22:51 12 Luglio 2020
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Secondo il Prof. Gian Maria Fara, Presidente Eurispes-Istituto di ricerca degli italiani “L’Italia, ma più in generale il modello occidentale, si trova inoltre davanti ad un’ulteriore profonda e drammatica prova perché́ si sono saldate insieme crisi economica, crisi sociale e crisi della politica e delle Istituzioni”.

Le sue preoccupazioni In un'intervista rilasciata gentilmente a Sputnik Italia.

— Cosa dovrebbe fare il governo, che ha appena annunciato la ripartenza del Paese, per tranquillizzare gli italiani? Come valuta il pacchetto di riforme a sostegno della famiglia, il Family Act?

— Per arginare la crisi e rilanciare l'economia servono piani e finanziamenti. Nuovi investimenti, non sussidi. Tra l'altro mi sembra che il Family Act contenga tutte misure che dovrebbero essere presenti in un Paese come il nostro già in condizioni di normalità, non di eccezionalità. Tra l’altro, si parla di misure come il cosiddetto “assegno universale” che entreranno in azione a partire da gennaio 2021. Forse un po’ troppo in là nel tempo. Come diceva l'economista Keynes: «Nel lungo periodo…».

— L’emergenza sanitaria ha costretto molte attività alla chiusura, senza alcun supporto e sostegno. Con la crisi di solito aumentano i suicidi per motivazioni economiche. Gli imprenditori attanagliati dalle preoccupazioni per le sue aziende e dipendenti si tolgono la vita… A Suo avviso, potrebbe ripetersi lo stesso scenario adesso, dopo mesi di lockdown?

— Sicuramente le difficoltà economiche, la disperazione che comporta la mancanza di un'occupazione, la chiusura di un'attività e, a lungo andare, l'erosione del proprio benessere, magari la perdita della propria casa, dei propri beni, possono dar luogo a diverse tipologie di fenomeni e derive sociali. La passività e l’arrendevolezza, fino ad un gesto estremo come il suicidio, ma anche la rabbia, l'odio sociale. Sentimenti, questi ultimi, che possono rappresentare un collante tra persone appartenenti a parti della società particolarmente “compresse” dalla grave situazione generale.

— Le conseguenze di COVID-19 toccano quasi tutti nel mondo indipendentemente da età, reddito o paese di appartenenza, ma, secondo alcuni Suoi colleghi sociologi, i giovani saranno ad essere particolarmente colpiti dai risvolti economici e sociali della pandemia. È così? 

— Non c'è dubbio che la recessione economica in atto colpirà i giovani, non solo perché sono più esposti a causa della loro presenza in settori particolarmente vulnerabili alla pandemia e perché inseriti in posizioni e condizioni generalmente più precarie in termini di contratto. Penso a chi si è appena affacciato sul mondo del lavoro, non ha accumulato ancora risparmio, non ha una casa di proprietà o comunque si trova a dover far fronte al pagamento di un affitto oppure alle rate di un mutuo. Penso alle giovani coppie, ai neogenitori. La chiusura di numerose imprese, la crisi della produzione, del commercio, del turismo tutto insieme crea una reazione a catena, un effetto domino all'interno di un sistema che si regge su regole e logiche meramente economiche e di mercato. Non c'è, in questo senso, un vero anello debole della catena, una categoria in particolare che non subirà le conseguenze del difficile andamento economico.

In ogni caso, la famiglia d'origine e il supporto che essa potrà dare alle giovani generazioni sarà, ancora una volta, determinante come lo è stato in altri momenti storici avversi.

Ma credo che al tempo stesso i più giovani rappresenteranno propria quella categoria che potrebbe invece cogliere più delle altre le opportunità che sempre nascono dalle crisi e dal cambiamento e individuare risposte e percorsi innovativi da sviluppare.

— L’OMS e altri istituti internazionali quasi tutti i santi giorni ci avvertono che non torneremo più alla vita normale, che dopo una pandemia seguirà un'altra, ecc. Condivide questa preoccupazione?

— Al di là dei richiami dell’Oms, saremo tutti indotti a riflettere maggiormente, ad esempio, su ciò che è essenziale nella vita delle comunità umane; sulla capacità della Terra di sopportare l’attività antropica. In questi mesi terribili le persone hanno riscoperto dei valori che erano stati offuscati negli ultimi decenni. Penso a valori come la solidarietà e lo spirito di comunità; a diritti fondamentali come la salute, la vita, il lavoro; penso all'importanza riconosciuta al ruolo dei servizi pubblici come i sistemi sanitari nazionali, i servizi di emergenza, di assistenza, di ricostruzione.

La pandemia sta mettendo a dura prova la tenuta dei sistemi economici, sociali e giuridici, ma è anche vero che la maggior parte delle crisi accelera solo tendenze preesistenti nella società.

Dovremo essere capaci di superare il cosiddetto “Stato di eccezione” e strutturarsi in modo da essere pronti a fronteggiare una nuova eventuale pandemia. Basterebbe anche solo ripartire dai i 17 macro obiettivi individuati dall’Agenda 2030 che tengono conto delle tre dimensioni dello sviluppo sostenibile e della lotta alla povertà, ossia economica, sociale ed ecologica. Già solo iniziare a perseguire il raggiungimento degli obiettivi fissati vorrebbe dire avviare un'azione programmatica planetaria senza precedenti.

I punti di vista e le opinioni espressi nell'articolo non necessariamente coincidono con quelli di Sputnik.

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