11:10 01 Ottobre 2020
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È stato pubblicato il saggio dell’europarlamentare della Lega (Gruppo Identità e Democrazia) Luisa Regimenti dal titolo “L’Europa alla prova del Coronavirus. Una sfida o un’occasione mancata?”, con prefazione di Matteo Salvini, edito da oVer Edizioni.

“La pandemia dovuta al virus Covid-19 ci sta costringendo a guardarci dentro e ci pone molti interrogativi. Ha coinvolto persone, aziende, governi e il mondo intero in un momento di assenza di leadership: gli Stati Uniti stanno ripiegando su sé stessi, la Cina stenta ad affermare la sua supremazia mondiale, l’Europa è incapace di avere una visione globale. Apparentemente il Covid-19 sembra essere un virus ‘democratico’: ha reso tutti impotenti e uguali. Non è così…”, - ribadisce Regimenti nel libro scritto durante il lockdown.

Copertina del libro di Luisa Regimenti: L'Europa alla prova del Coronavirus
Luisa Regimenti
Copertina del libro di Luisa Regimenti: L'Europa alla prova del Coronavirus
“Con il coraggio di un punto di vista libero, fondato su analisi approfondite e puntuali – ha detto il leader della Lega Matteo Salvini – la nostra eurodeputata Luisa Regimenti traccia qualche risposta con questo libro che ha il grande merito di fotografare in presa diretta i rischi e le opportunità della svolta epocale di cui siamo testimoni. Senza pregiudizi esplora i caratteri fondanti dell'Unione europea, stimolando analisi e confronti per affrontare con efficacia le inedite sfide del futuro”.

Il libro è scaricabile gratuitamente dalle piattaforme on line Amazon, Kobo, IBS e Feltrinelli.

L’Europa sopravviverà alla crisi da coronavirus? Per parlarne Sputnik Italia ha raggiunto per un approfondimento l’autrice del volume, l’europarlamentare della Lega (Gruppo Identità e Democrazia) Luisa Regimenti.

L'Eurodeputata dal partito Lega Luisa Regimenti
© Foto : Luisa Regimenti
L'Eurodeputata dal partito Lega Luisa Regimenti
— On. Regimenti, potrebbe parlarci dei motivi che Le hanno spinto a scrivere questo saggio e scegliere un titolo così accattivante?

— La genesi del libro ha una collocazione precisa nello spazio e nel tempo. L’ho scritto durante il lockdown, che ci ha costretti alla permanenza forzata a casa nella lotta al Covid-19. E da qui, da questo evento drammatico che ha cambiato la nostra vita e le nostre abitudini, ho avviato una riflessione sull’Unione europea e sulle conseguenze di una pandemia che ha scavato un solco profondo tra ricchi e poveri, marcato le distanze sociali, offerto una nuova scala di priorità nell’azione di sviluppo e utilizzo delle risorse naturali e sociali. Ha colpito duramente i soggetti più fragili, a cominciare dagli anziani, in uno scenario dove l’eccessiva, e a volte errata, comunicazione ha reso complicata la gestione dell’emergenza. Ecco, allora, che il titolo sintetizza questo studio, che cerca di capire se il virus rappresenti davvero un’opportunità oppure sia un’occasione sprecata per migliorare la nostra società.

— Il contagio dovuto al Covid-19 ha avuto numerose ripercussioni sulla politica europea. Qual è stato il ruolo di Bruxelles nella prima vera crisi di sistema che ha investito l'intero continente? A Suo avviso, l’Ue ha superato questo esame?

— Le ipotesi di lettura principali del mio libro sono essenzialmente due: una fa riferimento all’Unione europea e l’altra pone l'accento sul ruolo della sanità, in tutte le sue espressioni, dalla ricerca all’attività sul campo degli operatori, alla medicina territoriale, fino alla gestione amministrativa di tutela della salute. Ora, al netto degli interventi e delle misure di contenimento del contagio attuati in autonomia dai singoli Governi dei Paesi membri, un compito di primo piano lo ha svolto e lo svolge l’Unione europea, la quale però a mio giudizio è incapace di avere una visione globale della crisi, che nel frattempo ha messo in ginocchio il mondo intero.

Bruxelles è intervenuta con estremo ritardo, fondando la sua azione su una flessibilità momentanea, piuttosto che su una revisione delle sue regole di funzionamento. Ha chiesto agli Stati di rinunciare alla propria sovranità, ma senza programmare una valida ed efficace strategia comune. La difficoltà di sviluppare un percorso solidale e di sostegno reciproco, come ha dimostrato ad esempio l’estenuante trattativa per il Recovery Fund con i Paesi cosiddetti “frugali” che hanno ostacolato con decisione l’accordo, ne è la dimostrazione pratica. L’Ue, pertanto, è ancora lontana dal modello ideale che ha ispirato la sua nascita.

— Secondo l’ultimo sondaggio di Termometro politico, il 34,5% degli italiani sarebbe d’accordo nell’uscire sia dall’euro che dall’Unione europea. In poche settimane questo dato è cresciuto del 2%. Come dobbiamo leggerlo? Perché i cittadini stanno perdendo la fiducia nei confronti di Bruxelles, nonostante i 209 miliardi di euro del Recovery Fund ottenuti dall'Italia?

