10:51 01 Ottobre 2020
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L’Italia che in queste settimane sta provando ad uscire dal “confinamento” che in nome della sicurezza sanitaria ha portato milioni d’italiani alla povertà e all’emarginazione sociale si trova ora a gestire un’altra emergenza: l’arrivo in massa di migranti, attratti dal “belpaese”.

I migranti che non solo devono essere accolti ma anche messi in condizione, se positivi al Covid-19, di non trasmettere e spargere l’infezione sul territorio nazionale.

L’agognato traguardo di questi flussi sono certamente le coste siciliane, di cui spesso si parla, come pure i confini del Friuli Venezia Giulia che costituiscono la “porta d’ingresso” in Italia della cosiddetta “rotta balcanica”.

Fabrizio Marras
© Foto : Fabrizio Marras
Fabrizio Marras
Per avere una testimonianza diretta su cosa sta succedendo sulla “frontiera orientale” Sputnik Italia ha raggiunto Fabrizio Marras, segretario generale provinciale di Gorizia della FSP Polizia di Stato (Federazione Sindacale di Polizia)

— Cosa sta realmente succedendo in Friuli Venezia Giulia sui confini orientali del Paese?

— Sui confini friulani la situazione è al collasso! Purtroppo si sta verificando ciò che la nostra sigla sindacale aveva previsto da tempo. Il nostro grido d’allarme è arrivato anzitempo nei palazzi romani, ma senza trovare riscontro. Nonostante il flusso migratorio non si sia mai fermato, nell’ultimo mese, in particolare, c’è stato un incremento sostanziale di arrivi di cittadini extracomunitari provenienti dalla “rotta balcanica”, che ha interessato il nostro territorio e che lo ha portato ad essere ancora una volta una delle mete più ambite dai migranti, agevolati da organizzazioni criminali senza scrupoli. Proprio per questi motivi, il governatore del Friuli Venezia Giulia Massimiliano Fedriga, pochi giorni fa ha annunciato lo stato di “preallerta”

— In prevalenza quali sono i paesi di provenienza dei migranti. Scappano dalle guerre?

— Attualmente il Friuli Venezia Giulia è interessato principalmente da un intenso flusso di migranti provenienti da Pakistan, Afghanistan, Bangladesh e Sri-Lanka. Le statistiche del Ministero dell’Interno parlano chiaro: solo il 15-20% di loro ottengono, dopo un iter che può durare anche anni, il permesso di soggiorno per asilo politico o protezione sussidiaria. Gli altri sono i cosiddetti “migranti economici”, cioè persone che intendono entrare in Europa al fine di migliorare le loro condizioni di vita rispetto al proprio paese d’origine.

L’Italia, non avendo stipulato accordi con i rispettivi governi, difficilmente, se non per volontà degli stessi stranieri, riesce a procedere con le loro espulsioni amministrative. Vien da sé, che vivendo in totale clandestinità ed avendo il più delle volte un basso livello d’istruzione, questi stranieri vengono facilmente assoldati e sfruttati dal caporalato agricolo o come manovalanza per le organizzazioni criminali.

Se scappano dalle guerre? Ci basta leggere le notizie internazionali, mi pare che Pakistan, Bangladesh e Sri-Lanka non siano entrati in guerra con nessun paese; in Afghanistan per garantire stabilità addirittura c’è la NATO coi nostri soldati da quasi vent’anni! La motivazione che scappano dalle guerre mi pare sia solo uno specchietto per le allodole.

— I vostri colleghi sloveni che fanno?

— La Slovenia fa del suo meglio, ma ha poco personale e le zone da vigilare sono molte. Tenga presente che la “rotta balcanica” parte dalla Turchia e Grecia, per continuare in Serbia, Bosnia Erzegovina, Croazia, Slovenia. Solo un deciso interessamento a livello europeo potrebbe cambiare radicalmente la situazione. Va aggiunto che i migranti non attraversano ufficialmente i valichi di frontiera ma usano passaggi alternativi, magari tra i boschi, cercando ovviamente d’eludere i vari controlli, per farsi infine trovare dalle Forze dell’Ordine italiane una vola arrivati a traguardo in Italia.

Ex-valico di Casa Rossa
© Foto : Fabrizio Marras
Ex-valico di Casa Rossa

Divergenze sulla “rotta balcanica”

— Il ministro Luciana Lamorgese a luglio parlando della gestione arrivi dei migranti in Friuli ha dichiarato: “la rotta balcanica sta andando abbastanza bene”. Lei cosa ne pensa? 

— FSP Polizia di Stato non ha un colore politico, ma le scelte di un Governo incidono radicalmente sull’operatività delle Forze di Polizia.

