19:39 12 Luglio 2020
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“Uno spettro si aggira per l'Europa”… Piu di centosettant’anni fa Karl Marx e Friedrich Engels hanno cominciato con queste parole il loro Manifesto, che poi ha scosso tutto il mondo. Adesso un altro spettro è partito dagli Stati Uniti, distruggendo, come il covid19 fa con i polmoni, i monumenti storici.

Iniziando da Cristoforo Colombo, che ha scoperto il Nuovo Mondo, per arrivare in Europa, nel Regno Unito, dove sono stati abbattuti i monumenti di diversi personaggi, da Edward Colston a Robert Milligan, ed è persino stato imbrattato un monumento a Winston Churchill. In Belgio è stata verniciata di rosso la statua del fu re belga Leopoldo II… Tutto nel nome di proteste antirazziste partite dopo l’uccisione di George Floyd da parte della polizia di Minneapolis negli USA.

La valanga proteste sui monumenti storici è attivata anche in Italia, a Milano, con la scultura di Indro Montanelli nei Giardini di porta Venezia, che portano suo nome da 2002, imbrattata di vernice. Giornalista e fondatore del “Giornale”, per alcuni è il miglior giornalista italiano del secolo scorso. Sul basamento, inoltre, sono state scritte le parole: “razzista, stupratore”. Il gesto è stato rivendicato dal gruppo Rete Studenti Milano e da LuMe (Laboratorio universitario Metropolitano).

Sputnik Italia ha parlato con Fausto Biloslavo, che ha lavorato con Montanelli e ha scritto ad un gruppo su Twitter che chiedeva la rimozione della statua di Montanelli:“dovrete passare sul mio cadavere”.

Il monumento a Indro Montanelli è stato imbrattato. Secondo te questo è avvenuto sull’onda delle proteste antirazziste negli Stati Uniti?

Io non capisco cosa c’entri la violenza della polizia americana con la statua di Montanelli. Purtroppo si è scatenata in occidente una furia iconoclasta ad opera di questi “talebani” dell’occidente. E li chiamo talebani perché io ho visto solo i talebani in Afghanistan abbattere le statue di Buddha a Bamiyan, e lo stato islamico in Siria a Mossul abbattere qualsiasi monumento…

Perché Montanelli ha attirato l’attenzione e che cosa si è voluto mostrare con questo gesto?

Chi ha compiuto il gesto l’ha fatto perché considera Montanelli un razzista. Ovviamente bisogna contestualizzare le situazioni. Montanelli era un giovane ufficiale in Abissinia nel periodo delle guerre coloniali – stiamo parlando di quasi un secolo fa – e c’erano queste pratiche, queste usanze, in base alle quali Montanelli aveva preso in sposa una ragazzina molto giovane. Al di là del giudizio che si può dare adesso con gli occhi di quasi cento anni dopo, il personaggio Montanelli va preso così com’era nel suo complesso. Non ci si può appigliare a questo per rimuovere la sua statua. La verità è che Montanelli era un uomo controcorrente, un uomo sempre fuori dal coro e che non si è mai omologato al pensiero dominante. È questo in realtà che dà fastidio, non l’episodio di ottant’anni fa in Abissinia.

Tu hai lavorato con Montanelli?

Io ho avuto l’onore di conoscerlo in una situazione particolare. Stavo tornando dopo sette mesi di prigionia in Afghanistan, dove ero stato catturato nel 1987; ero al seguito dei mujahiddin di Ahmad Shah Massoud. Ero appena stato rilasciato dalle galere di Kabul e, tornando in Italia, Montanelli mi fece recapitare una lettera di suo pugno che cominciava con “Caro collega”. Immaginati me, un giovane giornalista di 26 anni che affronta le guerre e anche le disavventure che possono capitare lavorando come inviato di guerra, quando Montanelli mi chiese di ospitare il diario delle mie prigioni sul suo giornale… Andai in brodo di giuggiole. Corsi a Milano, dove mi invitò a pranzo e cominciò a chiedermi di questa esperienza.

Quando gli raccontai di essere stato portato via dalla zona dove ero stato catturato ai confini con l’Unione Sovietica, lui mi disse: “Sì, mi ricordo anch’io i sovietici in Finlandia”… e cominciò a raccontarmi le sue avventure di guerra, la Seconda Guerra Mondiale, e anche di come continuò a fare l’inviato di guerra in seguito. Fu così che mi innamorai di Montanelli. Quelle undici puntate delle mie prigioni in Afghanistan lui le correggeva con la matita rossa e la matita blu. Se usava il blu, poteva ancora andare, se usava il rosso dovevo riscrivere tutto. A quel tempo non c’erano i computer, ma solo la macchina da scrivere, quindi diventava anche più complicato. Montanelli è stato indubbiamente un maestro per la professione che svolgo ancora adesso.

Concordi con quelli che considerano Montanelli il miglior giornalista italiano del secolo scorso?

Sinceramente questa definizione non sarebbe piaciuta nemmeno a lui. Io credo che molti che ho conosciuto, tra cui Enzo Biagi, Egisto Corradi, Lucio Lani, Ettore Mo, siano stati grandi inviati. Montanelli, oltre a essere un grande inviato, è stato un grande direttore, a tal punto da fondare il “Giornale” lasciando il “Corriere della Sera” nel pieno degli anni di piombo, nel ‘74. Il suo merito è quello di aver lavorato bene sia come solista che come direttore d’orchestra.

Chi altri potrebbe colpire la furia iconoclasta di cui hai parlato?

Tutti. All’inizio sembrava una battuta, ma potrebbero arrivare a prendersela con il Colosseo perché c’erano gli schiavi, o con le Piramidi, perché sono state costruite dagli schiavi. Se la sono già presa in questi giorni con una statua di Giulio Cesare, dove hanno scritto “criminale”. È chiaro che se ragioniamo con gli occhi di adesso tutti i grandi condottieri del passato erano dei criminali, perché hanno ammazzato un sacco di gente. Però bisogna contestualizzare e soprattutto lasciare in pace la Storia: la Storia è quella, con i suoi simboli. Imbrattare, vandalizzare la statua di Giulio Cesare, è pura follia.

Il problema è che questo movimento nasconde in realtà una dose di estremismo che riguarda la posizione del politicamente corretto. Si va sul pensiero unico in nome del politicamente corretto, per cui tutto una serie di realtà storiche o di personaggi storici, da Montanelli ad altri, possono venire censurati perché non fanno parte dell’attuale linea del politicamente corretto. E questo è pericoloso, perché se passa questa linea, se lasciamo passare questa linea, ci troveremo in un pensiero unico dominante deciso da non si sa bene da chi, che ci dice che cosa è giusto e che cosa è sbagliato e guai ad essere fuori dal seminato e fuori dal coro. Per questo io oggi ad un tweet che ribadiva che bisognava abbattere la statua di Montanelli, ho risposto: “dovrete passare sul mio cadavere”.

Certi personaggi, come Montanelli non vengono digeriti perché sono sempre stati alternativi, nel bene o nel male. Sono sempre stati fuori dal coro e si sono opposti al pensiero unico dominante. Non a caso la famosa rubrica di Montanelli si intitolava “contro corrente”. E di questo che da fastidio ed è questo che vogliono eliminare.

I punti di vista e le opinioni espressi nell'articolo non necessariamente coincidono con quelli di Sputnik.

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