10:06 29 Ottobre 2020
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La Grecia e l’Italia hanno firmato in queste ore l’accordo sulla demarcazione delle zone marittime. La firma dell’accordo è avvenuta nell’ambito della visita ad Atene del ministro degli Esteri italiano Luigi Di Maio. Qual è il peso concreto dell’accordo per quanto riguarda il dossier migratorio ed energetico?

Il ministro degli esteri italiano Luigi Di Maio è in visita ad Atene dove con il suo omologo greco Nikos Dendias hanno siglato l’accordo sulla delimitazione delle zone marittime. Durante gli incontri nella capitale ellenica si discuterà di flussi turistici nel periodo post-Covid, ma non solo.

Qual è l’importanza dell’accordo bilaterale da un punto di vista strategico? Come influenzerà le relazioni fra i due Paesi in termini migratori ed energetici? Sputnik Italia ha raggiunto per una riflessione in merito Francesco De Palo, giornalista esperto di questioni greche, direttore di mondogreco.net.

Dossier energetico

– Francesco De Palo, qual è il ruolo dell’accordo fra Italia e Grecia firmato in queste ore sulla delimitazione delle zone marittime nella lotta contro l’immigrazione clandestina? Si tratta di un gesto in chiave antiturca?

– Innanzitutto l’accordo mira con ritardo a fare rientrare l’Italia come player nel dossier energetico, perché sul gasdotto Eastmed ha avuto una posizione attiva, ma non di prima fascia. Il grosso della squadra è composto da Grecia, Cipro, Israele e Egitto in chiave antiturca. Questo accordo in prima battuta mira a coprire quel gap. Vorrei ricordare che c’è un giacimento al confine fra il Salento e la costa ionica ellenica che fino a ieri era di appannaggio ellenico, ma dando un’occhiata alla mappa qualsiasi neofita si sarebbe accorto che essendo a metà fra i due Paesi è necessario un accordo di sfruttamento congiunto.

L’elemento importante sul fronte turco non è coalizzarsi contro qualcuno o assieme a qualcuno, è avere una visione. L’Italia sul tema energetico purtroppo non ha una visione lungimirante; la Grecia la sta eccellentemente recuperando grazie ad un biennio fatto di interlocuzioni e contatti, anche di alleanze politiche.

L’accordo si lega sia al tema della lotta all’immigrazione clandestina sia alla grande questione dei riverberi che ci saranno sul caso libico, quindi toccando un player significativo come la Turchia.

Prospettive dell’accordo

– Qual è la prospettiva che si vuole dare a questo accordo?

– Firmare un accordo è semplice, il difficile è dargli corpo e anima. La visione che io mi aspetto è di una duplice direzione di marcia: per quanto riguarda la Grecia questa è una conferma, perché l’alleanza di prossimità con l’Italia è nello stato delle cose; la cosa strana è la non continuazione di questa alleanza, guardando all’ultimo triennio, fatta eccezione la partnership culturale. Ricordiamo l’iniziativa Tempo Forte voluta dall’Ambasciata italiana ad Atene. L’Italia ha un’occasione se darà corpo e fiato all’accordo. Questo accordo ci dice inoltre che l’Europa non ha una posizione comune sul dossier energetico e libico. L’Unione ancora una volta sta mancando in uno dei principi cardini: tutti parlano oggi di unione bancaria, prima del debito comune ci vogliono politiche comuni.

Lotta all’immigrazione clandestina

Non sono fiducioso sulla soluzione del problema migratorio, anzi sono molto pessimista. E non sarà un accordo bilaterale a risolvere una situazione drammatica e peculiare come l’immigrazione dal Corno d’Africa. La Turchia lascia aperti i suoi varchi, negli ultimi 10 giorni Ankara sta cercando di rivendicare una porzione di territorio greco di 16 acri prendendosela con la Grecia che, di fatto, sta tentando di alzare un muro per evitare lo scenario di un mese fa. Ricordiamo come arrivavano autobus di migranti che si trovavano sul territorio turco in virtù dell’accordo firmato con Bruxelles. L’Europa è tuttora priva di una strategia.

I punti di vista e le opinioni espressi nell'articolo non necessariamente coincidono con quelli di Sputnik.

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