09:17 28 Novembre 2020
Interviste
URL abbreviato
Di
3150
Seguici su

Un Comitato Spontaneo di Lampedusa ha indetto una consultazione dal basso con cui i cittadini hanno chiesto che l'isola non sia più il centro delle politiche di immigrazione e di militarizzazione e di porre fine al traffico di esseri umani con la regolarizzazione dei flussi.

Con 998 sì e 4 no i cittadini della maggiore isola delle Pelagie si sono espressi favorevolmente sulla chiusura dell'hotspot di contrada Imbriacola e con 992 voti hanno detto sì alla regolarizzazione dei canali di ingresso in Ue. Questi gli esiti del referendum popolare indetto dal Comitato Spontaneo di Lampedusa durante il fine settimana, in un periodo particolare di sbarchi durante l'emergenza coronavirus, in un'isola in cui non esiste neanche un punto ospedaliero.

Abbiamo raggiunto il portavoce del Comitato, Giacomo Sferlazzo, dopo la pubblicazione di un comunicato inviato al Parlamento Europeo, all'Unhcr e al governo, nel quale si avanzano alcune proposte.

— Da cosa è nata questa iniziativa popolare?

— Noi avevamo precedentemente organizzato una raccolta firme su due punti: la chiusura dell'hotspot e la realizzazione di un ospedale sull'isola, a partire dal riconoscimento dei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA).

Nella stessa richiesta si faceva riferimento alla questione della prevenzione, cioè prima di curarci dobbiamo fare in modo di non ammalarci.

— Quindi avete messo su un comitato o già esisteva?

— Il Comitato nasce circa tre mesi fa, legato all'emergenza Covid e la questione delle migrazioni in quel contesto, perché mentre da tutte le parti si parlava di sicurezza e limiti alla circolazione, sull'isola di Lampedusa c'era molto movimento.

Da un lato c'erano questi ragazzi, che arrivavano da soli con i barchini, andavano in giro e poi magari venivano intercettati sulla terra ferma, dall'altro le forze dell'ordine che andavano e venivano da Lampedusa con i voli delle tratte sociali, da diverse zone d'Italia.

Quindi ci siamo chiesti cosa stesse accadendo, ma non contro i migranti, ma in generale perché c'era questo tipo di atteggiamento, una situazione che non riuscivamo a capire e ci preoccupava: sull'isola non ci sono strutture sanitarie in tempo di pace, figuriamoci se fosse scoppiata un'emergenza di quel tipo. Così, anche grazie al lavoro di Attilio Lucia, abbiamo messo su il comitato.

— C'era preoccupazione per l'esplosione di un focolaio sull'isola?

— Sì perché iniziavano a circolare delle voci strane, ad esempio un documento del consiglio comunale di Agrigento inviato alla regione, per chiedere di lasciare tutti i migranti in arrivo a Lampedusa, evitando il trasferimento in terraferma.

— Nel referendum avete chiesto la chiusura del centro di accoglienza. Per quale ragione?

— È la presenza dell'hotspot per migranti sull'isola a fare aumentare i numeri degli sbarchi. Non sono arrivi spontanei, spesso sono prelievi in mare che sì salvano persone, ma servono a riempire il centro e alimentare il business dell'accoglienza.

Per questo chiediamo, ed è il nostro secondo quesito, la regolarizzazione dei viaggi. Tutti, cioè, devono avere la possibilità di viaggiare pagandosi un biglietto e decidere dove andare.

Noi abbiamo tenuto un comizio in cui spiego per filo e per segno le ragioni per cui chiediamo la chiusura dell'hotspot di contrada Imbriacola e contestualmente alla regolarizzazione degli ingressi.

Noi non vogliamo essere più complici di questi meccanismi. L'utilizzo dell'isola di Lampedusa per la gestione delle migrazioni, non è necessario, non è naturale, come qualcuno invece vuole fare credere. Sono scelte politiche, certo dettate dalla posizione geografica, ma se prendiamo Pantelleria, che è molto più vicina alle coste tunisine, non ha la stessa pressione di Lampedusa.

— Quindi voi ritenete che le leggi sull'immigrazione abbiano provocato clandestinità e più sbarchi?

— Con l'analisi che abbiamo fatto, a partire dalla Legge Martelli del '90 alla Turco Napolitano che istituisce i cpt, abbiamo cercato di dimostrare come l'aumento del traffico di uomini nel Mediterraneo sia una conseguenza del Trattato di Schengen, che ha aperto le frontiere dentro l'Europa in cambio dell'imposizione del regime dei visti e delle restrizioni agli ingressi in Italia.

Abbiamo avuto il primo sbarco nel '92, perché i tunisini che non potevano più prendere un aereo erano costretti a viaggiare sui barconi. Per diverso tempo abbiamo avuto un migliaio di sbarchi l'anno, poi con l'apertura del cpt ne abbiamo avuti 10.000. E' un business che avviene sulla pelle dei migranti, trattati come merce.

— Aprire le frontiere e abolire i visti risolverebbe il problema?

— Le politiche del WTO hanno portato alla deregolamentazione alle dogane e liberalizzazione del commercio globale, in un'ottica in cui il lavoro è considerato una merce. Con la costituzione dello spazio Schengen e del mercato interno europeo, sono stati creati sostanzialmente due tipi di lavoratori.

Il lavoratore comunitario a cui sono sottratti diritti e salario e l'esercito di riserva formato dai lavoratori immigrati clandestini, senza diritti, criminalizzati, che però hanno l'effetto indotto di far diminuire diritti e salari, contrapponendoli al già disastrato mondo del lavoro locale. Se i migranti arrivano in maniera clandestina non è un caso, ma è una precisa strategia.

Il punto, quindi, non è una questione morale, se siamo bravi e buoni o brutti e cattivi, ma è una questione di classe, è la questione del lavoro, della redistribuzione della ricchezza, delle cause che spingono migliaia di persone a partire, e quindi le guerre del capitale contro i popoli.

— In che modo la questione dei migranti è legata alla militarizzazione di Lampedusa?

— E' una questione legata a doppio filo all'altra. Noi siamo un'isola di 11 km per tre e abbiamo due caserme della guardia di finanza, due dell'aeronautica militare, una della guardia costiera, una della marina militare, ma poi non abbiamo ospedali, non abbiamo scuole dignitose.

Radar, antenne, sperimentazioni del volo dei droni, tutte queste infrastrutture militari sono legati sostanzialmente, al controllo delle frontiere esterne e alla gestione dell'hotspot.

— Come valutate l'esito della consultazione popolare?

— Ci aspettavamo un po' di più ma siamo sostanzialmente soddisfatti, abbiamo raccolto quasi 1000 voti di persone che si sono espresse quasi all'unanimità per la chiusura dell'hotspot e la regolarizzazione dei viaggi, a fronte di una forza elettorale complessiva di circa 4.500 persone su Lampedusa e Linosa.

— Dopo questa iniziativa come continuerete e che proposte pensate di portare?

— La nostra prossima mossa sarà quella di creare all'interno del Comitato Spontaneo Lampedusa, un comitato degli stagionali, stiamo ragionando di come poter procedere per organizzare questo sindacato che poi si appoggerà all'Usb.

I punti di vista e le opinioni espressi nell'articolo non necessariamente coincidono con quelli di Sputnik.

Tags:
Lampedusa
RegolamentoDiscussione
Commenta via SputnikCommenta via Facebook