08:47 27 Ottobre 2020
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Il ponte sullo Stretto di Messina torna al centro del dibattito politico, si scontrano nuovamente le fazioni contrarie e favorevoli al progetto. La costruzione del ponte che unirebbe la Sicilia alla Calabria non figura però nell’elenco delle opere prioritarie nel piano per il rilancio del Paese “Italia veloce”.

“Lo abbiamo fatto a Genova, lo faremo anche a Reggio Calabria il ponte per unire gli italiani”, ha dichiarato Matteo Salvini dai palchi di Piazza del Popolo durante la manifestazione del centro destra. A fare compagnia a Salvini è anche Matteo Renzi, per cui il ponte sullo Stretto va costruito perché si tratta di un’opera simbolica.

Il ponte sembra più uno strumento politico e propagandistico che un progetto ingegneristico importante per l’economia del Sud e dell’Italia. Il governo attuale ha messo in piedi uno studio di fattibilità sul progetto del ponte, ma l’opera non viene nemmeno citata nel documento sulla ripartenza del Paese “Italia veloce”. Ebbene, il ponte che dovrebbe unire l’Italia tutta si farà? Quali sono i vantaggi e i rischi di questo progetto? Sputnik Italia ha raggiunto per un’intervista in merito Roberto Zucchetti, docente di metodologie di valutazione delle infrastrutture e dei trasporti all’Università Bocconi.

— Salvini ha parlato del ponte sullo Stretto dai palchi del centro destra in Piazza del Popolo, Conte ha messo in cantiere uno studio di fattibilità su quest’opera. Il ponte sullo Stretto ritorna seriamente al centro del dibattito politico?

— Facciamo un passo indietro. Questi giorni Conte ha illustrato un documento importante chiamato “Italia veloce”. Si tratta di un piano delle infrastrutture dei trasporti per un’Italia ad alta velocità, è l’elenco delle infrastrutture prioritarie che dovranno essere realizzate nei prossimi 10 anni. In questa lista il ponte sullo Stretto di Messina non c’è. Vi sono però delle opere importanti, che sono una premessa indispensabile per poi ragionare sul ponte. Mi riferisco allo sviluppo della rete ferroviaria italiana che riguarda in particolare il Mezzogiorno d’Italia in modo da fare arrivare la cosiddetta alta velocità di rete, cioè i Freccia Rossa ed Italo fino in Sicilia.

La struttura ferroviaria è la base perché poi un ponte fra le due sponde dello Stretto abbia senso, altrimenti sarebbe un ponte per far passare solo le automobili. Certamente se ne parla, c’è una scelta importante di investire sulla ferrovia a Sud, però nell’elenco il ponte non c’è.

— Quanto potrebbe costare per le casse dello Stato questo progetto?

— Le ultime stime, che però risalgono ad alcuni anni fa, parlavano di 8 miliardi. Questi 8 miliardi sono il frutto di una serie di aggiunte al progetto iniziale che costava 6 miliardi e mezzo. Secondo me bisognerebbe togliere dal progetto tutte le opere aggiunte per compiacere gli interessi locali. Se vogliamo il collegamento stabile, non possiamo chiedere molte altre cose, è questo il ragionamento da fare a livello locale.

— Quali vantaggi potrebbe avere un progetto che ricolleghi la Sicilia al resto d’Italia?

— Si tratta di un progetto che allungherebbe l’Italia e l’Europa. La Sicilia è una regione molto importante, è l’estrema propaggine dell’Europa verso l’altra sponda del Mediterraneo. Un collegamento stabile serve sia per far funzionare meglio i traffici stradali sia per far funzionare la ferrovia. Abbiamo visto che in altri Paesi d’Europa, penso alla Danimarca o alla Svezia, si è fatto di tutto per avere dei collegamenti stabili, perché questi favoriscono i traffici, lo spostamento delle persone e delle merci. Tutto ciò favorisce lo sviluppo.

— Il ponte rappresenterebbe anche l’opportunità di tanti posti di lavoro, fondamentali in tempi di crisi, no?

— Il ponte sì, ma anche le opere infrastrutturali che si stanno progettando. È importante collocare temporalmente il ponte al momento giusto: senza le opere ferroviarie il ponte non ha senso. In una prospettiva decennale il ponte va collocato più avanti. Inoltre sarebbe necessario fare una revisione del progetto, che comincia ad essere abbastanza vecchio. Le tecnologie fanno passi da gigante in questi settori.

Le grandi opere danno tanto lavoro, un lavoro che si ripercuote indirettamente su tutti i settori produttivi, anche sui settori del commercio, dell’ospitalità, persino sull’agricoltura.

— Quali sarebbero i rischi maggiori di questo progetto? Non c’è la probabilità che dopo una serie di investimenti il progetto venga messo nuovamente in un cassetto?

— Il progetto era stato valutato da una grande società indipendente americana che aveva espresso un giudizio altamente positivo sull’aspetto ingegneristico del progetto.

Gli aspetti di procedura sono i veri rischi italiani. Spesso cominciamo a fare una cosa ma poi ci sono molti interessi contrastanti che si mettono di traverso. Alcuni alzano la posta in gioco dicendo che il ponte ci vuole, ma sono necessari anche altri progetti, dopo un po’l’operazione scappa di mano.

A livello della pubblica opinione si deve a mio avviso ridurre questo ponte a quello che è. Non è un simbolo di progresso, non è un simbolo di una fazione contro l’altra. È semplicemente un ponte, chiediamo agli ingegneri se sta in piedi, chiediamo agli economisti se c’è traffico sufficiente e non carichiamo questo oggetto di simboli che poi lo danneggiano. Vorrei citare il parallelo con la Torino – Lione, un pezzo di ferrovia del 1800 che viene rinnovato. Non si capisce perché sia diventato un problema così nazionale. Evidentemente perché è diventato un simbolo di alcuni contro altri. Se riusciamo a ridurre il ponte sullo Stretto ad un semplice ponte forse riusciremo a farlo.

I punti di vista e le opinioni espressi nell'articolo non necessariamente coincidono con quelli di Sputnik.

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