20:14 29 Settembre 2020
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A Treviso la situazione relativa alla presenza di migranti positivi al Covid-19 ospitati nell’ex-caserma Serena continua a destare grande preoccupazione.

L’aumento di contagi all’interno della struttura per la mancanza di volontà da parte degli ospiti a rispettare le norme di quarantena e le frequenti rivolte contro le forze dell’ordine hanno, di fatto, sommato all’emergenza sanitaria anche un’emergenza di ordine pubblico.

La città che aveva già raggiunto il livello Covid-free, a causa  del degenerare della situazione all’interno del centro d’accoglienza lamenta ora la presenza, seppur circoscritta alla sola struttura, di un grande focolaio d’infezione da Covid-19; un esito inaccettabile per la popolazione e per l’amministrazione comunale, che va a inficiare i duri sacrifici del lockdown dei mesi scorsi e che inizia a mostrare le sue conseguenze negative sul settore turistico appena ripartito e sull’immagine della città.

Il sindaco di Treviso Mario Conte
© Foto : Mario Conte
Il sindaco di Treviso Mario Conte
Sputnik Italia ha raggiunto il primo cittadino di Treviso Mario Conte per un aggiornamento sullo sviluppo della situazione e sulle misure che l’amministrazione comunale sta adottando:

— Signor sindaco com’è ora la situazione nell’ex-caserma Serena adibita a centro d’accoglienza per migranti? Da poco al suo interno si è scatenata una rivolta da parte degli ospiti maldisposti ad osservare le misure di quarantena.

— La situazione attuale è che all’interno della struttura ci sono 256 positivi su 300 ospiti, più 11 operatori; in queste ore stiamo comunque facendo tamponi per vedere se ci sono dei negativizzati, il dato quindi è in aggiornamento. Ad ogni modo si tratta di una bomba sanitaria all’interno dell’ex-caserma Serena, una struttura gestita dal Ministero degli Interni. Va ricordato che ad agosto c’è stata la seconda rivolta poiché un mese prima ce n’era già stata un’altra, dove, addirittura queste persone si sono permesse la libertà di sequestrare personale dell’Azienda Sanitaria che era li in loco per far loro i tamponi. Mentre la nostra comunità lavora per mettere questi migranti in sicurezza e per mettere in sicurezza l’intera comunità, questi si prendono la libertà di sequestrare il personale, di conseguenza obbligare le forze dell’ordine a presidiare la struttura. Tra l’altro, loro non collaborano: si sono rifiutati di permettere la separazioni tra positivi e negativi nonostante la struttura lo consenta, ed è per questo che è triplicato il numero dei positivi. Ora dovremo aspettare che tutti si negativizzino con le conseguenze del caso, quindi obbligarli a stare all’interno della struttura con tutte le tensioni conseguenti. Oltre a ciò, ora si parla di Treviso come del maggior focolaio-Covid d’Italia anche se, in realtà, il focolaio è tutto rinchiuso all’interno di questa struttura gestita dal Ministero.

Da quanto tempo è attiva questa struttura?

— La struttura è attiva dall’allora governo Renzi, col ministro Alfano che arrivò ad inserirvi all’interno più di 800 persone, con un progetto che era già fallimentare in condizioni normali e che lo è ancor di più oggi che c’è questa emergenza coronavirus. Sottolineo come il ministro Salvini quando prese in mano questa struttura con 800 persone all’interno incominciò un lento, graduale processo di svuotamento fino ad arrivare a 270 ospiti. La storia del ministro, poi, la conosciamo tutti, tuttavia con l’interruzione del servizio di Salvini si è interrotto anche il processo di svuotamento. Quindi siamo rimasti con una struttura che ospita 300 persone nel momento del coronavirus: una bomba sanitaria e sociale incredibile da gestire, tant’è vero che la sua gestione è completamente sfuggita di mano.     

L’atteggiamento del governo

Davanti alla situazione che mi sta descrivendo, c’è stato da parte del governo qualche segnale di vicinanza o misure di supporto?

