20:15 14 Agosto 2020
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Nonostante il lockdown e l’epidemia i flussi migratori verso l’Italia non si sono mai arrestati. Mentre gli Stati si affrettavano a chiudere le frontiere per motivi sanitari i barconi con i migranti continuavano ad attraccare ai porti siciliani, registrando un boom di arrivi rispetto al 2019.

In un periodo molto delicato e complesso dettato dal Covid molti comuni siciliani si trovano di fronte all’emergenza degli sbarchi di immigrati in forte aumento. Il sindaco di Porto Empedocle (Movimento 5 stelle) Ida Carmina lancia un monito al governo chiedendo aiuti concreti:

“Porto Empedocle è Covid free, tutto quello che noi subiamo è qualcosa di indotto da scelte che non dipendono da noi. Devono finirla, quelli che stanno a Roma, con questo atteggiamento 'radical chic' e prima di parlare vengano ad acclarare e a capire quali sono i problemi”. Proprio in queste ore gli immigrati arrivati a Porto Empedocle a bordo della nave ong Ocean Viking verranno spostati per la quarantena sulla Moby Zazà.

Oltre a subire danni di immagine che impattano sul turismo Porto Empedocle, come altri porti siciliani, si ritrova in una situazione preoccupante da un punto di vista sanitario a causa dell’arrivo di immigrati positivi al Covid. Sputnik Italia ha raggiunto per un’intervista in merito Mauro Indelicato, direttore di infoagrigento.it, redattore de Il Giornale.

— Mauro Indelicato, possiamo dire che si è registrato un vero boom di arrivi rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso? Qual è la situazione degli sbarchi?

— I dati forniti dal Ministero dell’Interno parlano chiaramente: si è registrato un 162% di sbarchi in più rispetto ai primi sei mesi del 2019. Bisogna considerare che c’è stato anche il lockdown, a marzo e aprile gli sbarchi sono stati meno frequenti e nonostante questo complessivamente si è arrivati a questo importante incremento. Non dimentichiamoci il contesto dell’emergenza sanitaria che ha creato non pochi problemi all’intero sistema di accoglienza in Italia.

— Dal punto di vista sanitario infatti è un periodo molto delicato. Qual è la situazione attuale nelle città e nei porti siciliani?

— Vivo in Sicilia e con la mia collega Sofia Dinolfo già da aprile abbiamo seguito quanto accadeva con i primi sbarchi durante il lockdown. In quel momento ci siamo resi conto che i territori iniziavano a essere molto insofferenti rispetto a questa situazione. Già ad aprile si percepiva un’aria molto pesante. Quando intere comunità sono costrette a stare a casa, a interrompere le proprie attività e vedono poi ricevere migranti nei centri di accoglienza, vedono che gli sbarchi non si fermano si crea molta insofferenza.

In Sicilia già ad aprile molti sindaci scrivevano al governo per chiedere provvedimenti immediati, molti sindaci scrivevano ai prefetti per far notare come la presenza in alcune strutture di alcuni migranti era in palese contraddizione con le norme anti Coronavirus. Molti cittadini scendevano in piazza per spingere le proprie amministrazioni a trovare la quadra in una situazione che iniziava ad essere pesante.

Oggi tutto sta deflagrando, la miccia si è accesa qualche mese fa, oggi la miccia si sta avvicinando all’esplosione. Ora il numero di migranti è aumentato, ci sono migranti positivi al Covid, tutto questo crea allarme. La popolazione inoltre è consapevole che in Libia adesso si sta raggiungendo il picco dei casi di Coronavirus, si ha paura che da lì si importino altri casi di infezioni.

— A Porto Empedocle il sindaco 5 stelle chiede aiuti concreti da parte di Roma per fronteggiare gli sbarchi in questa situazione complessa.

— Porto Empedocle è un emblema di tutto questo. Qui da maggio opera la “Moby zazà”, una nave che deve ospitare migranti in quarantena. Questa nave avrebbe dovuto calmare le acque, in realtà è una nave che si è dimostrata poco capiente, a volte molto costosa. Costa circa 900 mila euro al mese per intenderci. La sua presenza ha causato la mancata ripresa del turismo a Porto Empedocle. Il territorio siciliano sta vivendo la paura di essere lasciato da solo e che la crisi migratoria si sostituisca a quella del Covid con gravi conseguenze economiche per la società.

— In tutto questo contesto qual è il ruolo delle ONG?

— Nel mese di giugno le ONG hanno ripreso ad operare in pieno ritmo. Durante il lockdown soltanto la Aita Mari e la nave Alan Kurdi erano approdate a Palermo. La loro presenza ha fatto incrementare il numero di persone sbarcate nel nostro Paese. Complessivamente a portare più migranti in Italia sono gli sbarchi autonomi, definiti sbarchi “fantasma” che fanno riversare migliaia di persone senza controlli nel nostro Paese.

Oggi a livello politico il contributo delle ONG è più importante rispetto a quello numerico, la loro semplice presenza in mare e a Porto Empedocle crea ancora più incomprensioni fra la popolazione. Il fatto che i migranti positivi fino a questo momento siano sbarcati in gran parte da navi ONG contribuisce ad alimentare ulteriori tensioni.

— Con Matteo Salvini al Ministero dell’Interno il numero degli sbarchi era inferiore rispetto ad oggi. Secondo Lei la volontà politica può davvero fare la differenza o gli sbarchi migratori sono un fenomeno inarrestabile?

— Il fenomeno migratorio di per sé è certamente inarrestabile, però la volontà politica di un determinato governo nel cercare di arginare il flusso irregolare di immigrati è molto importante. Abbiamo fatto riferimento alla differenza tra i dati di oggi e quelli con Salvini. Possiamo invece fare anche riferimento ai dati della Spagna e della Grecia: sono due governi di colori politici opposti, la Spagna è socialista, mentre in Grecia governa il centro destra. Questi due Paesi hanno entrambi un approccio molto più duro rispetto al fenomeno migratorio.

La Grecia ha blindato i confini terrestri e marittimi con la Turchia, questo ha fatto diminuire il flusso di migranti verso la Grecia. Oggi la rotta orientale del Mediterraneo è sì più usata dai migranti, ma rispetto allo scorso anno si sono registrati 4 mila migranti sbarcati in meno.

In Spagna anche il governo socialista di Sanchez da un anno e mezzo ha iniziato ad usare una linea più dura nei confronti delle ONG, anche in questo caso si registrano dei cali nei flussi migratori. Il flusso dei migranti non è un flusso che si autogoverna, se vi è un’iniziativa politica le cose possono cambiare.

— Il governo attuale punta di nuovo sull’Europa nutrendo speranze per quanto riguarda i ricollocamenti. L’Italia ha poche chances di risolvere questo problema contando solo sull’Europa?

— Si cerca di risolvere il problema relativo al trattato di Dublino, il testo che crea più grattacapi all’Italia da almeno 30 anni. È il trattato che assegna al Paese di primo sbarco l’onere dell’accoglienza. Non credo che nel giro di 2–3 mesi si riuscirà a fare in Europa ciò che non si riesce a fare da 30 anni. Il fatto che il governo punti sui ricollocamenti e sulla revisione di Dublino mi lascia molto perplesso.

I punti di vista e le opinioni espressi nell'articolo non necessariamente coincidono con quelli di Sputnik.

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