22:31 21 Settembre 2020
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In Italia è stata ottenuta la prima protesi liquida della retina. Il progetto sotto la guida dell’Istituto Italiano di Tecnologia ha dato vita ad una protesi composta da nanoparticelle fotoattive.

Una protesi liquida che risolverebbe i danni causati da alcune malattie degenerative che portano alla cecità, come la retinite pigmentosa e la degenerazione maculare.

Uno studio tutto italiano, guidato dall’Istituto Italiano di Tecnologia, in cui hanno partecipato anche gli esperti della Clinica Oculistica dell’IRCCS Sacro Cuore Don Calabira di Negrar, ha realizzato grazie alle nanotecnologie la prima protesi liquida della retina al mondo.

Vediamo quali sono le sue particolarità e i suoi vantaggi. Sputnik Italia ha raggiunto per un’intervista in merito Guglielmo Lanzani, Direttore del Center for Nano Science and Technology dell’IIT di Milano.

— Professore Lanzani, ci può parlare del vostro importante studio sulla prima protesi liquida della retina? Di cosa si tratta?

Concetto del radiotelescopio Square Kilometer Array (SKA)
© Foto : PDO/TDP/DRAO/Swinburne Astronomy Productions
— Abbiamo applicato le nanotecnologie ad un problema importante e sentito che è quello della perdita della vista a causa di patologie dei fotorecettori, tipicamente due: la retinite pigmentosa, che è una malattia genetica e colpisce un po' tutte le età, e la degenerazione maculare, che è più tipica delle persone anziane. Queste sono malattie che comportano la degenerazione dei fotorecettori. Non ci sono cure una volta arrivati allo stadio terminale, ovvero ala cecità.

Quello che noi abbiamo cercato di fare è stato quello di sostituire i fotorecettori che si sono degradati con delle nanoparticelle. Le nanoparticelle sono fatte di polimeri coniugati e sono quindi catene di atomi di carbonio che formano sostanzialmente dei gomitoli di un diametro di circa mezzo micron. Per dare un'idea in un millimetro ce ne stanno 2500.

— Come funziona la protesi?

— Le fabbrichiamo con una tecnica molto semplice: la stessa tecnica con cui si formano gli aggregati nel latte o nelle sostanze torbide, cioè un materiale non solubile che forma aggregati. Così come nel latte la caseina forma aggregati, nel nostro caso è questo polimero che forma aggregati ed una volta che abbiamo nano particelle nell'acqua lo iniettiamo nello spazio subretinico.

In questo modo loro vanno ad occupare la posizione che precedentemente era dei fotorecettori. In questo modo si comportano come delle nanocelle fotovoltaiche: assorbono la luce e la trasformano in un segnale bioelettrico che stimola i neuroni rimanenti della retina, dando quindi la sensazione visiva.

— Quali sono gli aspetti più vantaggiosi di questa protesi?

— Dal punto di vista della clinica l'intervento chirurgico è molto più semplice e meno invasivo rispetto all'utilizzo di protesi solide che spesso risultano rigide. Non è una banale iniezione da ambulatorio, però è un’operazione relativamente semplice. Le nanoparticelle si distribuiscono in tutta la retina e quindi sul fondo dell'occhio dando una copertura molto maggiore, mentre invece una protesi è limitata a qualche centimetro quadrato di area agendo solo su quella zona.

Abbiamo dimostrato che sono biocompatibili e non creano grosse infezioni o risposte infiammatorie ed in linea di principio dovrebbero portare ad una risoluzione spaziale molto elevata. Quindi la risoluzione spaziale e la capacità di vedere i dettagli dovrebbe essere recuperata. Dico dovrebbe poiché è uno studio preclinico e vorremmo portarlo sull'uomo, ma questo richiederà ulteriori studi e un regolatorio complicato e quindi prevediamo almeno 5 anni prima di sperimentarlo sull'uomo se tutto va bene.

— Parliamo di un traguardo tutto italiano, giusto?

— Sì, è un esempio della ricerca di frontiera poiché è un'attività multidisciplinare: io sono un fisico, Fabio Benfenati è neuroscenziato e Grazia Pertile è un chirurgo oculista, quindi abbiamo messo insieme tre discipline diverse con un approccio dove dobbiamo capirci e parlarci. È un progetto italiano sostenuto dall’Istituto Italiano di Tecnologia.

Spero sia un modo per riuscire ad aiutare le persone, perché c’è sofferenza e non vi sono cure al momento per questo tipo di patologie.

I punti di vista e le opinioni espressi nell'articolo non necessariamente coincidono con quelli di Sputnik.

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