— Personalmente in occasione delle prime tensioni, molto gravi perché sequestrarono dei medici all’interno della struttura che riuscimmo a tirar fuori, tra l’altro sotto shock, solo grazie all’intervento della Polizia, avevo chiesto al ministro Lamorgese un appuntamento, una verifica, un incontro, che venisse a vedere, però nessun segnale è mai arrivato dal governo. Ovviamente sono stati costretti a rafforzare le forze dell’ordine fuori dalla struttura, ma niente di concreto è stato fatto per andare a risolvere il problema reale, legato anche agli aspetti sanitari. Aggiungo che i rapporti col prefetto, che in questo momento per ovvi motivi si sono un po’ irrigiditi: il prefetto deve difendere la linea del governo, anche se indifendibile, io invece difendo e proteggo la mia comunità, in realtà sono sempre stati buoni e collaborativi.  

— Il 3 giugno il governatore Zaia aveva dichiarato il Veneto “Covid- free” ora la tendenza è capovolta. La cittadinanza cosa ne pensa? Non è intimorita dalla possibilità di contrarre l’infezione da parte dei migranti positivi ospitati nella centro?

— La città è sicuramente preoccupata, nel senso che siamo appena usciti da un incubo che si chiama lockdown dove siamo stati costretti a rimanere chiusi in casa, a chiudere le attività commerciali, a chiudere la produzione nelle fabbriche.. A Treviso eravamo comune “Covid-free” da più di 50 giorni, ora ripiombare nell’incubo del contagio semplicemente perché le strutture ministeriali vengono gestite con leggerezza e superficialità, oltre a spaventare, sta riempiendo la comunità di tanta rabbia perché i sacrifici e i costi di questi sacrifici sono stati veramente alti e non c’è nessuna volontà o intenzione di tornare indietro per colpa di qualcun altro. Tengo anche a sottolineare come la nostra comunità sia anche preoccupata per la salute di queste persone che sono ospitate nel centro.   

Un duro colpo all’immagine della città

— Sappiamo che Treviso è anche un’importante località turistica, a causa della situazione attuale c’è stata un’ulteriore perdita in questo settore già in crisi a causa della pandemia?

— Si! In occasione della pandemia c’è stato un azzeramento del turismo, poi, dopo la prima ondata, il settore ha iniziato a riprendersi con risultati importanti anche con sforzi dell’amministrazione importanti: abbiamo messo in campo la programmazione di eventi culturali ed enogastronomici di livello. Cominciavamo a vedere i primi segni di rilancio. Con questo secondo focolaio all’interno della struttura, mediaticamente, è difficile far passare il messaggio che i 256 positivi sono solo all’interno di una ex-caserma, ovviamente a livello generale si parla di Treviso. Questo dato, purtroppo, ha causato un ulteriore rallentamento del settore, confermato sia dal presidente della Camera di Commercio Mario Pozza, sia dal presidente della Fondazione “Marca Treviso”, che è l’ente che si occupa del turismo, Gianni Garatti. Entrambi si sono affiancati alla mia battaglia provocatoria dove dico che a causa della mala gestione da parte del governo noi stiamo subendo dei danni, quindi il risarcimento di questi danni noi abbiamo intenzione di chiederlo allo Stato. Ho già incaricato l’avvocatura di studiare la pratica per capire tutto quello che possiamo fare per far si che non siano ancora una volta i trevigiani a dover pagare il conto di questa cattiva gestione. Quindi, se c’è qualcuno che si è comportato con leggerezza col rischio di provocare un danno alla nostra città e al nostro territorio, questa persona deve pagare, esattamente come vengono puniti quei cittadini che non si comportano correttamente. In questo caso è lo Stato che sta mancando d’attenzione quindi lo Stato dovrà risarcire i danni alla comunità.            

— Con l’ultima ordinanza del ministro della salute Speranza che ritorna a “punire” tutti gli italiani costringendoli ad una specie di “coprifuoco da mascherina obbligatoria all’aperto” dalle sei di sera alle sei di mattina, si può sostenere che almeno nella città di Treviso il nuovo focolaio d’infezione non dipende dai trevigiani amanti della movida? 

— Assolutamente si! Tant’è vero che ai giornali locali ho comunicato che non ci sarà un aumento dei controlli perché non abbiamo riscontrato alcuna criticità. Noi abbiamo fatto un percorso di sensibilizzazione e di educazione soprattutto con i locali (bar e ristoranti) creando una sinergia straordinaria tra amministrazione comunale, locali e cittadini e in città non c’è stata alcuna situazione di pericolo. Ancora una volta l’indecisione, l’impreparazione e il ritardo di questo governo rischiano di penalizzare i virtuosi.

I punti di vista e le opinioni espressi nell'articolo non necessariamente coincidono con quelli di Sputnik.

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