19:10 21 Settembre 2020
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Coronavirus in Italia: riaprono i confini con l'Ue (113)
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"Tutta la Sicilia è stata completamente abbandonata a sé stessa, non solo noi autotrasportatori ma tutti: la gente è esausta, non ha la forza di riaprire". Lo ha dichiarato a Sputnik Italia Giuseppe Richichi, presidente del consorzio imprese autotrasportatoti siciliani.

La ripartenza in Sicilia sta incontrando degli ostacoli oggettivi che minacciano il rientro a regime di trasporti e infrastrutture. La prolungata chiusura del traffico dei traghetti nello stretto ha causato disagi e costi agli autotrasportatori e alle imprese.

Il 6 giugno ha lanciato l'allarme: "La Sicilia rischia di morire". Da quel giorno siamo entrati nella fase 3, sono stati riaperti i confini nazionali. Abbiamo raggiunto il presidente del consorzio Aias Service, Giuseppe Richichi, per capire se per gli autotrasportatori siciliani dopo il ritorno a pieno regime dei traghetti, ripristinato il 16 giugno, sono state risolte le criticità registrate durante il lockdown.

— Presidente Richichi, qual è la situazione sullo stretto: la circolazione è tornata alla normalità?

— Il traffico sullo stretto è altalenante, alcuni giorni le traversate sono a pieno regime, altri saltano a causa della mancanza di automezzi e si deve aspettare. Adesso, inoltre, si deve convivere anche con la fila delle auto. Il traffico sullo stretto, non è prevedibile e quello che può succedere è incalcolabile: un giorno passiamo senza problemi, un giorno ci sono dei tempi di attesa.

Ma in linea generale non sta funzionando nulla, dai voli agli aliscafi per le Eolie. I pullman hanno avuto una riunione di consulta l'assessorato alle infrastrutture per gli stessi problemi. La regione è impegnata a trovare una soluzione. Siamo allo sbando totale, la gente non ha la forza di riaprire.

Il problema è che così la Sicilia non ha futuro, secondo noi. Le difficoltà per raggiungere la Sicilia non sono solo per noi autotrasportatori, ma qualsiasi cittadino che da Villa San Giovanni voglia visitare Taormina, costretto ad affrontare dei costi di traversata altissimi.

— In termini di costi quanto è pesato il tempo che perso ai traghetti a causa della riduzione del servizio?

— Il nostro tempo è denaro, perché perdere delle ore in fila per noi è un costo aggiuntivo. Calcoli che un dipendente lo paghiamo per nove ore di lavoro e ne perdiamo 3 o 4 solo per stare in fila ad aspettare un traghetto.

Per un'impresa con 50 – 60 macchine che attraversano lo stretto ogni giorno, il tempo perso all'imbarco diventa un costo eccessivo.

— È tornato in auge in tema del ponte sullo stretto. Voi autotrasportatori ritenete che possa risolvere questi problemi?

— Sì perché ben che vada, se il mare è calmo si impiegano 45 minuti per attraversare lo stretto e con i tempi di imbarco si perde un'ora e mezza circa. In più ci sono i tempi di attesa del traghetto. Le corse giornaliere ci sono ma a volte non sono sufficienti, mentre altri giorni saltano i traghetti perché non ci sono abbastanza mezzi ad imbarcarsi. Il flusso è incontrollabile. Per questo l'unica soluzione al problema per noi è la costruzione del ponte.

— Quella del ponte è una storia infinita, perché sinora non si è arrivati a nulla?

— È mancata la volontà politica, ci vorrebbe una mobilitazione del popolo siciliano che scende in strada. Adesso se, se ne discute di nuovo, vuol dire che c'è la volontà di farlo.

— Voi denunciate che i ritardi nei trasporti, i colli di bottiglia, costituiscono un problema all'economia dell'isola. Cosa comportano?

— Sono un danno per le imprese, un danno per le merci, perché per mantenere le consegne dobbiamo fare sacrifici, dobbiamo lavorare sotto stress, dobbiamo recuperare le ore che perdiamo. C'è tutto un sistema che salta.

Abbiamo denunciato diverse volte che far partire come far arrivare merci in Sicilia, diventa sempre più difficile. A momenti si arriva prima dalla Spagna che dalla Sicilia. I camion partono da Barcellona per Civitavecchia su traghetti veloci, mentre noi a volte impieghiamo 3-4 ore solo per attraversare lo stretto, a cui si devono lunghe ore di autostrada.

— La regione vi ha dato delle risposte?

— Noi ne abbiamo discusso a livello istituzionale all'interno della consulta. Adesso stiamo visionando la situazione di Tremestieri, con i lavori del porto si sta cercando di definire tutte le situazioni per rendere il porto più efficiente, si sta cercando di trovare una soluzione su Reggio e Gallico, assieme alla parte calabra delle istituzioni per accorciare i tempi di traghettamento e non arrivare sino a Villa. Stiamo lavorando.

I punti di vista e le opinioni espressi nell'articolo non necessariamente coincidono con quelli di Sputnik.

Tema:
Coronavirus in Italia: riaprono i confini con l'Ue (113)
Tags:
Italia, Sicilia
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