19:03 12 Luglio 2020
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In precedenza Facebook ha annunciato che inizierà ad etichettare i media russi, cinesi ed altri controllati dallo Stato, allo stesso tempo facendo un'eccezione per i media occidentali.

Facebook ha introdotto una nuova esigente politica che avvisa gli utenti che alcuni media, ma non tutti, ricevono fondi dai rispettivi governi.

Le pagine di queste risorse ora hanno un'etichetta in cui è indicato il nome del Paese il cui governo lo finanzia.

Queste marchiature sono già state usate sulle pagine social di Sputnik e RT, dei media cinesi Xinhua e People’s Daily, sul media iraniano TV Press, nonché su alcuni mezzi d'informazioni di Corea del Nord, Filippine, Marocco, Tunisia e Thailandia.

Abbiamo raggiunto per un commento Tiberio Graziani, Chairman di Vision&Global Trends:

“Dobbiamo prima di tutto ricordare che Facebook è una piattaforma di uno dei principali gruppi mondiali che gestiscono l'informazione e la comunicazione digitale. Ha un enorme potere. Oltre a ciò occorre ricordare che appartiene a una compagnia privata, vincolata solo dalle leggi del mercato e - negli Usa - con molta difficoltà dalle pseudo restrizioni antimonopolio. Questi fattori offrono a Facebook ampi gradi di libertà, inclusa quella di "censurare". L'atteggiamento assunto da Facebook è paradossale: da una parte favorisce e promuove la libertà di informazione - giacché proprio grazie a tale libertà i soci che la posseggono possono fare profitti - per un altro verso, invece, impone arbitrari criteri di tracciabilità (le etichette) che di fatto conculcano la libertà di espressione”, ha detto Graziani.

“I pregiudizi contro alcuni Paesi (Russia, Cina, Iran) muovono, oltre che da motivazioni ideologiche, dal fatto che queste infrastrutture digitali ormai sono diventate uno degli elementi costitutivi del potere esercitato dal cosiddetto sistema occidentale a guida statunitense. Per tale motivo costituiscono uno dei più importanti asset di cui il sistema occidentale dispone per mantenere posizioni ormai residuali di egemonia geopolitica”, ha aggiunto.

Anche Fabio Squillante, Direttore Generale di Agenzia Nova, ha rilasciato un commento a noi:

“Molte piattaforme social si comportano oggi in questa maniera. Pochi giorni fa Twitter ha censurato il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump. Aveva messo in evidenza due tweet di Trump, uno dei quali è stato oscurato per la violazione delle regole «sull'incitamento alla violenza». Era un messaggio in cui Donald Trump minacciava di chiamare le forze armate nel caso in cui i saccheggi fossero proseguiti.

Il social network sta utilizzando la censura come se fosse il suo compito. È successo anche in passato. In Italia, per esempio, hanno oscurato alcuni siti dell’estrema destra, però il tribunale li ha fatti riaprire perché solo la legge può censurare questo o quello soggetto. A mio avviso, è un problema di regolazione dei social network che si pone non solo nei confronti della Russia ma anche nei confronti dei soggetti italiani e persino nei confronti del presidente degli Stati Uniti”, ha detto. 

I punti di vista e le opinioni espressi nell'articolo non necessariamente coincidono con quelli di Sputnik.

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