17:44 07 Agosto 2020
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Gli effetti economici del coronavirus si fanno sentire pesanti sugli interscambi internazionali. L'Organizzazione Mondiale del Commercio (Wto) valuta una contrazione tra il 13% e il 32% a seconda degli scenari. 

Il rallentamento del commercio mondiale avrà anche un effetto negativo sul Made in Italy, con previsioni di riduzione delle vendite per l’anno in corso sui principali mercati di sbocco quali Germania, Francia, Russia, Stati Uniti, Spagna che da soli fanno circa il 50% dell’export italiano.

Per far fronte a questo fenomeno e per uscire fuori dalla crisi provocata dalla furia del Covid, il governo ha tracciato la roadmap, intitolata “Campagna straordinaria per la promozione del “Made in Italy” volta a sostenere le esportazioni e l’internazionalizzazione del sistema economico nazionale nel settore agroalimentare e negli settori colpiti dall’emergenza sanitaria.

Per un approfondimento Sputnik Italia si è rivolto in esclusiva al Sottosegretario di Stato per gli affari esteri e la cooperazione internazionale (Governo Conte-II) Manlio Di Stefano che cura questo ambizioso progetto.

— Sottosegretario Di Stefano, su quali pilastri è basata la “Campagna straordinaria per la promozione del Made in Italy”? E quali nuovi obiettivi intendete raggiungere con questa azione di comunicazione, visto che il national brand italiano è già ben conosciuto ed estremamente apprezzato in tutto il mondo?

— Insieme al Ministro Di Maio abbiamo voluto lanciare attraverso la stazione appaltante Agenzia ICE in collaborazione con AGID, Agenzia per l’Italia Digitale, la più imponente campagna comunicativa pubblica della storia d’Italia. Ci siamo serviti di una consultazione di mercato per identificare i progetti più interessanti sui quali costruirla e come derivarla sui 26 Paesi target di riferimento in 3 continenti (Europa, Asia, America), selezionati in base al volume di export esistente e alle potenzialità ancora inespresse.

Si tratta di una campagna straordinaria di comunicazione per rilanciare l'immagine dell'Italia e sostenere le esportazioni italiane attraverso il rilancio dei settori economici più colpiti dall'emergenza Covid-19 e ridare, al contempo, slancio al settore turistico.

Il progetto prevede la realizzazione di una 'campagna madre' di tipo 'valoriale' alla quale agganciare campagne verticali per settori/paesi o per gruppi di paesi culturalmente omogenei. Ci focalizziamo su turismo, ospitalità, agro-alimentare, artigianato, valorizzazione del territorio, cultura, siti UNESCO, salute, tessile, moda, arredo-design, economia verde, sostenibilità. Su https://appaltinnovativi.gov.it/made-in-italy si trovano tutte le informazioni più aggiornate del processo in corso.

Puntando a rilanciare il “national brand” Italia, siamo ben consci che l’Italia e il Made in Italy siano ben conosciuti internazionalmente e godano di un’ottima reputazione, e questo rappresenta proprio la nostra forza. L’azione si rende ora necessaria per rinvigorire i nostri punti di forza puntando anche su elementi di novità, come innovazione, modernità, nuove capacità di un’Italia che cresce e si rinnova, senza perdere le proprie radici, anzi riscoprendole e reintegrandole in un progetto moderno.

Il Covid ha modificato in parte la tradizionale immagine dell’Italia. Alcuni partner commerciali sono persino giunti a chiederci certificazioni “Covid Free”, richiesta peraltro irricevibile anche per le regole dell’Organizzazione Internazionale del Commercio, oltre che inaccettabili per i nostri produttori. L’obbiettivo della Campagna è certamente di superare questa crisi (sanitaria ed economica) della prima metà del 2020 preparando il rilancio delle nostre esportazioni e del turismo.

