un centinaio di persone hanno chiesto aiuto psicologico ai medici del Ministero russo delle Emergenze. I richiedenti lamentavano incubi, insonnia e la sensazione di perdere una persona cara.

— Alle operazioni di soccorso e salvataggio hanno preso parte anche dei cinologi. Come hanno reagito i cani nell’operare in un altro clima?

— All’interno del gruppo russo Tsentrospas di Beirut erano operativi 5 esperti cinologi e 6 cani dei quali 5 cani addestrati per la ricerca di umani e una addestrata per il rinvenimento di ordigni esplosivi. Quando siamo arrivati sul posto, per prima cosa hanno perlustrato l’area con il cane preposto agli ordini e ne hanno appurato l’assenza. Subito dopo hanno cominciato a cercare le vittime. Sfortunatamente non sono stati trovati superstiti. Sono state estratte 10 vittime dalle macerie. A trovarli sono stati i cani che vantano una lunga esperienza nel rinvenimento di umani vivi. A Beirut i nostri cani hanno reagito benissimo. Quando trovavano delle vittime sotto le macerie, i cani si sedevano e cominciavano a latrare. Vedendo questa reazione i cinologi sapevano che proprio in quel punto valeva la pena scavare. E non si sono sbagliati nemmeno una volta. Solamente nel gruppo russo erano presenti dei cinologi.

I cani hanno dovuto operare in condizioni meteorologiche avverse. L’afa per loro era insopportabile. I cinologi facevano continuamente il bagno ai cani e davano loro da bere così da impedire che si surriscaldassero troppo. È stato anche chiesto al veicolo dei pompieri di bagnare i cani ogni mezz’ora. Ma, nonostante queste difficoltà, i nostri cani si sono comportati nel migliore dei modi.

— In che modo alla luce di queste difficili condizioni è stato organizzato il regime di lavoro e riposo dei soccorritori? Chi ha garantito l’approvvigionamento di cibo e acqua dei soccorritori russi al campo e in che modo?

— In questa tipologia di viaggi lavoriamo sempre in autonomia: ci portiamo dietro una riserva di acqua, cibo e tutto il necessario (anche cibo per cani) che basta per almeno 10 giorni. Dunque, l’autonomia è totale! E anche a Beirut abbiamo operato in questo modo: 24 ore su 24, senza sosta, dandoci il cambio secondo i turni prestabiliti e senza interrompere le ricerche nemmeno per un minuto. In verità, per via dell’afa abbiamo consumato molta acqua, quindi ce ne hanno portata dell’altra.

© AFP 2020 / Satellite image ©2020 Maxar Technologies

— I soccorritori hanno avuto il tempo di chiamare a casa?

— La linea era debole, ma chiaramente siamo riusciti a inviare dei messaggi a casa per comunicare ai nostri cari che era tutto a posto e che non c’era ragione di preoccuparsi.

— Come si sono comportati i libanesi con i soccorritori russi una volta terminate le operazioni di soccorso?

— Le autorità locali e gli abitanti del luogo ci hanno ringraziati. Sono venuti a trovarci sia al campo sia sulle macerie. Sono state pronunciate molte parole di riconoscenza.

La comunicazione è stata garantita dalla comunità russofona che in Libano è numerosa. Chi sapeva più lingue traduceva e ci aiutava a comunicare con le vittime e i colleghi di altri Paesi. Ci sono stati di grande aiuto.

— Oggi quanti soccorritori fanno parte di Tsentrospas?

Al momento Tsentrospas conta 570 unità delle quali più di 300 fanno capo alla squadra operativa.

— Quante persone quest’anno sono state salvate dalle vostre unità della squadra operativa?

— Quest’anno sono state effettuate più di 1.000 operazioni di salvataggio di emergenza e salvate più di 250 persone.

— Si prevede per quest’anno l’equipaggiamento di Tsentrospas con nuovi mezzi?

— Sì, in particolare si prevede l’equipaggiamento con mezzi per il salvataggio di emergenza, un divaricatore idraulico e altra strumentazione tecnica per le operazioni di salvataggio. È previsto anche l’arrivo di un fuoristrada.

— Chi sono coloro che operano nella vostra squadra? Chi può aspirare a farne parte?

— Oggi Tsentrospas accoglie soccorritori già preparati di età inferiore ai 35 anni. Tutti i candidati sono laureati. Non c’è tempo per alcun addestramento, si comincia subito a lavorare.

I punti di vista e le opinioni espressi nell'articolo non necessariamente coincidono con quelli di Sputnik.

Tema:
La devastante esplosione presso il porto di Beirut (60)
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