Se per il Ministro dell’Interno “la rotta balcanica sta andando abbastanza bene”, per noi sindacalisti della FSP Polizia di Stato “siamo in piena emergenza”.

È evidente che ancora una volta a Roma hanno sottovalutato la problematica, ma pare che in questi giorni abbiano cambiato idea. Infatti il ministro Lamorgese, forse anche dopo le nostre incessanti richieste, ha promesso d’inviare 100 militari dell’Esercito Italiano a Gorizia che si andranno ad aggiungere agli altri presenti in zona.

— Sempre il ministro Lamorgese ha appena affermato che ci saranno più rimpatri dei migranti. Come valuta questo dato?

Fila di migranti
© Foto : Fabrizio Marras
Fila di migranti
— Per quanto riguarda l’eventuale espulsione degli stranieri arrivati in Italia in questi mesi, come annunciato dal ministro dell’Interno, credo che sia una strada non percorribile. Salvo casi eccezionali, la normativa vigente dispone che il richiedente di “protezione internazionale” non possa essere espulso dal territorio dello Stato fino a quando la competente Commissione Territoriale non abbia espresso un giudizio in merito alla domanda dallo stesso presentata. Forse qualcuno verrà espulso, ma non prima di 1-2 anni.

— Il governatore Fedriga ha chiesto l’Esercito sui confini, quindi un aiuto auspicabile?

— Se dovessero arrivare i militari, adeguatamente formati e con regole d’ingaggio efficaci, sarebbero sicuramente d’aiuto nel controllo finalizzato a far rispettare le ordinanze “Covid-19” nelle zone confinarie.

Ma questo non basta, come abbiamo già precisato in precedenza auspichiamo un pronto intervento del Dipartimento della P. S., affinché invii nel territorio goriziano personale della Polizia di Stato in pianta stabile. 

— Parlando delle Forze di Polizia impegnate nel controllo del territorio, siamo davanti all’endemica carenza di personale e di mezzi?

— I governi che si sono succeduti nel tempo non hanno pensato due volte a tagliare i fondi alle Forze dell’Ordine. Ed ora a distanza di anni, come nel resto d’Italia, anche a Gorizia dobbiamo fare i conti con un organico risicato.

Oltre al controllo del territorio di Gorizia e Monfalcone, abbiamo attualmente due macigni che pesano sulla nostra testa. Il C.P.R. (Centro di Permanenza per il Rimpatrio) di Gradisca d’Isonzo e la vigilanza delle aree di confine con la Slovenia. Inoltre, in seguito ai vari D.C.P.M. e delle ordinanze del ministro della Salute, il personale della Polizia di Frontiera e della Questura deve vigilare affinché tutte le persone provenienti da paesi, individuati come a rischio Covid-19, rispettino il divieto d’ingresso nel territorio dello Stato od ottemperino all’obbligo della quarantena.

FSP Polizia di Stato, unendosi alle richieste del Questore di Gorizia e del Direttore della IV^ Zona della Polizia di Frontiera, ancora una volta sollecita il Ministero affinché vengano assegnati con urgenza più uomini nel territorio.

Obblighi sanitari da rispettare

— Lei ha accennato agli obblighi sanitari per il Covid-19, in che modo state gestendo l’emergenza sanitaria sui migranti in arrivo?

— Le Forze dell’Ordine si attengono alle procedure previste per l’emergenza sanitaria “Covid-19”. Gli stranieri vengono visitati da personale medico e successivamente posti in quarantena. Non essendo possibile applicare loro delle misure coercitive, vi è una concreta possibilità che si allontanino dal centro d’accoglienza.

— “L’accoglienza” non dovrebbe adombrare un altro fattore importante: la sicurezza sanitaria sia di chi arriva, sia dei cittadini italiani. Secondo Lei non è concreto il rischio che, in base a questo progressivo afflusso di migranti, l’Italia possa ricadere sotto una nuova ondata d’infezione da coronavirus?

— Dando per buone le parole del ministro degli Affari regionali Francesco Boccia secondo le quali “il 75% dei positivi Covid sono italiani”, se la matematica non è un’opinione possiamo dire che il 25% restante è composto da migranti e persone provenienti da paesi ad alto rischio, quindi il rischio è reale. Come ho detto prima non essendo possibile applicare loro delle misure coercitive, ed essendo questi soggetti poco “ligi” nel rispettare le norme della quarantena, la possibilità che possano diffondere l’infezione sul territorio italiano è un dato di fatto.

I punti di vista e le opinioni espressi nell'articolo non necessariamente coincidono con quelli di Sputnik.

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