09:50 23 Settembre 2020
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 In piena estate, in vista di Ferragosto, a Montecitorio sta investendo un terremoto politico vero e proprio.

In parlamento italiano si è ufficialmente aperta la caccia ai cinque deputati che si sarebbero intascati i 600 euro previsti dai decreti Rilancio e Cura Italia per le partite Iva in difficoltà a causa del Covid. Ad accorgersene è stato l'ufficio dell'Inps che si occupa di individuare frodi. Coinvolti anche 2mila amministratori locali, compresi governatori regionali e sindaci. 

“È vergognoso. È davvero indecente. I nomi sono coperti dalla legge sulla privacy. Bene, siano loro allora ad avere il coraggio di uscire allo scoperto. Chiedano scusa agli italiani, restituiscano i soldi e si dimettano, se in corpo gli è rimasto ancora un briciolo di pudore”, — ha commentato la vicenda sulla sua pagina Facebook il Ministro degli esteri Luigi Di Maio.

Perché il caso “furbetti di Montecitorio” si è scoppiato proprio adesso? Cosa si nasconde dietro? Per parlarne Sputnik Italia ha raggiunto Daniele Scalea, Fondatore e Presidente del Centro Studi Machiavelli.

— Daniele, com'è possibile che i parlamentari, che hanno già un reddito tra i 14 e 15 mila euro mensili, hanno fatto la domanda e hanno ricevuto il bonus 600 euro? Avevano il diritto di farlo o era tutto illegale?

— In base alle informazioni date nei giornali avevano il diritto di farlo, siccome a marzo e aprile il bonus non aveva limiti o soglie reddituali: era sufficiente partita iva con iscrizione alla gestione separata e nessuna pensione diversa dall'invalidità. È chiaro però che, sebbene legale, la cosa sia moralmente dubbia: avendo un reddito così alto garantito dall'attività parlamentare potevano evitare di richiedere un bonus per loro tanto esiguo. 

— Sul cosiddetto caso “furbetti di Montecitorio” la stampa parla solamente della natura etica della vicenda ma c'è probabilmente anche un link politico? Questo scandalo, come sostengono alcuni analisti, si era pensato di influenzare il voto democratico sul taglio del numero dei parlamentari programmato per settembre, che è considerato il cavallo di battaglia del M5S, sei d'accordo? 

— Sì. L'INPS che altra ragione aveva per segnalare un fatto che non è illegale ma solo immorale? Essendo un ente previdenziale, non di censura etica. E ho i miei dubbi che da marzo/aprile se ne siano resi conto solo ad agosto, guarda caso a un mesetto dal referendum per il taglio dei parlamentari fortemente sostenuto dal M5S, che ha piazzato Tridico alla guida dell'Inps.

— L’INPS non vuole dare i nomi dei parlamentari che hanno chiesto il bonus: è vietato dalle norme sulla privacy. In questo caso particolare, a tuo avviso, cosa dovrebbe prevalere l’obbligo di trasparenza o il diritto alla riservatezza individuale? 

— Per quanto mi riguarda l'INPS non doveva proprio dare l'identikit, figuriamoci i nomi. O passiamo a un sistema in cui tutto è pubblico (reddito dichiarato, tasse pagate, sussidi ricevuti ecc.), ma per tutti, oppure non è ammissibile che un ente selezioni a proprio piacimento quali informazioni diffondere sui cittadini con cui intrattiene rapporti, quando detti cittadini non hanno violato alcuna legge.

— Luigi Di Maio ha chiesto i 5 parlamentari sospetti di autodenunciarsi, ma nessuno, fino ad ora, ha trovato il coraggio di uscire allo scoperto. Come, a tuo avviso, dovrebbe concludersi questo scandalo? 

— I parlamentari interessati saranno sanzionati dai loro partiti e/o dagli elettori, mentre il presidente dell'Inps dovrebbe essere destituito per aver strumentalizzato politicamente un ente neutrale.

— Secondo quanto riportato da Repubblica, tra i percettori del bonus Inps ci sarebbero 2mila tra assessori regionali, consiglieri regionali e comunali, presidenti di Regione e sindaci. Alcuni di loro sono con busta paga 10 mila lordi e hanno utilizzato i famosi 600 euro letteralmente per pagare le bollette… Quindi, sarebbe ingiusto mettere tutti alla stessa stregua? 

— Ovviamente il discorso dell'avidità vale per tutti coloro che hanno redditi così alti da far risultare ininfluenti 600 euro in più o in meno. Ma ricordiamoci che la maggior parte dei consiglieri comunali non può vivere dignitosamente solo coi compensi derivanti dalla politica, ergo andrebbero considerati alla stregua di ogni normale cittadino.

— Comunque, i 5 parlamentari e i consiglieri che hanno ottenuto il bonus sono solo la punta dell'iceberg. A dimostrarlo sono i dati dell'Ufficio parlamentare di bilancio: tra il 10 per cento delle famiglie più ricche d'Italia, una su quattro ha ricevuto ad aprile gli aiuti del governo, tra cui la cassa integrazione, il reddito di emergenza e anche il famoso bonus autonomi. Non ti sembra questo atteggiamento fuori luogo, visto che adesso tanti piccoli imprenditori italiani sono costretti a chiudere le loro attività a causa del Covid?

— Se la legge prevede benefici per tutti non ci si può lamentare perché tutti o quasi li hanno ottenuti. Inoltre molte imprese hanno rischiato e rischiano ancora di chiudere. Magari i loro padroni hanno redditi alti ma non tali da tenerle aperte: che facciamo, li lasciamo soli perché sono ricchi? Loro magari potrebbero campare di rendita, invece i lavoratori lasciati a casa no. Quindi non bisogna fare di tutta l'erba un fascio. C'è l'imprenditore che ha necessitato di aiuti per non licenziare nessuno, c'è la multinazionale cui serviva la garanzia governativa sul prestito per pagare dividendi straordinari all'estero e ha ringraziato scaricando i produttori italiani dell'indotto.

I punti di vista e le opinioni espressi nell'articolo non necessariamente coincidono con quelli di Sputnik.

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