— Chi sono i soggetti target della Campagna? Attraverso quali canali verranno raccontate le eccellenze italiane e verrà creata una nuova conoscenza dell’Italia?

— Intendiamo dare un taglio estremamente moderno a questa Campagna, focalizzando il più possibile l’azione comunicativa. I primi destinatari della campagna di comunicazione saranno quindi opinion leader, imprenditori, pubblico giovanile, influencer, consumatori ad alto potenziale, chiaramente da differenziare Paese per ognuno dei 26 Paesi target.

I canali saranno specifici per ogni Paese o gruppo di Paesi omogenei culturalmente, spaziando dai manga e i videogiochi in Estremo Oriente (Giappone, Corea del Sud ecc..) alla carta stampata, ai canali televisivi, ai video in internet e alle serie tv. Vogliamo differenziare il più possibile i canali per rendere il prodotto comunicativo giusto per raggiungere il destinatario, cioè il consumatore estero, ma anche l’imprenditore e il potenziale turista.

— E quali sono invece i settori di punta? Sono sempre le cosiddette tre “F”: (Food, Fashion, Furniture) o pensate di allargare la partecipazione?

— I settori di punta saranno in primis l’agroalimentare e il turismo, ma intendiamo concentrarci anche sui settori di eccellenza più recenti, come la tecnologia, l’innovazione, la ricerca&sviluppo. Intendiamo anche comunicare l’artigianalità dei processi che rendono i nostri prodotti unici e il loro legame intrinseco con i territori e le persone. Le tre “F” non vengono certo dimenticate, ma sono integrate in una visione più vasta e moderna che sappia raccontare anche l’Italia della scienza che ha saputo dare il suo enorme contributo anche in questi mesi difficili.

— Che tipo di strumenti avete messo a disposizione delle aziende per raggiungere lo scopo desiderato e soprattutto per difenderle dalle ricadute pesanti causate dal Covid? Sono previste anche agevolazioni a favore della giovane imprenditoria e delle start up?

— Una consapevolezza positiva lasciataci dal Covid è che siamo pronti a imprimere un’accelerazione vera sulla digitalizzazione e sui percorsi di informazione e formazione online. A partire da maggio abbiamo lanciato con Agenzia ICE dei cicli di webinar formativi dedicati alle aziende, sia per presentare mercati esteri sia per singoli temi (come le barriere non tariffarie; la protezione della proprietà intellettuale; le opportunità di finanziamenti internazionali). Gli eventi passati e futuri sono consultabili su www.ice.it/it/riparticonice-approfondimenti.

A questo abbiamo affiancato l’e-book “Una guida per partire”, che si propone come agile strumento per accompagnare le PMI, specie quelle non ancora internazionalizzate o esportatrici saltuarie, sui mercati esteri.

Ma è necessario anche investire sulle ormai indispensabili competenze di nuove figure professionali per sostenere l’accesso delle imprese italiane nei mercati esteri, e infatti finanzieremo il loro inserimento nelle aziende con un nuovo bando per Temporary Export Manager (TEM) e Digital Temporary Export Manager (DTEM).

A fine luglio poi lanceremo il portale unico per l’internazionalizzazione che rivoluzionerà l’approccio del sostegno all’internazionalizzazione, utilizzando big data, AI e machine learning per proporre alle aziende gli strumenti migliori per esportare.

Ma il cuore pulsante del Patto per l’Export riguarda la Finanza Agevolata per l’export: abbiamo ampliato il fondo rotativo 394/81 di Simest a 900 milioni di cui 300 a fondo perduto fino a 800.000 euro, l’abbiamo esteso ai mercati UE e abbiamo eliminato l'obbligo di garanzia bancaria. Abbiamo inoltre esteso i massimali e la platea di programmi per il quale poterlo richiedere come ad esempio la patrimonializzazione, la partecipazione a fiere e mostre, gli studi di fattibilità, i programmi di inserimento sui mercati stranieri, le certificazioni di conformità e la creazione di magazzini, anche in Italia, finalizzati all’export. 

