18:19 12 Luglio 2020
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Pochi giorni fa il Dipartimento di Salute Mentale e Dipendenze dell’Azienda Socio Sanitaria Territoriale dei Sette Laghi ha chiesto l’iscrizione nella Lista Rappresentativa del Patrimonio Culturale Immateriale (Representative List of the Intangible Cultural Heritage of Humanity), di “strette di mano, abbracci e baci di saluto e di affetto”.

Non si sa come reagirà l’Unesco, ma per tanti italiani e non solo loro, proprio questi gesti in una lunghissima quarantena di quasi tre mesi sono mancati tanto. Questi semplici gesti producono ossitocina, l’ormone della felicità, stabilizzano la pressione e producono tantissimi altri benefici.

Uno di questi giorni caldi anche i membri di associazione Udar, insieme al gruppo Devichnik in Italia, si sono riuniti per discutere i loro problemi e anche semplicemente per rilassarsi all’aria aperta. Più di una sessantina di persone da tutta Italia, quasi tutte donne (alcune con mariti italiani), sono arrivati a Roncobello.

Olga Bogachùk
© Foto : Evgeny Utkin
Olga Bogachùk
Olga Bogachùk ha fondato l’Udar (Unione di Donne Associate Russofone) nel marzo 2019, per aiutare le donne in difficoltà. Ci sono tante donne, ucraine, russe, bielorusse, moldave, kazache e di altre nazionalità unite solo dalla lingua di Dostoevskij.

Sposate o divorziate, contente o infelici, tante hanno in comune la vita in URSS e i difficilissimi anni Novanta, dopo i quali anche il coronavirus e la crisi economica diventano una leggera passeggiata.

Grid girls line up for the drivers' parade before the Russian F1 Grand Prix in Sochi, Russia, October 11, 2015
© REUTERS / Grigory Dukor
“Quello che ha vissuto mia moglie russa basterebbe a dieci italiane, dice un marito orgoglioso – per questo le difficoltà di adesso le riusciamo a superare abbastanza facilmente». Ma le storie di ogni persona sono diverse. Qualche persona ha conosciuto il consorte in un altro Paese, per lavoro o vacanze, qualcun’altra nel paese d’origine, qualcun’altra in Italia, un'altra ancora su internet o tramite agenzie matrimoniali. E comunque parliamo quasi sempre delle donne, che in assoluta maggioranza sposano italiani. Al contrario, l’uomo russo (o russofono) che sposa una italiana si piazza al 2 % (contro il 98 % le donne). Quindi parliamo della parte fragile, probabilmente più nostalgica delle proprie origini.

Ad esempio, la stessa Olga ha conosciuto il marito per lavoro, a Karachaganak. Lì si trova un giacimento di gas kazaco, esplorato dall’Eni. Quindi si sono conosciuti grazie all’energia, le cose sono andate a “tutto gas”, ma poi la storia è finita. E quindi Olga stessa deve far crescere la bambina da sola. Sputnik Italia le ha fatto qualche domanda.

— Come riuscite ad aiutare le donne in difficolta?

— Prima di tutto, con i consigli. Spesso non hanno amici, non sanno neanche a chi rivolgersi nelle diverse situazioni. Parlo di violenze, fisiche e psicologiche. Quindi conforto, consiglio.  Capita che alcune non conoscano bene la lingua, o trovino difficoltà a capire le leggi italiane. Per queste persone il supporto linguistico, le spiegazioni diventano fondamentali. Nei casi più difficili abbiamo un avvocato civilista che parla due lingue e fornisce servizi.

— Ma se si trovano male qui, non hanno amici, nessuno, non è magari meglio tornare nel proprio Paese d’origine?

— Qualcuno lo può fare. Altre non possono, perché magari anche nel proprio Paese non ci sono più la casa, i genitori o le persone care. Ma soprattutto per i figli. La minaccia più usata dai mariti è “Tu non vedrai mai tuoi figli”, e per la madre è una cosa impossibile.

— Vuoi dare qualche esempio?

— Di solito le nostre donne chiedono aiuto in anonimato, per vergogna e per non peggiorare la situazione. Quindi non farò nomi. Posso dire che qualche volte capita che arrivino gridi disperati: “sono da sola con un figlio, non ho neanche da mangiare”. Allora cerchiamo di raccogliere persino il cibo per queste donne.

— Ci sono tante donne in associazione?

— Sì, sono tante, e non solo al Nord, dove è nata l’Associazione, ma anche al Sud, in Sicilia, Puglia, Calabria e altre regioni. Sono tutte volontarie.

— Covid e quarantena hanno peggiorato la situazione per le donne? Avete più richieste?

— Stranamente, con la quarantena abbiamo meno richieste, prima ne avevamo poche al giorno. Adesso con le nuove aperture vediamo come andranno le cose.

— Comunque ci sono grosse difficolta per i matrimoni interculturali?

— Io per “deformazione professionale” (ma questo non è lavoro per me, è una passione) vedo di più le lacrime e le difficoltà. Ma non vorrei generalizzare. Ci sono i casi felici, ci sono i meno felici. Come diceva Lev Tolstoj: 'Tutte le famiglie felici si somigliano; ogni famiglia infelice è invece disgraziata a modo suo.''

I punti di vista e le opinioni espressi nell'articolo non necessariamente coincidono con quelli di Sputnik.

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