18:06 26 Ottobre 2020
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Gli Stati Uniti ritireranno dalla Germania 12 mila soldati, che verranno in parte ricollocati in altri Paesi europei, fra cui l’Italia. Africom, la centrale di comando NATO per l’Africa verrà dislocata in un’altra località, probabilmente a Napoli. Con questa mossa gli USA vogliono soltanto punire la Germania perché non spende il 2% per la Difesa?

Trump riporta a casa 6400 soldati a casa dalla Germania, gli altri 5400 verranno dislocati in altri Paesi europei, fra cui Italia e Belgio. Gli Stati Uniti imputano a Berlino di non spendere abbastanza in Difesa, ma l’operazione degli States viene accolta molto calorosamente dalla Polonia, che ospiterà truppe americane aggiuntive contro la fatidica “aggressione” russa.

Sono in arrivo quindi in Italia altri militari e aerei americani. L’Italia, in una posizione strategica nel mediterraneo, si riconferma bastione fondamentale della NATO. Che peso politico avrà per Roma il ricollocamento delle forze statunitensi, compresa la centrale di comando Africom? Sputnik Italia ne ha parlato con Mirko Molteni, giornalista, esperto di storia e argomenti militari.

— Trump ritira 12 mila soldati dalla Germania: metà torneranno a casa e l’altra metà verrà ricollocata in Italia e in altri Paesi NATO. Mirko, che cosa c’è dietro il gesto del presidente americano, soltanto la volontà di colpire i tedeschi perché non spendono abbastanza per la Difesa?

— Vi sono numerosi motivi. Certamente conta anche il fatto che Stati Uniti e Germania negli ultimi anni sono stati divisi da due questioni fondamentali. La Germania non spende abbastanza in percentuale del suo PIL per la Difesa, come vorrebbero gli Stati Uniti che individuano con il 2% la spesa annua militare di tutti gli alleati; la Germania spende solo l’1,4%. Il secondo motivo è il Nord Stream, il gasdotto strategico fra la Russia e la Germania che passa per il fondo del Mar Baltico, si sta iniziando la realizzazione della seconda tratta.

Inoltre ricollocando soldati in parte in Italia, assieme ai caccia F-16, e in Polonia, gli Stati Uniti spostano le proprie forze più vicino ai confini con la Russia, mentre nel caso dell’Italia si tratta di un Paese strategico nello scacchiere mediterraneo anche per la crisi in Libia. Infine proprio dall’Italia, in particolare da Sigonella, decollano spesso aerei spia americani diretti nel Mar Nero, fra l’altro l’ultimo episodio si è verificato un paio di giorni fa: un aereo spia americano Poseidon è stato scoperto dai caccia russi mentre curiosava nel Mar Nero vicino alla Crimea. L’Italia, vista la sua posizione, si riconferma un bastione importante della NATO sia verso la Russia sia verso il Sud del Mediterraneo.

— Questa mossa è stata molto voluta dalla Polonia. La NATO funziona ancora principalmente in chiave anti russa?

— Sicuramente sì, la stessa Polonia da tempo ha già avviato i rapporti commerciali con gli Stati Uniti riguardo al gas liquefatto americano. Questa attitudine antirussa della Polonia viene dalla storia passata, tedeschi e russi si spartirono la Polonia più volte di cui l’ultima con il Patto Molotov-Ribbentrop nel 1939. Confinante con la Polonia c’è la zona di Kaliningrad, che è una grossa base russa dove Putin ha schierato i missili Iskander a breve raggio. Questi missili però sono anche una conseguenza del fatto che gli americani per primi già con Obama avevano avviato il discorso delle basi antimissile in Romania e in Polonia. Si tratta sempre di un’azione-reazione fra le due parti. Risolvere la tensione internazionale è possibile con una volontà comune e con trattative di dialogo.

— Che peso politico avrebbe per Roma un eventuale ricollocamento di Africom in Italia?

— Avrebbe un peso politico molto grande. C’è l’ipotesi di ricollocare questo comando relativo allo scacchiere africano a Napoli, dove esiste già il quartiere generale della VI flotta americana. Africom rafforzerebbe l’importanza di Napoli nello specifico come quartier generale delle forze americane sul versante sud della NATO. Così aumenterebbe il peso italiano per quanto riguarda future operazioni di stabilizzazione nell’Africa, questo accade nei giorni in cui sta partendo una nuova missione militare che vede militari italiani dispiegati in Mali contro gli islamisti salafiti. Si tratta però di una missione a guida francese.

— Con Africom l’Italia avrebbe un po’più di carte da giocare in Libia “contro” gli alleati francesi? Fra l’altro il ministro della Difesa Guerini è appena rientrato dalla Libia.

— Un maggiore avvicinamento del comando americano Africom al mediterraneo implica in prospettiva che gli Stati Uniti possano, magari ripartendo anche dalla Libia, ripensare un ruolo più incisivo in Africa dell’Italia.

Francia e Italia sono alleate in questi giorni per questa operazione in Mali, ma in Libia sono su due fronti opposti: il governo italiano riconosce oramai da alcuni anni il governo libico di Tripoli del presidente Serraj, mentre la Francia appoggia Haftar. Fra Italia e Francia non c’è sempre quella sintonia che si potrebbe immaginare a prima vista.

— I trattati per la presenza di basi e soldati americani in Italia vengono quindi costantemente aggiornati? Il tutto senza essere discusso in Parlamento, giusto?

— Gli accordi che regolano la presenza delle truppe americane in Italia risalgono al 1954. Per quanto riguarda poi l’entità delle forze, nel momento in cui gli Stati Uniti decidono di schierare più soldati o aerei in Italia intervengono in questo caso degli accordi specifici fra i militari dei due Paesi per organizzare l’aspetto logistico dell’accoglienza dei nuovi mezzi. Questi nuovi F-16 per esempio, che dalla Germania verrebbero spostati ad Aviano aggiungendosi agli altri F-16 già presenti, vanno ad aumentare la quantità di rifornimenti richiesta per la base. Qui entrano in campo accordi tecnici che vengono affrontati dai militari, non si tratta di cambiamenti che vanno ad incidere dal punto di vista politico.

Certo è che con più aerei ad Aviano che già ospita alcune armi nucleari americane, le bombe B61 sganciabili dagli aerei, la base stessa vede accresciuto il suo ruolo. Si tratta di una base già posizionata verso Est può che facilmente riportare le guarnigioni NATO in Romania e ai confini con l’Ucraina e con il Mar Nero attraverso un breve tragitto di volo. Alcuni giorni fa un piccolo nucleo di quattro F-16 decollati da Aviano aveva già partecipato ad alcune esercitazioni della NATO nel Mar Nero. Questo a riprova di un avamposto sempre più importante.

I punti di vista e le opinioni espressi nell'articolo non necessariamente coincidono con quelli di Sputnik.

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