08:34 23 Ottobre 2020
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Tutto pronto per la cerimonia di inaugurazione del nuovo ponte di Genova fissata per lunedì 3 agosto dalle 18:30.

Il viadotto del Polcevera (San Giorgio) è stato realizzato in meno di due anni dal crollo del Ponte Morandi e lungo 1067 metri.

La prima auto a transitare sul ponte San Giorgio sarà quella del presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Il traffico verrà poi aperto alle auto due giorni dopo.

In vista dell’evento più atteso dell’anno Sputnik Italia ha raggiunto in esclusiva Roberto Carpaneto, l’Amministratore delegato di Rina Consulting che ha diretto i lavori e ha fatto project manager del nuovo viadotto.

— Ingegnere Carpaneto, il RINA ha ricoperto il ruolo di Project Management Consultant per la Struttura Commissariale, Direzione lavori, Coordinamento per la Sicurezza in fase esecutiva e controllo qualità per le fasi di demolizione e ricostruzione del nuovo viadotto. Che significato ha questo grandioso progetto per la Sua azienda? E che cosa rappresenta l’ex ponte Morandi, che si “rinasce” a 2 anni dopo il crollo, personalmente per Lei? 

— Il crollo del ponte Morandi rappresenta una tragedia che ha toccato non solo i genovesi, ma l’Italia intera, sia da un punto di vista emotivo che economico. Inoltre, l’impatto finanziario è stato fortissimo a causa delle difficoltà viarie per il trasporto delle merci verso il porto di Genova, ma anche per la città stessa che si è trovata a perdere tra i 6 e i 10 milioni di euro al giorno.

Per RINA avere la responsabilità del Project Management, della Direzione Lavori e del Coordinamento della Sicurezza per l’intero progetto è stato un onore, perché l’azienda, anche se attiva in tutto il mondo, è fortemente legata a Genova, dove ha la sua sede da quasi 160 anni.

Personalmente, mi sono sentito molto coinvolto perché sono nato proprio nella zona in cui si trova il viadotto. Questo, però, mi ha dato molta energia e motivazione durante i lavori. Professionalmente, in qualità di CEO di RINA Consulting, ho guidato il team RINA, seguendo direttamente tutto il progetto.

Ma non avrei potuto portare a compimento questo lavoro se non fosse stato per la competenza dei miei 80 colleghi, tra cui vorrei menzionare il Project Manager Andrea Tomarchio, Alessandro Aliotta il Direttore dei lavori ed Emilio Puppo, Responsabile per la Sicurezza. 

— Vi occupate di questa opera dal 2018 e non vi siete fermati neanche per l’emergenza Covid-19. È stato difficile portare avanti i lavori in questo periodo buio per il Paese, visto che il cantiere del nuovo viadotto è stato inserito in uno spazio davvero limitato, in un ambiente cittadino densamente popolato?

— Il team RINA dedicato alla gestione degli aspetti di salute e sicurezza in cantiere ha svolto un lavoro eccezionale per ridurre al minimo i rischi da Covid-19. Abbiamo cominciato a rivedere le procedure già a febbraio, quando ancora la percezione di questa minaccia era debole. In qualità di PMC, il nostro compito è riuscire a prevedere gli ostacoli al buon funzionamento del cantiere e proporre soluzioni che proteggano la continuità operativa.  Grazie alla messa in pratica di misure come la distribuzione di DPI adeguati, la formazione del personale, lo scaglionamento degli ingressi, il tracciamento delle interazioni tra i lavoratori e la sanificazione degli ambienti è stato possibile non interrompere i lavori neanche durante il lockdown. 

— Come sarà il nuovo ponte di Genova? Sarà molto diverso dal suo predecessore? Potrebbe descrivere la struttura e parlarci delle sue particolarità?

— Il design del ponte ricorda una nave, è molto discreto rispetto al suo predecessore e valorizza la valle tra le colline e il mare. Il Genova San Giorgio è costruito in acciaio, lungo 1,1 km e alto oltre 45 m con 19 campate. Le 18 pile sono realizzate in cemento armato e sono state posizionate ad una distanza l’una dall’altra di 50 metri per non disturbare l’ambiente. Quelle che sostengono le campate sul fiume e sulla ferrovia sottostante distano 100 metri. Il ponte è leggero e luminoso che riflette la luce del sole, ma è un ponte di design conservativo, che riflette il carattere dei genovesi.

Il budget complessivo per il progetto è stato di 19 milioni di euro per la demolizione e 202 milioni per la costruzione.

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© Foto : Andrea Botto
Ricostruzione del Ponte di Genova

— Avete ricevuto già qualche feedback da parte dei genovesi che due anni fa hanno vissuto un vero e proprio incubo?  Sono orgogliosi?

— Penso che nel rapporto con la cittadinanza, la comunicazione e la trasparenza siano state la chiave per una buona relazione tra il cantiere e la popolazione. Fin dall'inizio abbiamo tenuto informato i genovesi che, comprendendo come e perché erano costretti a sopportare qualche disagio, lo hanno fatto di buon grado, sostenendoci sempre. La consapevolezza delle dimensioni e della complessità di questo progetto, insieme alla necessità di costruire il ponte il più rapidamente possibile ha fatto sì che i lavoratori e la cittadinanza diventassero un unico team. 

— La messa in sicurezza del nuovo ponte è uno degli argomenti più discussi. L'Istituto Italiano di Tecnologia (Iit) e il Gruppo Camozzi hanno ideato e realizzato un sistema robotico unico al mondo per contribuire alla sicurezza del nuovo ponte di Genova. Come valuta questo approccio innovativo?

— Il monitoraggio della “salute” del ponte è di vitale importanza per garantire che una tale tragedia non si verifichi più e che i sofisticati sistemi automatici installati sul ponte Genova San Giorgio consentiranno di poter avere continuo accesso ai dati necessari per la valutazione del suo stato. 

— Qualche anno fa in Italia c'erano quasi 2 mila ponti a rischio crolli. Dopo il “caso Morandi”, a Suo avviso, i gestori hanno imparato la lezione e adesso prestano più attenzione alla manutenzione?

— Il crollo del ponte Morandi è stato una lezione da cui dobbiamo imparare. Questa vicenda ha dimostrato che in Italia ci sono le competenze, la tecnologia e la possibilità di fare le cose bene. Spero che faremo tesoro di questa consapevolezza.

I punti di vista e le opinioni espressi nell'articolo non necessariamente coincidono con quelli di Sputnik.

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