20:02 13 Agosto 2020
Interviste
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Dai salotti televisivi ai messaggi diramati dai politici le informazioni sul Covid hanno sempre seguito una strada altalenante, sull’epidemia si è detto letteralmente tutto ed il contrario di tutto. In un’era in cui si vive e ci si informa a colpi di click, anche l’informazione scientifica è cambiata.

I media negli ultimi mesi hanno ospitato l’opinione dei più svariati esperti, spesso creando dei dibattiti e contrapponendo le diverse opinioni sul Coronavirus. Spesso le persone si sono sentite disorientate di fronte alle informazioni sull’epidemia provando anche un po’di sfiducia nella scienza.

Ebbene, com’è cambiata la comunicazione e l’informazione scientifica con l’arrivo del Coronavirus? Sputnik Italia ne ha parlato con Gaetano Di Chiara, professore emerito all’Università di Cagliari in farmacologia e farmacoterapia.

— Professore Di Chiara, com’è cambiata l’informazione scientifica e la comunicazione ai tempi del Coronavirus?

— Sul Coronavirus nel giro di tre mesi si è prodotta una quantità enorme di studi scientifici. Una delle esigenze degli studi, soprattutto dello studio nel caso del Covid, è quella di riuscire a diffonderlo più velocemente possibile fra i ricercatori, la popolazione e i decisori politici.

L’informazione ha preso strade diverse da quelle tradizionali. Nella medicina, nella biologia normalmente la procedura è quella di sottoporre il lavoro ad una rivista internazionale con un comitato di pari, di esperti, cioè colleghi di scrive praticamente. Questi esperti valutano il lavoro, questo processo in genere prende almeno un paio di mesi. Una volta che il lavoro viene accettato vi sono poi gli aspetti editoriali, anche quelli prendono un certo periodo di tempo. Ebbene, il Covid ha accorciato tutti i tempi.

— Come?

— Nella medicina e nella biologia i lavori mandati per la pubblicazione non vengono pubblicizzati. Questa è una differenza rispetto alle scienze fisiche, i fisici inviano i lavori appena scritti per essere pubblicizzati. Questi lavori poi vengono depositati in un archivio, l’autore a quel punto riceveva domande, suggerimenti e critiche. Infine si sottoponeva il lavoro ad una rivista. Questo procedimento non è tipico delle discipline medico biologiche.

Recentemente sono nati però due archivi di questo tipo: bioRxiv e medRxiv. I medici e i biologi possono spedire qui il loro lavoro. Nella maggior parte dei casi questi articoli vengono pubblicati da riviste importanti.

— In questi mesi il problema è che sul Coronavirus gli esperti hanno detto tutto ed il contrario di tutto. Si è creato quindi caos fra la gente, ma anche un po’di sfiducia nella scienza se vogliamo?

— Lei ha ragione. Nel tentativo di accorciare ancora di più i tempi i ricercatori e soprattutto i medici hanno concesso interviste in cui hanno anticipato i risultati preliminari di lavori che erano in corso. Queste interviste sono state prese come delle anticipazioni di risultati scientifici. La cosa curiosa è che molti di questi lavori non sono mai stati pubblicati; ci sono alcuni virologi e clinici italiani che hanno detto di avere risultati pronti, però noi questi lavori non li abbiamo ancora visti. Vi sono sì dei lavori, ma sono fatti in casa, cioè scritti da un autore che aveva rilasciato un’intervista con la collaborazione dell’editore della rivista. L’editore di una rivista dovrebbe essere terzo rispetto al lavoro.

— Qual è il ruolo dei ricercatori e di chi divulga in questo periodo di crisi?

— I decisori politici si sono muniti di comitati scientifici. Neil Ferguson, capo del grosso gruppo di matematici epidemiologi dell’Imperial College a Londra, ha scritto delle memorie prima ancora di redigere un lavoro, memorie indirizzate ai decisori politici. I politici le hanno prese in considerazione.

In Italia abbiamo l’Istituto Superiore di Sanità con i suoi ricercatori che il governo ascolta più degli altri, ed è giusto così. Poi vi è però tutta una serie di personaggi che partecipano a trasmissioni, lì hanno avuto un grande ruolo le varie testate. Queste testate hanno cercato a volte di creare il caso mettendo in contrapposizione quello che diceva uno rispetto a ciò che diceva l’altro.

Ci ricordiamo benissimo che all’inizio c’erano esperti i quali paragonavano il Covid ad una semplice influenza, cosa che si è rivelata essere una grande stupidaggine purtroppo. C’era Rai uno che aveva il suo virologo di fiducia, La 7 che aveva la sua virologa di fiducia e così via. Tutto ciò ha creato una serie di problemi e confusione.

— Della ricerca non si parla quasi mai, ma con il Covid si è ritrovata al centro dei dibattiti. Quanto hanno influenzato i ricercatori le decisioni politiche?

— Come le dicevo l’influenza per esempio degli epidemiologi dell’Imperial College è stata molto importante. Il gruppo guidato da Ferguson ha stilato delle memorie che poi il governo italiano ha utilizzato. Queste memorie prevedevano una vera e propria carneficina nel caso non si fosse attuato il lockdown.

Se andiamo a vedere i calcoli degli scritti dell’Imperial College i massimi e i minimi dei valori che presentano sono molto lontani fra di loro, il grado di precisione è piuttosto relativo. Comunque sia hanno contribuito a convincere il governo a fare il lockdown, cosa che si è rivelata positiva per la lotta contro il propagarsi dell’epidemia.

— Le dichiarazioni degli esperti, ma anche dello stesso governo hanno sempre seguito una rotta altalenante, non crede?

— Sì,negli ultimi tempi la grossa diatriba è stata fra i clinici e i virologi. I medici hanno una visione diversa. I clinici, parlo soprattutto degli intensivisti, effettivamente nell’ultimo mese di malati gravi ne hanno visti ben pochi. Mentre invece se parliamo con gli infettivologi, i quali si basano sui tamponi, loro dicono che il virus sta continuando a circolare.
Il virus non è diventato più “buono”, è cambiata la carica virale ambientale, la differenza fra gli ambienti chiusi e quelli aperti è decisiva. Il lockdown comunque ha spezzato questo circolo vizioso, la gente è più attenta adesso.

I punti di vista e le opinioni espressi nell'articolo non necessariamente coincidono con quelli di Sputnik.

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