14:23 27 Ottobre 2020
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La devastante esplosione presso il porto di Beirut (61)
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A seguito dell’esplosione del 4 agosto al porto di Beirut, l’Italia ha inviato una missione militare umanitaria in Libano, la Nave San Giusto trasporterà un ospedale da campo e un nucleo di rimozione macerie del Genio, ma gli italiani garantiscono assistenza umanitaria nel Paese da svariati anni.

Il comando dell’Unifil è stato assegnato infatti per ben quattro volte ad ufficiali italiani.

Matteo Bressan
© Foto : fornita da Matteo Bressan
Matteo Bressan
La nave San Giusto con a bordo aiuti umanitari e un nucleo di rimozione macerie del Genio è salpata recentemente da Bari con direzione Beirut.

Qual è l’importanza del Libano per l’Italia e qual è il ruolo di Roma nel Mediterraneo allargato? “Dobbiamo comprendere che le spese per la politica estera e la difesa non sono un costo ma un investimento per la sicurezza e il nostro benessere che non è detto che possa esser sempre garantito da altri”, ha sottolineato in un’intervista a Sputnik Italia Matteo Bressan, docente di Relazioni internazionali e studi strategici presso la Lumsa e analista del NATO Defense College Foundation.

— Matteo Bressan, l’Italia invia una missione militare umanitaria in aiuto al Libano.  I militari italiani allestiranno un ospedale da campo e saranno impegnanti nella rimozione delle macerie in seguito alle esplosioni che hanno devastato lo scorso 4 agosto la città. Qual è il peso di questa missione per i rapporti fra Roma e Beirut?

— L’Italia, sin dal 5 e 6 agosto, ha fatto partire due voli umanitari che, in coordinamento con Protezione Civile e Ministero della Difesa, hanno trasportato esperti CBRN e oltre 8,5 tonnellate di materiale sanitario per le necessità più impellenti. A questo primo intervento si è aggiunto l’invio della nave San Giusto e della Nave Etna della Marina Militare. La prima unità, oltre ad avere personale medico e capacità di allestire un ospedale da campo, trasporterà un nucleo rimozione macerie del 6° reggimento Genio Pionieri dell’esercito di stanza a Roma. Nave Etna, inoltre, porterà aiuti umanitari a Beirut in collaborazione con la Fondazione Rava. Questi interventi, come ricordato recentemente dal Vice Ministro degli Esteri Emanuela Del Re, si pongono “l’obiettivo di tamponare l’emergenza per far sì che tutto il lavoro in corso da anni con la nostra cooperazione e con la missione Unifil a guida italiana possa proseguire per creare vero sviluppo sostenibile”.

— L’Italia era già presente nelle tormentate vicende libanesi. Il comando dell’UNIFIL, attualmente assegnato al generale Stefano del Col, è stato affidato per ben quattro volte ad ufficiali italiani. Quanto è importante il Libano per l’Italia e i libanesi come percepiscono gli italiani?

— L’Italia, sin dai drammatici anni della guerra civile libanese, nello specifico dal 1982, è presente in Libano.  Una presenza che vede il nostro paese protagonista sia all’interno della missione UNIFIL sia con l’importante rete di cooperazione coordinata dall’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo. È bene ricordare che la missione UNIFIL, oggi comandata dal Generale Stefano Del Col, ha garantito 14 anni di stabilità su uno dei confini più critici del Medio Oriente. I due paesi, grazie al comandante dell’UNIFIL, riescono ad avere un canale di dialogo per evitare possibili escalation attraverso il forum tripartito, un meccanismo di dialogo a cui prendono parte ufficiali delle Forze Armate Libanesi (LAF) e Forze di Difesa Israeliane (IDF). Naturalmente, il contesto in cui si trova ad operare la missione, così come le dinamiche regionali, sono profondamente mutati in questi anni, in virtù della crescente tensione tra gli attori regionali, della crisi in Siria e della tensione tra Stati Uniti e Iran.

— L’Italia non rischia di occupare un ruolo di secondo piano in Libano di fronte all’interventismo di Macron?

— La visita del Presidente Macron, subito dopo l’esplosione dell’Hangar 12, ha certamente avuto un forte impatto sulla popolazione libanese, sebbene non tutte le componenti libanesi abbiano apprezzato i toni delle dichiarazioni. Per la complessità e la criticità della situazione libanese è difficile immaginare che la ex potenza mandataria possa offrire una soluzione esterna alla crisi politica. Dovranno essere i libanesi a trovare una soluzione, sebbene sia l’architettura istituzionale sia il peso di alcune potenze esterne non offrano ad oggi la soluzione che i manifestanti hanno invocato in questi giorni.

Inoltre, dobbiamo uscire da questo schema di perenne derby Francia – Italia ed essere consapevoli di quanto i due paesi operino in maniera congiunta da tempo per la stabilità del Libano. Francia e Italia fanno parte dell’International Support Group for Lebanon e i due paesi hanno organizzato congiuntamente due conferenze internazionali per il sostegno alle forze di sicurezza libanesi (l’ultima nel 2018). Il Gruppo, nato per assicurare un efficace sostegno alla stabilità del Libano, si è riunito per la prima volta nel settembre 2013 a margine dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite, e ha visto la partecipazione dei P5 (Usa, Russia, Regno Unito, Francia, Cina), UE, Onu e Lega Araba, cui si sono poi aggiunti Italia, Germania e Banca Mondiale. 

Dobbiamo capire che nessun paese da solo, o con soluzione avventurose, può imporre o risolvere una situazione di crisi come quella libanese. Una situazione che, nella drammaticità dell’esplosione dell’Hangar 12, sembra aprire spazi di manovra e opportunità, nel campo della ricostruzione, non solo ai tradizionali attori regionali o agli europei, ma anche a Cina e Russia.  

— Nel «gioco» del Mediterraneo allargato quale strategia dovrebbe seguire l’Italia a tuo avviso? 

— Il nostro Paese si trova ad affrontare una situazione profondamente instabile in quello che è il quadrante dove sono collocati i nostri interessi nazionali, ovvero il Mediterraneo allargato. Negli ultimi mesi stiamo assistendo ad un’accelerazione delle tensioni che dal Nord Africa al Sahel, dal Mediterraneo orientale al Levante, senza tralasciare le incognite sulla possibile ripresa del dialogo Belgrado-Pristina, vedono configurarsi molteplici sfide, tradizionali e non. Oltre all’instabilità del Fianco Sud della NATO, caratterizzato da un mix di stati falliti, terrorismo, reti criminali transnazionali, crisi idriche e alimentari e flussi migratori, sta tornando prepotentemente una competizione tra attori regionali che non ha precedenti nella storia recente.

Di questo dobbiamo prendere atto culturalmente e politicamente e adeguare, se necessario, la nostra stessa architettura istituzionale, come avviene negli Stati Uniti, in Francia e nel Regno Unito, a fronteggiare tali emergenze. Dobbiamo comprendere che le spese per la politica estera e la difesa non sono un costo ma un investimento per la sicurezza e il nostro benessere che non è detto che possa esser sempre garantito da altri.

I punti di vista e le opinioni espressi nell'articolo non necessariamente coincidono con quelli di Sputnik.

Tema:
La devastante esplosione presso il porto di Beirut (61)
Tags:
Mediterraneo, Libano
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