18:42 07 Agosto 2020
Interviste
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Circa 73 miliardi di dollari annui è il fatturato globale del narcotraffico afghano, ha dichiarato in un’intervista esclusiva a Sputnik Muhammad Hashim Ortaq, viceministro afghano degli Interni impegnato nel contrasto al narcotraffico.

Ortaq ha altresì parlato dei recenti progressi conseguiti dal suo ministero nel contrasto al traffico di droga, della portata del fenomeno, dei soggetti di maggiore rilevanza nella produzione di droga in Afghanistan e del programma di sviluppo di colture alternative.

— Come valuta l’operato svolto in Afghanistan per contrastare il traffico di stupefacenti?

— Gli stupefacenti costituiscono un problema di portata non solo nazionale, ma anche internazionale. Se nella regione non vi fosse domanda, smetterebbero di esistere colture di stupefacenti. Il principale mercato di commercializzazione è l’estero e questo funge da stimolo alla produzione in Afghanistan. Quando a una valutazione dell’operato, c’è sempre margine di miglioramento.

— Quali sono le attività da Lei svolte negli ultimi 6 mesi per contrastare la diffusione e la vendita illecita di stupefacenti?

— In linea con il piano del Ministero degli Esteri negli ultimi 6 mesi abbiamo condotto circa 1.400 operazioni e arrestato 1.633 contrabbandieri. Inoltre, in diverse province abbiamo distrutto 22 laboratori e 5 magazzini di droga. Mentre nel 2018 la superficie complessiva dedicata alla coltivazione di stupefacenti si attestava a 263.000 ettari, nel 2019 abbiamo registrato una riduzione fino a 163.000.

— Ci può parlare del programma finalizzato alla promozione di colture alternative?

— Il Ministero degli Interni collabora con il Ministero dell’Agricoltura. Secondo quest’ultimo buoni risultati può darli la coltivazione dello zafferanno nella provincia di Herat. Le erbe curative sono un’altra buona alternativa alle colture di stupefacenti. Dobbiamo attirare il maggior numero possibile di agricoltori a partecipare al progetto.

— Helmand, Badakhshan, Farah, Kandahar e altre provincie afghane continuano a primeggiare nella produzione di eroina e di oppio. Perché fino ad ora non siete riusciti a fermare le coltivazioni di papavero in queste province?

— Siamo attivi nel contrasto agli stupefacenti nel rispetto della legge, ma la “narco-guerra” che abbiamo avviato viene condotta in regioni che per il 90% sono altamente pericolose. A prescindere dalle difficoltà, non demordiamo e continuano a contrastare il narcotraffico senza il benché minimo aiuto da parte delle organizzazioni internazionali. Siamo riusciti a distruggere 500 ettari di coltura a papavero da oppio.

— Chi svolge il ruolo chiave nella produzione di stupefacenti in Afghanistan? Talebani, combattenti o funzionari?

— Stando a quanto in nostro possesso, i talebani svolgono queste attività per continuare la guerra in diverse parti del Paese e, in tal senso, i combattenti svolgono un ruolo preminente. La produzione di stupefacenti è in contrasto con la Sharia. E se qualunque funzionario governativo violasse la legge, verrebbe punito duramente.

— A quanto sono stimati i proventi annui che le organizzazioni criminali ricavano dalla produzione di stupefacenti in Afghanistan?

— Stando ai dati dell’ONU i proventi a livello globale si attestano a più di 73 miliardi di dollari.

— L’hashish e le compresse possono arrivare facilmente a Kabul. A Suo avviso, questo è un punto debole del Suo operato?

— Abbiamo arrestato importanti venditori a Kabul e nelle province e abbiamo sequestrato e vietato le compresse.

— Cos’è stato fatto per prevenire il narcotraffico sul confine con i Paesi confinanti?

— Abbiamo all’attivo accordi con i Paesi confinanti, vengono scambiate reciprocamente informazioni. In tal senso è stato fatto molto. Ma questa cooperazione dev’essere approfondita.

— In che misura il coronavirus e la chiusura delle frontiere hanno inciso sulla domanda e sull’offerta di stupefacenti e sul loro prezzo nel mercato interno?

— La chiusura di porti e strade ha inciso, ma all’interno del Paese non ha sortito particolari effetti. Ad ogni modo il numero di stupefacenti sul mercato interno non ha registrato aumenti.

— L’Afghanistan partecipa al contrabbando di stupefacenti in tutti i Paesi esteri?

— Le organizzazioni criminali sono implicate nel contrabbando di stupefacenti e i Paesi risentono di questa situazione che è un punto debole non solo per l’Afghanistan ma per tutto il mondo. L’Afghanistan è solo una vittima di questa situazione.

— Alcuni anni fa il governo tagiko propose di legittimare la coltivazione di stupefacenti in Afghanistan e le esportazioni controllate di questi ultimi affinché i proventi fossero controllati dallo Stato. È stato vagliato un progetto simile dal governo afghano?

— In alcuni Paesi la coltivazione di droga è legale, ma attualmente le autorità afghane non ritengono che una legittimazione sia necessaria.

I punti di vista e le opinioni espressi nell'articolo non necessariamente coincidono con quelli di Sputnik.

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