10:52 05 Agosto 2020
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Una Roma vuota come non si è mai visto prima: strade deserte e alberghi vuoti costretti a chiudere per l’assenza di turisti.

Il turismo piange e a soffrire maggiormente non sono le località di mare, bensì le città d’arte, fra cui la capitale, fra le mete più internazionali del Paese. Gli albergatori rischiano il fallimento e chiedono un piano strategico dal governo.

Sono solo 200 sulle 1200 presenti le strutture alberghiere aperte nella città eterna, duramente colpita dalla crisi post-Covid. La maggior parte degli albergatori infatti riapriranno a marzo 2021, sempre se non saranno costretti a chiudere definitivamente la propria attività.

Rispetto alle località puramente balneari e a molte altre città Roma ospitava per lo più turisti stranieri, ora assenti per via della crisi delle compagnie aeree. Le prospettive sono tutt’altro che rosee e per ripartire sono necessari degli aiuti concreti dal governo, in primis un piano strategico per il settore del turismo.

Sputnik Italia ha raggiunto per un’intervista in merito il presidente di Federalberghi Roma Giuseppe Roscioli.

— Presidente Roscioli, quali sono i danni subiti dal turismo romano a causa del Coronavirus, in particolare nel settore degli alberghi?

— In questo momento la città di Roma sta perdendo circa 100 milioni al mese per quanto riguarda il turismo alberghiero. Ci sono circa 200 alberghi aperti su 1200, quelli aperti ora sono occupati al 10-15%, normalmente in questo periodo le cifre raggiungevano l’80-90%.

— Sarà un’estate molto difficile quindi per Roma che dipende in gran parte dal turismo straniero?

— Roma ha un tasso di internazionalizzazione del turismo del 75%, su ogni 100 clienti 75 sono stranieri. Molti alberghi quest’estate non riaprono, apriranno direttamente a settembre oppure a marzo. Questa è la nostra previsione.

— Gli alberghi che non aprono in questa stagione rischiano di chiudere per sempre?

— Certo, questo riguarda soprattutto gli alberghi che pagano l’affitto. In questo caso si corre il rischio che non riaprano più. Se il proprietario dell’immobile non va incontro all’operatore questo dovrà riconsegnargli le chiavi.

— Inoltre un albergo dà lavoro a tante persone e professionalità. Saranno in tanti a perdere il lavoro?

— Sì, c’è un indotto molto importante nel turismo. Basti pensare alle lavanderie industriali, che forniscono le lenzuola agli alberghi. Pensiamo alle fabbriche che producono gli oggetti di cortesia che troviamo in bagno in albergo, come il bagnoschiuma e lo shampoo e via dicendo. Senza turismo non lavorano nemmeno loro. Questo riguarda anche chi fornisce i prodotti alimentari agli alberghi.

— Sono arrivati degli aiuti dal governo? Gli albergatori vengono sostenuti in qualche modo?

— Qualche cosa è stata fatta, come ad esempio la cassa integrazione o le tasse sugli immobili di giugno, che non dovranno essere pagate. Il problema vero è che il governo si deve rendere conto che mentre altri settori hanno ripreso in parte, il turismo invece non riprenderà prima di marzo dell’anno prossimo. Gli aiuti e le azioni che ha attuato il governo fino a questo momento sono di carattere emergenziale, invece sul turismo bisogna lavorare nel medio periodo, almeno ad un anno da oggi. Anche se a marzo riaprono gli alberghi, non lo faranno al 100% di occupazione. La cassa integrazione dovrebbe andare oltre al mese di marzo, per noi è un problema di più lunga scadenza rispetto ad altri settori. Per noi il problema del turismo è dovuto anche alla crisi delle compagnie aeree, tutto il settore soffre in maniera pesante.

— Che cosa vi aspettate quindi?

— Serve un piano strategico, ma bisogna che se ne convinca il governo. Non tutta Italia è nella stessa situazione: nelle zone di villeggiatura si lavora abbastanza bene, il problema riguarda le città d’arte e di provincia. Gli aiuti devono essere selettivi.

I punti di vista e le opinioni espressi nell'articolo non necessariamente coincidono con quelli di Sputnik.

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