21:24 12 Luglio 2020
Interviste
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“È morta la tutela dei diritti e delle libertà di milioni di cittadini”, questo è il grido che ha lanciato l’ordine degli avvocati di Roma esibendo degli annunci funebri davanti alla Cassazione della capitale durante una recente manifestazione.

Si celebra così la morte della giustizia, un settore fermo nonostante la ripartenza delle altre attività del Paese.

Alcune decine di avvocati hanno inscenato il “funerale” della giustizia in Italia lamentando che un settore importante come quello della giustizia sia tuttora bloccato. La data della ripartenza dei processi è prevista per il primo luglio, ma la maggior parte delle udienze sono state rinviate.

Le proteste degli avvocati hanno risollevato inoltre dei problemi già esistenti prima della pandemia, ovvero sia la necessità di investire urgentemente delle risorse sulle strutture, cioè i tribunali da mettere in sicurezza, e sul personale. Sputnik Italia ha raggiunto per un’intervista in merito l’avvocato Antonino Galletti, presidente dell’ordine degli avvocati di Roma.

— Avete organizzato una manifestazione a Roma per celebrare i “funerali” della giustizia. Avvocato Galletti, perché la giustizia è morta?

— Abbiamo organizzato una manifestazione simbolica per lamentare il fatto che la fase due, la cosiddetta ripartenza, nel nostro Paese ha lasciato in disparte la giustizia insieme alla scuola. La giustizia è un settore nevralgico per la vita economica e sociale del Paese. Nonostante i tanti proclami governativi l’attività giudiziaria non è ancora ripartita, perché il lavoro agile, che è stato previsto in maniera indiscriminata per tutti i dipendenti pubblici, mal si presta ad essere utilizzato nel settore della giustizia, dove c’è poco di telematico. Non essendo il processo telematico, soprattutto nel penale davanti al giudice di pace, non è possibile lavorare da remoto.

Prima al governo e poi il legislatore hanno attribuito una potestà molto discrezionale ai capi degli uffici giudiziari, i quali possono decidere se fare le udienze, rinviarle o farle da remoto o attraverso contrattazione scritta. La maggior parte ha deciso per il rinvio purtroppo. Ogni capo di ufficio giudiziario ha dettato delle linee guida e dei provvedimenti organizzativi differenti, spesso anche all’interno dello stesso ufficio. Questo ha provocato una giustizia a macchia di leopardo non solo sul territorio nazionale, ma anche all’interno degli stessi fori.

— Dal primo luglio in teoria dovrebbe ripartire la giustizia. In realtà le udienze vengono rinviate, giusto?

— Esattamente, la stragrande maggioranza delle udienze di luglio sono già state rinviate. Si riparte senza le udienze, con il nulla. Se vedo la mia agenda vi trovo per il mese di luglio pochissime udienze, credo verranno rinviate anche queste.

— I diritti dei cittadini sostanzialmente sono andati in vacanza?

— Sono andati in vacanza e sono stati sospesi. Noi avvocati che tuteliamo i diritti e le libertà dei cittadini vogliamo che i processi si facciano. Le persone quando si lamentano non vanno dal magistrato, vengono nei nostri studi sul territorio, che sono tanti presidi di legalità dove i cittadini presentano le proprie frustrazioni, le angosce in merito ad un processo che si rinvia. Il magistrato ne ha solo un’eco indiretta.

— I tribunali inoltre vanno ancora messi in sicurezza se non sbaglio.

— I tribunali non sono pronti e questo è un problema che esiste da diversi anni in Italia. Non si è mai investito sull’edilizia giudiziaria; in una città come Roma abbiamo la stragrande maggioranza di uffici giudiziari che sono collocati in ex caserme in spazi non idonei, con areazione non sufficiente e corridoi stretti.

Nel momento in cui con il Covid è necessario avere dei determinati requisiti di areazione, di ampiezza per fare entrare le persone da un lato e farle uscire dall’altro questi locali non sono idonei. Questo determina un ulteriore rallentamento delle attività e ulteriori disservizi per i cittadini.

— Che cosa chiedete al governo? Che cosa va fatto urgentemente?

— Investire le risorse nella giustizia. Abbiamo degli interventi da fare sulle strutture, interventi ancora più urgenti sul personale. C’è una carenza di personale assoluta a Roma, su 1200 dipendenti ne mancano 400. Prevedere il lavoro agile da casa è folle, ne mancano già 400 e si consente a quei pochi di lavorare da casa, quando non c’è il processo telematico. Le udienze vengono rinviate di un anno sperando che accada qualcosa.

Il ministro si prenda la responsabilità politica di decidere lui che cosa e quando bisogna fare. Non lo deve delegare ai tanti capi di uffici giudiziari. È un po’ quello che è successo nella scuola, dove è stato preso un provvedimento in cui rimettono ai singoli presidi di organizzare tutto come vogliono. Questo non è il modo di gestire un Paese.

I punti di vista e le opinioni espressi nell'articolo non necessariamente coincidono con quelli di Sputnik.

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