04:29 09 Luglio 2020
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Il governo statunitense consentirà alle società del Paese di collaborare con Huawei nella messa a punto degli standard per le reti 5G.

Questa la novità esposta nelle norme di recente pubblicate dal Ministero statunitense del Commercio. Questo nuovo provvedimento non costituisce una pacificazione con la società cinese, ma è volto solamente a sostenere la competitività dei produttori statunitensi.

L’inclusione di Huawei nella lista nera del Ministero USA del Commercio potrebbe avere un impatto negativo sulle società statunitensi. Questo eventuale esito è fonte di preoccupazione non solo per gli imprenditori interessati, ma anche per alcuni politici statunitensi, fra i quali figurano anche i sostenitori della guerra commerciale contro la Cina, ossia i “falchi” Marco Rubio e Tom Cotton. Questi ultimi hanno inviato una lettera al Ministero del Commercio, al Dipartimento di Stato e al Pentagono. Nella lettera i senatori hanno evidenziato la necessità di elaborare norme legislative in grado di assicurare la partecipazione statunitense alla messa a punto degli standard globali per le reti 5G. I senatori hanno altresì invitato il Ministero a rivolgere l’attenzione al fatto che le sanzioni comminate ai danni delle società cinesi non debbano impedire agli USA di occupare posizioni di rilievo nella messa a punto di detti standard tecnologici a livello internazionale. 

Poiché l’anno scorso Huawei è stata inserita in lista nera, le società americane hanno rinunciato a qualsivoglia collaborazione con i partner cinesi per non incorrere in sanzioni. Dopotutto, le rigide norme imposte dal Ministero del Commercio erano finalizzate proprio a limitare la trasmissione a beneficio della parte cinese di qualsivoglia tecnologia e creazione di proprietà intellettuale degli USA. Tuttavia, l’elaborazione di standard internazionali prevede la divulgazione di informazioni su dette tecnologie. Pertanto, la collaborazione di società americane e cinesi in questo ambito era stata interrotta.

Di conseguenza, svantaggiate da questa situazione sono state sia le imprese cinesi sia quelle statunitensi. La Cina occupa salde posizioni all’interno delle organizzazioni internazionali impegnate nei processi di standardizzazione. In meno di 10 anni il numero di rappresentanti cinesi nei comitati tecnici della Organizzazione internazionale per la normazione (ISO) ha registrato un aumento del 73%. Il numero di imprese cinesi partecipanti al 3GPP (progetto che si occupa di normare la telefonia mobile) in qualità di membri votanti è arrivato a 110, ossia più del doppio rispetto ai membri votanti statunitensi. Rappresentanti della Cina sono a capo di 4 istituti specializzati dell’ONU: FAO, ICAO, ITU e Dipartimento per gli affari economici e sociali. Nessun altro Paese al mondo è a capo di più di un istituto specializzato dell’ONU.

Pertanto, l’interruzione della collaborazione con la Cina ha fatto sì che ad essere esclusi dalla procedura di elaborazione degli standard internazionali (anche in materia di reti 5G) fossero proprio gli USA. Al momento le imprese cinesi detengono circa il 35% di tutti i brevetti relativi al 5G. Di converso, le imprese americane ne detengono solamente il 13%. Il fatto che gli USA abbiano acconsentito alla collaborazione con Huawei significa che senza la partecipazione della Cina è impossibile posare le reti di telecomunicazioni di quinta generazione, sostiene Xu Canhao, docente presso l’Istituto di scienze elettroniche e computazionali presso l’Università di Suzhou.

“Oggi Huawei detiene il maggior numero di brevetti a livello mondiale nell’ambito delle tecnologie del 5G. Si tratta di brevetti fondamentali su cui si basano tutti gli standard delle reti 5G. Gli USA chiaramente potrebbero cominciare a effettuare nuove invenzioni e allora saranno necessari nuovi standard. Ma si tratta di un lavoro immenso e, dunque, di un obiettivo irraggiungibile”.

Chiaramente vi sono stati casi in cui gli USA hanno adottato standard differenti anche nel settore della telefonia mobile. Ad esempio, in Europa è stato adottato lo standard GSM 900/1800 mentre negli USA il GSM 850/1900. Inoltre, per lungo tempo gli operatori statunitensi di telefonia mobile hanno lavorato attivamente allo sviluppo dello standard CDMA il quale in Europa è stato praticamente subito soppiantato dal GSM. Tuttavia, l’armonizzazione degli standard è condizione necessaria per la digitalizzazione a livello globale e, in particolare, per le reti 5G che devono garantire non solo le comunicazioni mobili ma anche far fare un salto di qualità a settori correlati quali Internet delle cose, realtà aumentata, autovetture autonome e intelligenza artificiale.

La Cina, dal canto suo, è pronta a collaborare con partner internazionali anche in quei settori in cui dispone di competenze proprie. Ad esempio, China Unicom ha dato a Nokia la possibilità di costruire circa il 10% delle proprie reti 5G sebbene i giganti tech cinesi Huawei e ZTE potessero offrire soluzioni competitive e i componenti da loro prodotti vengano impiegati per sviluppare le reti 5G in tutto il mondo. Huawei, ad esempio, ha sottoscritto più di 90 accordi commerciali con altri Paesi per la fornitura di strumentazione destinata al 5G. Tuttavia, il processo di costruzione delle reti di quinta generazione è davvero di portata globale e nessun Paese da solo riuscirà a conseguire questo obiettivo, sostiene convinto l’esperto Xu Canhao.

“A mio avviso, si tratta di una questione chiave nella collaborazione a livello internazionale. Ad oggi nessun Paese riuscirà a costruire interamente da solo le nuove reti 5G. Infatti, è un processo complicato e Huawei non è l’unica a vantare competenze chiave in questo settore. Vi sono anche ZTE, Samsung, Nokia, Ericsson che detengono un buon numero di brevetti fondamentali dei quali non si può fare a meno. Pertanto, la collaborazione internazionale in questo settore è una componente fondamentale. Infatti, nessuna società da sola riuscirà a occupare una posizione monopolista sul mercato del 5G”.

Evidentemente gli USA hanno cominciato a rendersene conto. Nel comunicato del Ministero statunitense del Commercio si evince quanto segue: le società che prima dell’inclusione di Huawei nella lista nera potevano condividere senza alcuna licenza le proprie tecnologie e altre creazioni protette da proprietà intellettuale ora possono nuovamente interagire senza alcun ostacolo con il partner cinese ma solamente al fine di giungere alla creazione degli standard internazionali. Il Ministero del Commercio osserva che gli USA intendono continuare a mantenere il proprio primato tecnologico a livello mondiale anche nelle reti di nuova generazione. Finora, però, Washington appare in ritardo. La Cina prevede entro il 2020 di costruire 600.000 stazioni base per il 5G. Gli USA, invece, stando alle stime della società Bernstein Research, ne costruiranno nel migliore dei casi 10.000 nello stesso periodo.

I punti di vista e le opinioni espressi nell'articolo non necessariamente coincidono con quelli di Sputnik.

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