01:47 03 Dicembre 2020
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#Zonarossa è il titolo del nuovo libro, la prima opera sulla comunicazione dell’emergenza Covid-19, scritta a quattro mani da Gianluca Comin e Lelio Alfonso con la prefazione di Walter Ricciardi, edito da Guerini e Associati, disponibile in edizione digitale e da luglio in libreria.

Leggi la prima parte dell'intervista

Cosa abbiamo imparato dall’epidemia e quali previsioni si possono fare sul futuro dell’economia post-Covid-19? Sputnik Italia ne parla con uno degli autori della #Zonarossa, il presidente e fondatore di Comin & Partners Gianluca Comin.

Gianluca Comin
© Foto : Gianluca Comin
Gianluca Comin
— Potresti fare anche qualche esempio di applicazione della best practice?

— Tra le best practices nel nostro Paese, emblematico il caso della Regione Veneto, che si è dotata fin da subito di un modello organizzativo per la gestione dell’emergenza, grazie alla combinazione tra gli strumenti di calcolo e le informazioni acquisite dal mondo sanitario e dalla medicina del territorio. L’utilizzo di una piattaforma basata sulla raccolta e l’elaborazione dei dati già presenti in diversi database (anagrafici, fiscali, sanitari), ha permesso di reagire in maniera tempestiva al rischio di diffusione dei contagi: si è partiti dal primo caso, di cui è stata rintracciata l’identità, i familiari, le abitudini e i rapporti sociali e lavorativi. Solo a questo punto si è proceduto con il sottoporre a tamponi la popolazione dell’area territoriale interessata, dando vita a un vero e proprio screening massivo che ha visto la partecipazione informata e condivisa da parte dei cittadini.

— La Procura di Milano, a seguito dell’esposto presentato ad aprile dal Codacons, ha aperto una inchiesta sull’emergenza coronavirus in Italia, con particolare riferimento al ruolo e alle responsabilità dell’OMS chi “aveva il compito e l’obbligo di fornire informazioni accurate, tempestive e indipendenti per dare importanti raccomandazioni e prendere decisioni sulla salute pubblica”. A tuo avviso, il modo di comunicare scelto da questa istituzione autorevole era all’altezza della sfida lanciata oggi in tutto il mondo?

— Gli sforzi dell’Oms e delle Nazioni Unite rappresentano nel loro complesso un nuovo e più vasto tentativo di provare a reinventare modalità e strategie nella lotta contro le fake news, la disinformazione scientifica e le distorsioni comunicative. Nell’arco di poche settimane dallo scatenarsi della pandemia le principali aziende tecnologiche hanno iniziato a collaborare con l’Oms, altre istituzioni e Ong per valorizzare i collegamenti a contenuti autorevoli e certificati, rendendo più difficile imbattersi in notizie false nelle ricerche o nei flussi di notizie online, e arrivando talvolta a rimuovere del tutto il contenuto.

— Come ogni malattia infodemia ha bisogno di una cura, di una terapia sul fronte comunicativo. Avete derivato una vostra formula che potrebbe essere utilizzata anche nel futuro?

— Come ripeto spesso, non esiste un’unica formula efficace. È necessario adattare gli strumenti comunicativi ad ogni caso particolare cercando di rispettare alcuni concetti chiave quali chiarezza, trasparenza e immediatezza. Certamente, in questo caso, bisogna tener particolarmente conto della psicologia dei propri interlocutori che possono essere, anche in maniera sostanziale, influenzati dalle nostre informazioni. Per questi motivi, sottolineiamo spesso nel libro la necessità di comunicare l’incertezza. Questo è sicuramente uno degli insegnamenti che la pandemia ci ha regalato: comunicare sempre, anche quando non si è sicuri delle scelte e delle conseguenze future.

— La tragedia del Covid non solo ha creato le vittime, ha lacerato il tessuto sociale ma anche ha causato enormi danni psicologici ed economici. Quale strategia devono scegliere le aziende italiane per adottarsi alla nuova realtà? Devono trovare un modo differente per comunicare con i propri consumatori?

— Certamente e nel nostro libro abbiamo provato ad elencare alcuni aspetti. Innanzitutto, le aziende dovrebbero garantire efficaci ed efficienti flussi di comunicazione interna: i dipendenti sono i primi “brand ambassador” e devono essere adeguatamente informati. Inoltre, le aziende dovrebbero comunicare regolarmente con i clienti e aggiornarli sulla situazione e le azioni in corso, rassicurando anche gli azionisti. Infine, le aziende dovrebbero essere proattive con gli stakeholder: nel corso di una pandemia tutte le comunità che ruotano intorno all’organizzazione vengono colpite. Per questo le aziende devono fare del loro meglio per assicurarsi che le loro azioni non abbiano effetti negativi sui membri della comunità. L’effetto domino rappresenta una caratteristica tipica della diffusione pandemica delle malattie infettive ed evitarlo rappresenta la chiave e la sfida di questa situazione di emergenza.

Infine, la comunicazione con i consumatori deve essere trasparente e costante, in grado di trasmettere serenità e condivisione. Pensiamo ai grandi marchi che hanno cambiato il proprio logo secondo le norme del distanziamento sociale: questa scelta ha rassicurato i consumatori e li ha incentivati a credere ancora nel brand.

— Nel libro avete fatto riferimento all’economia mondiale che si è ripresa dalle pandemie del passato, dalla SARS alla Spagnola. Secondo te, chi uscirà prima dalla crisi economica dovuta al Covid-19 e perché?

— Difficile da prevedere. Ne usciranno prima tutti coloro che saranno in grado di varare norme di rilancio e saranno in grado di affrontare il problema con lungimiranza e razionalità. Non sarà facile per nessuno, ma certamente una buona strategia comunicativa incentrata sul sacrificio e sulla determinazione potrà aiutare a sollevare gli umori e le sorti di molti Paesi.

I punti di vista e le opinioni espressi nell'articolo non necessariamente coincidono con quelli di Sputnik.

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