18:51 05 Agosto 2020
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Non accennano a diminuire le proteste verso gli sbarchi dei migranti che con particolare frequenza in questi giorni, o in maniera autonoma, o attraverso le navi delle Ong, stanno interessando le coste calabresi e siciliane.

Ad emergenza si aggiunge emergenza; come rilevato dal personale sanitario che assiste l’accoglienza dei migranti, tra di loro anche numerosi positivi al coronavirus: 11 i migranti risultati positivi tra il gruppo di oltre 60 asiatici giunti il 13 luglio a Pozzallo che vanno a sommarsi ad altri 28 positivi, tra i 70 sbarcati il 12 luglio nel porto di Roccella Jonica.

Cifre allarmanti se consideriamo che davanti alla prospettiva della diffusione dell’infezione, nel marzo di quest’anno tutta l’Italia è stata messa sotto un pressante lockdown, le cui conseguenze sociali, economiche e comportamentali sono ancora tangibilmente sotto gli occhi di tutti. 

Alle proteste di piazza da parte dei residenti locali spaventati dalla possibilità di contagio, ora si aggiungono anche le grida d’allarme degli operatori delle Forze di Polizia, coloro che, nel concreto, si trovano in prima fila nel gestire l’arrivo dei migranti nei porti italiani e in generale sui confini italiani. Uomini e donne in divisa ben consapevoli dei rischi di contagio a cui sono sottoposti in questo momento nell’adempimento del loro dovere. 

Vittorio Costantini
© Foto : Vittorio Costantini
Vittorio Costantini
Per avere un’idea chiara della situazione “in prima linea”, che vada oltre le dichiarazioni dei politici di turno Sputnik Italia ha raggiunto Vittorio Costantini, segretario nazionale del sindacato di Polizia USIP (Unione Sindacale Italiana Poliziotti).

— Innanzitutto com’è la situazione di questi giorni sulle coste siciliane e calabresi?

— Gli sbarchi dei migranti avvenuti in questi giorni a Roccella Jonica in Calabria e quelli avvenuti a Pozzallo e a Lampedusa in Sicilia stanno creando non pochi problemi alle Forze di Polizia impegnate nei servizi per l’accoglienza. Tutto questo perché i numerosi sbarchi connessi all’emergenza sanitaria che sta colpendo non solo l’Italia ma tutto il mondo complica il sistema di accoglienza nel nostro paese. Posso citare un dato: l’hotspot di Lampedusa che per l’emergenza sanitaria è stato calibrato su un’accoglienza di 300 immigrati, nei giorni scorsi ne ha ricevuti un migliaio, per cui ci si può ben rendere conto della situazione che si è venuta a determinare.

Il presidente della regione Calabria Jole Santelli parla di: “situazione esplosiva”, a sua volta il presidente della Regione Sicilia Nello Musumeci ha dichiarato: “il Governo resta in silenzio mentre qui giochiamo col fuoco”. Condivide le posizioni dei due governatori?

— Al di la delle posizioni politiche dei diversi schieramenti esiste oggettivamente un problema. Vi è un situazione in cui, a causa anche della stagione estiva, si prevede addirittura l’intensificazione degli arrivi nell’ordine di ulteriori migliaia di migranti sulle coste siciliane e calabresi. Il problema reale è che nel momento dell’arrivo dei migranti le Forze di Polizia devono procedere alla loro identificazione. Con l’emergenza sanitaria in atto dovuta al Covid-19 la procedura d’identificazione mette a serio rischio, ed è ciò che noi stiamo denunciando in questi giorni, la salute dei poliziotti impegnati in questo servizio. Ecco il motivo per il quale si stanno creando situazioni di disagio dovute alla mancanza di strutture adeguate per accogliere, a primo impatto, l’arrivo dei migranti in relazione a tutta la fase per la procedura dell’identificazione e della verifica sotto il profilo sanitario.

Doppia emergenza

— Possiamo pertanto dire che all’emergenza per gli sbarchi si somma l’emergenza per i possibili contagi da Covid-19?

Migranti su una delle tante carrette del mare in navigazione nel mare tra la Libia e l'Italia.
© AFP 2020 / MAHMUD TURKIA
— Sicuramente l’emergenza immigrati se gestita in questa maniera crea un problema anche sotto il profilo dell’emergenza sanitaria. Mi spiego meglio: in presenza di strutture adeguate i primi ad accogliere i migranti dovrebbero essere strutture e personale sanitario, solo dopo aver effettuato i tamponi e dopo aver avuto la certezza che non vi siano positivi al Covid-19 si dovrebbe procedere alle misure per l’identificazione. Purtroppo, invece, siamo nel caos totale. Sempre a Lampedusa nello hotspot già in sovrannumero sono stati messi in quarantena migranti positivi al Covid-19, assieme ad altri migranti. Ecco, la situazione diventa esplosiva nel momento in cui non vi siano le condizioni per garantire la salute non solo dei poliziotti e di tutto il personale impegnato nell’accoglienza, ma neanche degli stessi migranti presenti. Si dovrebbero prevedere strutture adeguate dove mettere in quarantena eventuali positivi, sia per la sicurezza degli stessi migranti, sia per la sicurezza di chi li riceve.

