13:57 08 Luglio 2020
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La crisi del COVID-19 nel 2020 non ha risparmiato nessun produttore di greggio, né piccolo né grande.

Ma a maggio è entrato in vigore il maxi-accordo OPEC+, i vari Paesi hanno cominciato a rimuovere le restrizioni di isolamento e, pare, che sia tornata la stabilità nel settore. Tuttavia, Mbaga Obiang Lima, ministro dell’industria mineraria ed estrattiva della Guinea Equatoriale, ritiene che sia prematuro parlare di una ripresa del mercato. Il ministro ha rilasciato un’intervista a Sputnik nella quale ha commentato i primi risultati dell’accordo OPEC+, ha parlato di annate del tutto perse per il settore petrolifero e dei progetti futuri con la Russia.

– Signor ministro, il mese di maggio è stato fondamentale per il mercato del greggio: è entrato in vigore l’accordo OPEC+ e alcuni Paesi hanno cominciato a rimuovere le misure di quarantena legate alla pandemia di coronavirus. A proposito dell’impatto che questi eventi hanno sulla domanda e sull’offerta, quali saranno i maggiori cambiamenti?

– A mio avviso, l’accordo OPEC+ è stata una iniziativa molto rilevante. Riteniamo che oggi stia avendo un impatto reale sul mercato. Ma stiamo tentando di far fronte a un problema molto grave, ossia la contrazione della domanda che ha colpito duramente le quotazioni del greggio.

Dunque, stiamo monitorando la situazione. Si avvicina l’incontro ministeriale di giugno, ma siamo preoccupati del lungo lavoro che ancora resta da fare.

– A Suo avviso, di quanto sarà necessario ridurre l’offerta sul mercato a partire da maggio?

– L’idea iniziale era di ridurre di 10 milioni di barili al giorno. E, debbo dire, questo l’abbiamo fatto. Alcuni l’hanno fatto volontariamente, altri spinti da ragioni legate all’estrazione stessa, ma anche per via di un altro fondamentale fattore, ossia le difficoltà correlate alla vendita del greggio sul mercato.

Vi sono anche Paesi quali l’Arabia Saudita, gli UAE e il Kuwait che hanno operato tagli maggiori di quelli richiesti. E, a mio avviso, si tratta di segnali importanti che ci hanno permesso di raggiungere una situazione di stabilità, come desideravamo. Infatti, non vogliamo prezzi troppo alti o troppo bassi, ma per noi è importante la stabilità. In tal senso, ci proponiamo di effettuare pianificazioni di bilancio migliori.

– Ovviamente sul mercato del greggio si registra un’eccedenza di offerta. A Suo avviso, quanto dovremo aspettare prima che si ristabilisca l’equilibrio?

– Secondo chi sta studiando la pandemia, abbiamo superato o comunque stiamo superando la prima ondata. Ma la seconda ondata è solitamente più forte e pericolosa e dovrebbe verificarsi a fine anno. Dunque, un riequilibrio del mercato durante l’estate è un obiettivo alquanto complesso. Chiunque dica che si verificherà presto è un grande ottimista. A mio modo di vedere non si potrà parlare di un vero e proprio riequilibrio se non prima del 2022.

Tutto dipende anche da cosa intendiamo per equilibrio. Qualcuno potrebbe pensare che già il mercato si sia ripreso poiché ora si è tornati a vendere. Ma altri sostengono che l’equilibrio fosse quello prima della pandemia.

– La Guinea Equatoriale è anche membro dell’Organizzazione africana dei produttori di petrolio (APPO) che si è impegnata ad implementare l’accordo OPEC+ riducendo le estrazioni e promettendo di comunicare al più presto i dettagli dell’operazione. Ma ad oggi questi dettagli non sono stati divulgati. Per caso la situazione è cambiata?

– Com’è noto alcuni membri dell’APPO fanno anche parte dell’OPEC. Corrisponde al vero quanto dichiarato. Alcuni membri quali Algeria, Guinea Equatoriale, Nigeria, Congo e Gabon si erano già assunti degli impegni. Pertanto, nella realtà dei fatti l’APPO ha semplicemente confermato ciò che già avevamo fatto.

– Ma nella dichiarazione si parlava di quei Paesi non sono membri né dell’OPEC né dell’OPEC+.

– Sì, ma gli Stati membri dell’APPO che non aderiscono all’OPEC+ sono piccoli produttori, alcuni consumano più di quanto producano e altri hanno scoperto nuovi giacimenti, ma non li stanno ancora sfruttando. Dunque, anche se hanno aderito all’accordo, non stanno estraendo. Paesi quali Senegal, Mozambico e Uganda hanno fatto scoperte importanti, stanno sviluppando progetti, ma non hanno avviato le estrazioni. Dunque, nella realtà dei fatti hanno aderito, ma sono limitati a livello di possibilità.