— Premesso che i sondaggi vanno letti con le dovute precauzioni, se i dati, tra l’altro in crescita, indicano che più di un terzo degli italiani è d’accordo nell’uscire dall’euro e dall’Ue è evidente il malessere e il calo di fiducia che si ha nei confronti di questa istituzione. Ho detto prima del ritardo con il quale Bruxelles è intervenuto, a questo va aggiunta la mancata corrispondenza tra gli annunci e i fatti. I 209 miliardi di euro del Recovery Fund, ad esempio, sono per ora soltanto numeri e proclami e forse si vedrà qualche effetto pratico a metà del prossimo anno, ma l’Italia ha bisogno adesso dell’Europa, del suo sostegno, di liquidità per le imprese che sono in affanno, di un fisco meno opprimente che con l’emergenza ha gettato nella disperazione tante famiglie. Appaiono evidenti, allora, i motivi di questo scetticismo di fondo nei confronti dell’Unione europea.

— Nel libro Lei riflette su come il virus sta ridisegnando la società europea. Dal punto di vista sociale, quali saranno gli effetti del Covid nei prossimi anni?

— Non c’è dubbio che il Covid-19 sia entrato con prepotenza e in maniera devastante nella nostra vita, facendo emergere i molti limiti che caratterizzavano finora la convivenza sociale. Innanzitutto il distanziamento tra le persone, che ha generato timore reciproco, trasportando i contatti umani su un piano virtuale attraverso un utilizzo più massiccio delle tecnologie digitali, svilendo quindi i principi fondanti della socializzazione in un contesto di crescita necessariamente ridimensionato. Ha creato fratture intergenerazionali, come emerso dal recente rapporto Censis-Tendercapital sulla silver economy, con una pericolosa spaccatura tra gli over 65, mediamente in buona salute, solidi economicamente, con vite appaganti e una riconosciuta utilità sociale e i giovani. Un rancore sociale, alimentato e legittimato da una inedita voglia di preferenza generazionale nell’accesso alle risorse e ai servizi pubblici, legata alla visione del longevo come privilegiato dissipatore di risorse pubbliche. Il virus, insomma, ha destabilizzato la nostra società. Sta a noi, pertanto, considerare tutti questi cambiamenti un'opportunità per ricostruire la società su nuove basi.

— Nuovi focolai di Covid-19 in vari paesi d’Europa fanno temere un aumento dei contagi e un ritorno a misure drastiche di lockdown. Lei come medico legale pone l’accento sul ruolo della sanità, in tutte le sue espressioni, dalla ricerca all’attività sul campo degli operatori, alla medicina territoriale, fino alla gestione amministrativa di tutela della salute. Come si può vincere la battaglia contro il virus, tenendo presente che l’epidemia ha messo in palese evidenza le debolezze del sistema sanitario pubblico non solo italiano ma quello europeo?

— Un nuovo lockdown sarebbe rischiosissimo. Occorre, invece, mettere in campo interventi di prevenzione per gestire senza affanno eventuali ondate di ritorno del contagio. L’emergenza sanitaria ha rivalutato l'importanza delle competenze medico-scientifiche. La tutela della salute è un diritto fondamentale troppe volte disatteso e nel mio saggio invito a una riflessione in una prospettiva sanitaria.

L’epidemia ha messo a nudo le debolezze del sistema pubblico italiano, che nonostante sia apprezzato in tutto il mondo e offra eccellenze di alto livello ha rischiato di implodere nella fase acuta e più virulenta della pandemia. Adesso ha bisogno di interventi urgenti, di investimenti a lungo termine e di una riforma che investa in maniera capillare tutto il territorio, partendo dalle nuove esigenze di digitalizzazione del sistema sanitario. E questo è un discorso non solo italiano ma che interessa anche gli altri Paesi comunitari, con i quali l’Italia deve trovare nuove intese, collaborazioni, strategie operative, condivisione di programmi di ricerca per sviluppi futuri della medicina.

— Il 2020, già annus memorabilis per l’Unione europea, alle prese con due sfide di rilevante incidenza per la sua tenuta e i suoi sviluppi, quella posta dalla Brexit e quella della pandemia. A Suo avviso, l’Europa sopravviverà alla crisi da coronavirus? Le sfide, che sta affrontando in questo momento, potrebbero diventare le grandi opportunità?

— L’Ue deve ancora crescere e conquistare un’identità condivisa. Il 2020, con la pandemia e la Brexit in primo piano, ha mostrato gli evidenti limiti operativi di un’Europa che stenta a rappresentare tutti i popoli nella giusta misura. Come Lega lo abbiamo detto tante volte: non siamo contro l’Europa, ma siamo contro questa idea di Europa, che costringe milioni di cittadini a dipendere nella loro vita quotidiana da sistemi bancari e percentuali matematiche. L’Italia deve riappropriarsi di un ruolo di primo piano in un’Europa che riconosca il valore della nostra identità nazionale, non mortificandola ma sostenendola in un progetto di crescita comune. Vogliamo una Ue diversa, più democratica, il popolo deve partecipare attivamente a questa costruzione. Dobbiamo ripensare la politica commerciale e industriale, ridare equilibrio al sistema finanziario e limare lo strapotere delle banche. I giovani, poi, devono essere i protagonisti di questo cambiamento, attraverso un nuovo impulso alla cultura e alla formazione. Sfide che l’Europa ormai non può più disattendere.

I punti di vista e le opinioni espressi nell'articolo non necessariamente coincidono con quelli di Sputnik.

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