— Come riportato da un altro sindacato di Polizia ci sarebbero già 25 poliziotti messi in quarantena in seguito agli sbarchi degli ultimi giorni a Roccella Jonica? Ha dei dati a riguardo?

— A Roccella Jonica sono stati impiegati i colleghi del commissariato di Siderno in servizi relativi allo sbarco dei migranti. Il problema è sempre quello: se si fanno intervenire le Forze di Polizia nell’immediatezza dello sbarco, quando ancora non si sa l’esito dei tamponi, e poi dopo 24 ore si viene a sapere che alcuni migranti sono risultati positivi al Covid-19 è normale che tutti gli operatori di polizia che di primo acchito sono venuti a contatto con questi migranti immediatamente vengono messi in quarantena. Vorrei sottolinearlo: noi come Forze di Polizia, il ruolo che abbiamo nell’accoglienza dei migranti è soltanto un ruolo d’identificazione di persone che provengono da altri paesi e che arrivano in Italia. Se tutto ciò nel momento dell’accoglienza si trasforma poi in altri compiti, che non sono di nostra competenza, tutto allora si complica! Motivo per il quale la prassi più consona in questo momento di emergenza sanitaria dovrebbe essere questa: arrivo e sbarco in presenza di una struttura con personale medico e paramedico adeguato a fronteggiare e a verificare se vi sono positivi tra i migranti mediante l’effettuazione dei tamponi, solo dopo i risultati dei tamponi avviare il procedimento per l’identificazione e quindi il contatto con le Forze di Polizia per le mansioni di loro competenza. Se si dovesse rispettare questo schema il rischio di contagio sui poliziotti sarebbe effettivamente di gran lunga inferiore.

Rispetto alla situazione “esplosiva” precedentemente evidenziata, in questi giorni l’arrivo dei migranti è stato talmente superiore alle previsioni che noi, purtroppo, abbiamo dovuto fronteggiato l’emergenza con un numero di appartenenti alle Forze di Polizia a tal punto esiguo che ci sono stati poliziotti costretti a fare doppi o tripli turni, in pratica a lavorare 12 o 18 ore consecutive, con un evidente calo dell’attenzione rispetto alle mansioni previste. In queste condizioni tutte quelle misure stringenti che noi dovremmo assicurare saltano per tutti, sia per il personale di polizia, ma anche per gli stessi migranti. È importante ribadirlo, sono essere umani, in questo modo, paradossalmente, non li accogliamo con quella sicurezza che un paese civile e democratico dovrebbe loro garantire.

— In generale l’Amministrazione del Ministero degli Interni sta usando le dovute precauzione per proteggere il proprio personale in divisa da possibili contagi?

— Attualmente i vari dispositivi di protezione individuali previsti dalla nostra Direzione Centrale di Sanità, come mascherine e guanti, vengono forniti regolarmente. Sotto questo profilo non abbiamo problemi. È ovvio però che quando c’è l’assembramento, quando ci sono situazioni esplosive, i rischi possono aumentare.

Aspettative verso il governo

— Cosa vi aspettate, come Forze di Polizia, da questo governo di fronte a ciò che sta accadendo?

Fondamentalmente vorrei sottolineare una cosa: la questione relativa all’accoglienza e alla gestione degli sbarchi dei migranti non può diventare e non può essere un problema delle sole Forze di Polizia. Ribadisco e ci tengo a evidenziarlo in maniera chiara: la politica deve prendere atto che la questione relativa agli sbarchi è una questione che va affrontata sul piano politico non soltanto dall’Italia ma anche dall’Europa. A causa delle scelte del governo, e non ne faccio una questione di colore politico giallo-rosso, giallo-verde, o qualunque altro, da sindacalista e rappresentante dei poliziotti non m’interessa il colore del governo di turno, a noi interessa che non si scarichino sui poliziotti le inefficienze della politica rispetto alla gestione di alcuni problemi. Se io in qualità di sindacalista sono venuto a conoscenza che ci sono hotspot e strutture inadeguate in base al numero degli sbarchi che si stanno susseguendo, io ritengo che ne sia venuto a conoscenza anche chi a livello politico ha la responsabilità istituzionale e il dovere di prendere provvedimenti urgenti e straordinari per cercare di gestire al meglio questo problema, in questo momento di pandemia globale, attraverso la ricerca di soluzioni adeguate, anche attraverso il potenziamento del personale delle Forze di Polizia.

Visto che oggi viviamo un’emergenza sanitaria che solo in Italia ha fatto 35.000 vittime in poco più di due mesi, la politica dovrebbe stabilire uno schema, una procedura di salvaguardia per tutti coloro che operano rispetto agli sbarchi, mettere tutti quanti in condizione di operare in sicurezza. Ad oggi, purtroppo, possiamo affermare che i poliziotti che stanno lavorando negli hotspot, sulle coste siciliane, o calabresi dove avvengono gli sbarchi, come pure in altre zone d’Italia, non lavorano con la dovuta sicurezza.

I punti di vista e le opinioni espressi nell'articolo non necessariamente coincidono con quelli di Sputnik.

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