Queste le misure principali. La platea di aziende italiane esportatrici è ancora troppo ridotta rispetto al totale, e vogliamo vedere sempre più aziende capaci di andare all’estero.

— Come riporta l’Istat – l’export verso i paesi extra UE è il settore più colpito. Nel dettaglio: -65,4% dalla Turchia, -54,7% dai paesi OPEC, -45,4% dalla Russia e -44,2% dall’India. Come Lei ha già accennato, un mese fa è stato firmato il Patto per l’export mirato a rilanciare il Made in Italy nella fase post-Covid e far il suo motore tornare a correre. Quali passi sono stati intrapresi per aumentare l'interscambio con la Russia che è visto come uno dei paesi principali della “Campagna straordinaria per la promozione del Made in Italy”?  

— Riteniamo la Russia un Paese dalle grandi potenzialità e per molti versi complementare all’Italia per quanto riguarda la sua struttura economica e da questo punto di vista attrattivo per le nostre aziende.

Come Lei ha ricordato, la Russia rientra certamente tra i target della nostra azione, e intendiamo raggiungerla innanzitutto con il potenziamento delle attività promozionali ma anche con una maggiore attenzione ai canali digitali (e-commerce) e accordi con la grande distribuzione organizzata.

La nostra attenzione si rivolge particolarmente ai molteplici settori commerciali non soggetti a divieti e restrizioni, che speriamo comunque possano essere comunque allentate parallelamente al buon andamento del processo di Minsk.

È interessante notare che in questi anni l’interscambio Italia-Russia si è attestato a livelli elevati e crescenti e ha continuato a crescere. Bisogna fare in modo che il 2020 non segni la fine di un ciclo ma un rilancio ulteriore delle relazioni economiche bilaterali.

— A Suo avviso, il Made in Italy può salvare l'economia italiana, che sta per entrare in una forte recessione, o il turismo rimarrà comunque ancora il “petrolio” d’Italia?

— L’export di prodotti italiani rappresenta, con 475 miliardi di euro (2019), quasi 1/3 del PIL italiano, percentuale in costante crescita nell'ultimo decennio (+41% dal 2010). Puntavamo a superare quota 500 miliardi di euro nel 2020, ma la pandemia Covid-19 ci ha ovviamente obbligati a rivedere (al ribasso) queste aspettative. Ciò non toglie che la tendenza futura per l’Italia sarà sempre quella di avere un export forte, grazie alla nostra struttura produttiva e alla grande richiesta (non solo attuale ma anche potenziale) di prodotti italiani all’estero. Inoltre, la forza dei nostri prodotti è il loro forte legame con il territorio, e quindi il binomio export-turismo, tipicamente italiano, non potrà che rafforzarsi nei decenni a venire.

— È stata pubblicata la lista dei prodotti e dei Paesi europei che verrebbero colpiti dai nuovi dazi del presidente degli Stati Uniti Donald Trump: la lista, secondo Coldiretti, che ha riportato la notizia della pubblicazione sul sito del Dipartimento del commercio statunitense, per l’Italia interessa i due terzi del valore dell’export agroalimentare e si estende tra l'altro a vino, olio e pasta Made in Italy oltre ad alcuni tipi di biscotti e caffè esportati negli Stati Uniti per un valore complessivo di circa 3 miliardi di euro. Come commenterebbe questa notizia? E come il Governo italiano pensa di affrontare questa sfida?

— Affrontiamo insieme ai nostri partner americani questa fase delicata del commercio bilaterale. Come nelle precedenti due tornate (in autunno e inverno 2019) ci aspettiamo infatti un confronto franco che, nei casi precedenti ha comunque permesso di limitare fortemente i danni rispetto a quanto è avvenuto ad altri Paesi europei. 

I punti di vista e le opinioni espressi nell'articolo non necessariamente coincidono con quelli di Sputnik.

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