– La prima sessione ministeriale dell’OPEC+ deve tenersi nel mese di giugno. E si dice che, invece di ammorbidire le condizioni dell’accordo, si proporrà una proroga a partire da luglio dei volumi attuali di riduzione delle estrazioni (9,7 milioni di barili al giorno), che è in vigore al momento per i mesi di maggio-giugno. Di cosa stanno discutendo i vari Paesi oggi?

– Quello che stiamo facendo e che l’OPEC fa sempre è monitorare l’impatto attuale su domanda, offerta e prezzi. Questo monitoraggio rientra nella competenza del Segretariato dell’OPEC. Di recente, quest’organo ha diramato alle delegazioni diverse stime della situazione. Sulla base di tali stime sono state divulgate raccomandazioni ai ministri.

Ci rendiamo conto che il peggio non è ancora passato perché accedere ai depositi rimane un grande problema. Ad ogni modo la riduzione delle estrazioni ha in parte aiutato. Ma in generale finché non diminuiranno le riserve o finché le nostre risorse non saranno maggiormente richieste, dovremo continuare a ridurre le estrazioni non su base volontaria, ma coatta.

Dunque, a mio avviso, è meglio aspettare di avere una visione più completa. Effettivamente l’estate potrebbe contribuire a una lieve ripresa con la rimozione di alcune restrizioni e l’aumento degli spostamenti. Se riprenderanno realmente i voli, la situazione potrebbe cambiare radicalmente. Ma se rimarranno in vigore tutte queste restrizioni, probabilmente saremo costretti a continuare a limitare restrizioni, come già facciamo, poiché è l’unica alternativa che abbiamo. Non abbiamo spazio nei depositi e non abbiamo a chi vendere il petrolio.

– Lei ritiene necessario mantenere i livelli attuali di riduzione delle estrazioni del greggio a 9,7 milioni di barili al giorno dopo giugno?

– Non credo sia necessario ridurre ulteriormente le estrazioni.

– Dunque, bisogna comunque attenersi al piano concordato ad aprile che stabilisce una riduzione delle estrazioni fino a 7,7 milioni di barili al giorno?

– Sì, ma questo dipenderà dall’esito dell’incontro.

– E la Guinea Equatoriale di quanto ridurrà le estrazioni?

– Abbiamo deciso di ridurre le estrazioni del 23%, ossia circa 29.000 barili al giorno. Chiaramente, è molto meno di altri Paesi, ma per noi è una cifra importante (la Guinea Equatoriale solitamente estrae circa 120-130.000 barili al giorno, NdR). E solo insieme possiamo dare il nostro contributo per la causa comune. Dunque, sì, sono 29.000 barili, ma in realtà abbiamo ridotto molto di più.

– Di quanto?

– I numeri possono variare. Abbiamo avuto un problema agli impianti offshore: ad alcuni lavoratori è stato diagnosticato il COVID-19. Li abbiamo riportati sul continente perché ricevessero assistenza medica. Ma per questo motivo abbiamo dovuto effettuare una sanificazione degli ambienti e per 1-2 mesi questo rallenterà ulteriormente le estrazioni. Quindi, parliamo di circa il 50%, circa 50.000 barili al giorno in meno. Non abbiamo avuto scelta. Ci aspettiamo che tra 2 mesi, una volta terminata la sanificazione, torneremo a estrarre ai volumi di un tempo.

– A Suo avviso, considerata la situazione straordinaria attuale sul mercato del greggio, conviene che i Paesi dell’OPEC+ elaborino un nuovo sistema di misurazione dell’efficacia dell’accordo invece dei valori quinquennali delle riserve commerciali globali?

– Non pensiamo che la situazione attuale perduri a lungo, al massimo un paio d’anni. Ciò significa che va conservato l’approccio adottato in termini di metriche. Sì, gli eventi sono straordinari e non hanno precedente alcuno, dunque non vi sono punti di riferimento. Tuttavia, non possiamo rifiutare delle metriche solo per questo, dobbiamo invece salvaguardarle perché hanno dimostrato di essere pertinenti e di fungere da ottimo punto di riferimento nel processo decisionale.

– A mio avviso, molti di noi riconoscono che l’amministrazione USA del presidente Donald Trump abbia svolto un ruolo importante nel conseguimento dell’attuale accordo OPEC+. Lei pensa che nel prossimo futuro quale sarà il rischio maggiore per il mercato: la seconda ondata di COVID-19 o le elezioni americane?

