21:17 12 Luglio 2020
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Recentemente è stato avviato l’iter per l’approvazione della proposta di legge per l’istituzione di una Zona economica esclusiva dell’Italia.

La prima firmataria della proposta è Iolanda Di Stasio, giovanissima deputata del M5S, membro della Commissione Affari Esteri della Camera dei deputati. Sputnik Italia ha parlato con lei per comprendere meglio le potenzialità della proposta.

Iolanda Di Stasio
Iolanda Di Stasio
— Come è nata l’idea di questa proposta di legge? Ci sono ragioni economiche alle spalle della decisione?

— Le ragioni sono insite nella conformazione stessa del territorio italiano: con oltre 8000km di coste, il nostro Paese ha una naturale vocazione verso il mare, e con tutto ciò che ne ruota attorno. Da sempre, a livello territoriale, l’economia marittima rappresenta una componente importante della nostra ricchezza. Il Mediterraneo è un mare ricco di risorse, dalla pesca all’energia, alla biodiversità. Obiettivo di questa proposta di legge è infatti la tutela del patrimonio marino attorno al nostro territorio, con obiettivi di carattere economico, scientifico e ambientale.

— Perché l’Italia non ha mai pensato fino ad ora di dichiarare la propria Zee?

— Il panorama geopolitico del Mediterraneo è in continuo mutamento. La politica di potenza di alcuni Stati dell’area fa sì che oggi, più che in passato, sia necessario adottare delle misure che sono nel diritto di ciascun Paese, Italia compresa. In passato, infatti, molti Paesi avevano provveduto ad istituire delle Zone di protezione ecologica o della pesca, che tutelano solo alcuni dei diritti sovrani di uno Stato sul proprio mare. Inoltre, vi è una strategia a livello europeo di tutela delle risorse ambientali e ittiche, minacciate dalle continue azioni di pesca illegale da parte di imbarcazioni asiatiche, che contribuiscono al depauperamento della biodiversità presente nel Mediterraneo. Inoltre, ritenevamo giusto intervenire con un provvedimento legislativo al fine di poter far valere i diritti del nostro Paese sui tavoli di negoziazione internazionali.

— Molti Paesi dell’area mediterranea avevano già provveduto ad istituire le Zee.

— Nel Mediterraneo orientale già da diverso tempo gli Stati esercitano la loro politica di potenza sul mare, mentre nel lato occidentale ciò ha avuto solo di recente degli sviluppi rilevanti. Nel 2018 l’Algeria aveva istituito la propria Zee, che si sovrapponeva in parte alla Zona di protezione ecologica dell’Italia, arrivando a ridosso delle coste della Sardegna, rendendo ancora più urgente la necessità di legiferare in materia.

— Come si riuscirà a concertare gli interessi di tutti gli Stati mediterranei?

— Come è ben noto, il Mediterraneo è un mare “piccolo”, dunque nessun Paese avrà la possibilità di estendere la propria Zee fino a 200 miglia dalla costa. Questa legge è dunque necessaria per potersi sedere al tavolo delle trattative con i Paesi dell’area mediterranea e ratificare degli accordi per stabilire reciprocamente i confini delle proprie Zee. Ad oggi, ad esempio, sono state avviate delle proficue trattative con Grecia e Algeria sul reciproco riconoscimento delle Zee, ed altri verranno a seguire.

— Ecco, quindi, come si regoleranno i rapporti con i Paesi adiacenti o frontisti?

Le coste del Mediterraneo
© Sputnik . Evgeny Utkin
Le coste del Mediterraneo

— Sulla base del diritto internazionale, nello specifico della Convenzione sul diritto marittimo di Montego Bay, ratificata anche dall’Italia, l’Italia può far valere i propri diritti sovrani di esplorazione, sfruttamento, conservazione e gestione delle risorse naturali, così come l’esercizio della propria giurisdizione in ossequio alle norme del diritto italiano e del diritto internazionale. Allo stesso modo, però, l’Italia garantirà i diritti di transito e sorvolo del mare, così come la posa di cavi e tubi sottomarini. Inoltre, si ha anche la possibilità di concedere a Stati terzi, specialmente non costieri, il diritto di pesca, una volta saturato il volume della capacità ittica italiana.

— Quali vantaggi può ottenere l’Italia e quali obiettivi si pone con questa legge?

— Sicuramente, come detto, si punta alla salvaguardia degli interessi in tema economico, ambientale ed energetico. La cosiddetta “Blue economy” può essere un volano di rilancio per tutto il territorio italiano, promuovendo tutte quelle attività legate al mare e alla sua tutela. Io, personalmente, ho una speranza per il futuro: che l’Italia, partendo da questa legge, possa pensare all’introduzione negli organi di governo di nuove competenze interdisciplinari per la valutazione di una nuova politica marittima.

— Quali sono i tempi per l’approvazione di questa legge? Pensa che la sua proposta possa raccogliere consenso anche tra le opposizioni?

— Abbiamo recentemente incardinato la proposta, che attualmente è al vaglio delle altre commissioni prima di approdare in Aula. Mi auguro che la proposta trovi un consenso trasversale, proprio perché è pensata nell’interesse del Paese, e a giovarne sarebbe l’Italia tutta.

I punti di vista e le opinioni espressi nell'articolo non necessariamente coincidono con quelli di Sputnik.

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