23:31 24 Ottobre 2020
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Gli scienziati italiani hanno dimostrato che i raggi UVC possono uccidere in pochi secondi il Coronavirus. La scoperta può facilitare l’utilizzo dei raggi ultravioletti per disinfettare gli ambienti alle dosi necessarie per eliminare il virus. Anche l’esposizione ai raggi UV del sole d’estate può diminuire i rischi del contagio.

È provato, i raggi UVC neutralizzano il Coronavirus. Lo studio è un lavoro comune effettuato dall’Istituto nazionale di astrofisica (Inaf), dall’Università Statale di Milano, dall’Istituto nazionale tumori (Int) e dall’Irccs Fondazione Don Gnocchi.

I sistemi basati sui raggi ultravioletti sono già stati utilizzati per disinfettare gli ambienti ospedalieri dai virus, ma lo studio italiano ha ottenuto la dose necessaria per uccidere il Covid-19. Inoltre lo studio ha ribadito il ruolo dei raggi UVA e soprattutto UVB nel neutralizzare il Coronavirus nell’ambiente e sulle superfici esposte al sole. Sputnik Italia ha raggiunto per sapere i dettagli dello studio Andrea Bianco, ricercatore Inaf-Osservatorio Astronomico di Brera.

— Andrea Bianco, ci parli del vostro studio sul potere dei raggi ultravioletti contro il Coronavirus.

— Questo studio è importante per permettere di realizzare sistemi di disinfezione degli ambienti o degli oggetti mediante l’uso dei raggi ultravioletti, in particolare dei raggi UVC, i raggi più energetici e più efficaci nell’uccidere i microorganismi, i virus e i batteri.

L’uso dei raggi UVC per disinfettare gli ambienti di per sé non è una novità, è un metodo fisico conosciuto da tanti anni. È importante precisare che ogni virus per essere ucciso ha bisogno di una dose minima. Era fondamentale trovare la dose necessaria nel caso del Coronavirus. Esistono in commercio dei robot che si muovono nei corridoi o sui mezzi di trasporto con delle lampade UV illuminando le pareti con i raggi.

— Come avete svolto lo studio in relazione al Coronavirus?

— Abbiamo considerato il virus sospeso in una soluzione d’acqua che andava a simulare il virus che c’è nelle goccioline di una persona infetta. Abbiamo controllato se il virus immerso nell’acqua assorbisse e quanto assorbisse gli UV. Abbiamo effettuato un esperimento pulito per andare a determinare le dosi e i tempi necessari per l’eliminazione del virus.

— Quali sarebbero le dosi necessarie?

— Per quanto riguarda l’UVC a 254 nanometri, che è la lampada classica più usata, la dose è 3,7 mJ a centimetro quadro. Questo vuol dire che se la lampada illumina con un milliwatt a centimetro quadro, una potenza che si riesce ad ottenere facilmente, la dose necessaria si raggiunge in meno di 4 secondi. Con i sistemi UV che uno può reperire in commercio ci vogliono tempi di esposizione dell’ordine di secondi.

Questo è il valore minimo che abbiamo fornito al virus, quindi non è detto che possa essere ancora più bassa la dose minima. Abbiamo provato 3,7, poi 15,9, e anche dosi più alte. Già a 3,7 il virus era completamente neutralizzato.

— L’esposizione al sole potrebbe essere un modo per rischiare meno di contrarre il virus? La spiaggia, se vogliamo, è il posto più sicuro dove trovarsi?

— I raggi UVC, quelli che abbiamo studiato, il sole li emette ma fortunatamente lo strato di ozono attorno alla terra li blocca completamente. I raggi UVC sono dannosi anche per l’uomo perché provocano il tumore alla pelle. Quando si parla di disinfezione UVC si tratta di situazioni in cui non ci deve essere la presenza di persone. Ho visto che si vendono anche su amazon un sacco di lampade UVC, la gente però deve essere consapevole dei rischi, magari può anche non contrarre il Coronavirus, ma nel giro di qualche anno può sviluppare melanomi o carcinomi.

Sulla terra arrivano i raggi UVA e UVB, sono le radiazioni che ci fanno abbronzare d’estate. Soprattutto l’UVB è in grado di disattivare il virus, in modo comunque molto meno efficace dell’UVC, almeno di 100 volte. Il vantaggio è che il sole emette tanti raggi UVB d’estate e il tempo di esposizione è maggiore. La quantità di UVB in una giornata estiva piena di sole è in grado di uccidere e disattivare il virus. È sicuramente un fattore che riduce il rischio perché riduce la quantità di virus presente nell’ambiente. Abbiamo anche cercato di spiegare perché l’influenza d’estate scompare. Anche qui i raggi UV del sole sicuramente contribuiscono ad eliminare i virus.

— Nei Paesi caldi quindi ci sono meno rischi di contrarre il virus?

— Per esempio nella penisola arabica, negli Emirati Arabi la gente è abituata a stare al chiuso. A Dubai le persone non escono quasi mai, passano dal centro commerciale alla macchina e altri ambienti chiusi con il condizionatore. Quindi in questi casi gli effetti positivi dei raggi solari non si manifestano. Se parliamo dell’Italia invece la gente tipicamente d’estate è propensa a stare fuori all’aperto e quindi può giovare degli effetti dei raggi solari.

— Con il ritorno dell’autunno e dell’inverno quindi i contagi potrebbero ricominciare a salire?

— Non ci sarà più l’effetto di auto disinfezione dell’ambiente. Che i casi possano aumentare o meno dipende da molti altri fattori e dalle abitudini delle persone. Da noi in autunno e in inverno non avremo l’aiuto del sole. Oggi possiamo contare su questo alleato, anche le superfici all’aperto esposte al sole si auto disinfettano. È importante sottolineare che l’effetto di cui parliamo esiste ed è provato.

I punti di vista e le opinioni espressi nell'articolo non necessariamente coincidono con quelli di Sputnik.

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