– Sia le elezioni sia il COVID-19 saranno fattori chiave. Che vinca un repubblicano o un democratico, le elezioni saranno comunque un evento chiave. Non posso ancora dire che l’impatto di tale evento sarà positivo o negativo, semplicemente ogni scenario avrà un impatto diverso. Quanto, invece, alla seconda ondata della pandemia, sicuramente ci colpirà perché ci ritroveremo in una situazione in cui l’offerta c’è, ma è impossibile posizionarla sul mercato.

Vorrei comunque condividere una riflessione: so che il maggiore merito per gli accordi di aprile viene accordato da molti al presidente statunitense Trump. Tuttavia, ritengo che la nostra riconoscenza debba andare all’Arabia Saudita e alla Russia. L’unica cosa che hanno fatto gli USA è avviare le trattative di collaborazione con il Messico. Ma alla fine chi ha dato il contributo maggiore e chi si è sacrificato di più sono stati il Regno saudita e la Federazione russa.

– Quali sono le Sue previsioni in merito alle quotazioni del greggio per il 2020? Vedremo nuovamente il greggio a 60$ al barile? Considerati i costi delle estrazioni, la gamma attuale di prezzi soddisfa comunque la Guinea Equatoriale?

– Mentirei se dicessi che mi soddisfa, tutti vogliono che i prezzi salgano. Ma penso che tutto stia nel capire cosa ci serve di più: prezzi elevati e volatilità oppure stabilità? A mio avviso, sarebbe meglio che ci abituassimo a quotazioni del greggio intorno ai 30 dollari perché questo permetterebbe di gestire il bilancio con maggiore stabilità. Siamo stati tutti costretti a mettere mano ai bilanci.

Non penso che il greggio ritornerà ai livelli pre-pandemia e ai 60$ al barile entro il 2022. Al mondo continua a esserci molto petrolio a basso prezzo, servirà del tempo. Chi prevede quotazioni sui 40, 50$ al barile è davvero molto ottimista. Credo che sarebbe più logico mantenersi più cauti nelle previsioni e rimanere sui 30$, massimo 40. Non credo che il prezzo possa scendere o salire oltre questo range.

– In che modo proprio le quotazioni attuali e la crisi del COVID-19 hanno colpito l’industria petrolifera della Guinea Equatoriale? Siete stati costretti a posticipare o interrompere alcuni progetti?

– Come qualsiasi altro produttore di petrolio, non siamo stati risparmiati da questo shock. Ma credo che il colpo che abbiamo subito noi, considerato il volume delle nostre estrazioni, sia stato minore. Abbiamo scoperto un paio di giacimenti nel 2019 e avevamo in progetto di continuare i lavori su questi siti quest’anno per incrementare le estrazioni. Ma alle quotazioni attuali non avrebbe senso. Dunque, è stato deciso di posticipare questi progetti al 2021.

Tuttavia, si è anche deciso di non rimandare le attività legate al settore gasiero. Intendiamo, infatti, aumentare le estrazioni di gas nell’ambito del progetto Alen della società Noble Energy. La materia prima sarà impiegata dal complesso Punta Europa per la produzione di GNL e metanolo. Dunque, abbiamo rimandato due progetti, ma uno no.

– L’anno scorso avete avviato le trattative con Lukoil per partecipare alla creazione del blocco gasiero EG-27. La contingenza sanitaria ha avuto ripercussioni sulle trattative? Per quando è prevista la sottoscrizione dell’accordo definitivo?

– Continuano le trattative con Lukoil, di recente abbiamo tenuto una videoconferenza durante la quale sono stati trattati i nostri punti di vista sul progetto. Chiaramente, come qualsivoglia grande società petrolifero-gasiera, Lukoil ha dovuto correggere il tiro. E sta nuovamente valutando cosa fare. Credo che a Lukoil interessino sia la prospezione sia lo sfruttamento del blocco. Dunque, vogliono capire quale sia il modo migliore per continuare il progetto.

Vogliamo dare loro il tempo di prendere una decisione, ma siamo al limite. Probabilmente entro luglio dovremo prendere una decisione: o continuiamo l’accordo con Lukoil o ci riprendiamo il blocco e lo rimettiamo a disposizione a chi fosse interessato.

– Di conseguenza non è stato ancora dato un obiettivo al progetto? Lei ha dichiarato che Lukoil avrebbe diverse alternative: inviare il gas via oleodotto fino a Punta Europa LNG oppure realizzare un progetto proprio basato su un termine di rigassificazione offshore.

– No. Sono ancora in fase di valutazione poiché molti fattori sono cambiati. A mio avviso, ora la cosa più logica è ripensare l’intero progetto. Questa fase di rivalutazione sarà portata avanti sia quest’anno sia nel 2021 così che poi, una volta concluso l’accordo, si potrà cominciare attivamente.

– E invece cosa mi sa dire dell’altro partenariato? Di recente Rosgeologiya ha sottoscritto degli accordi per lo svolgimento della prima fase degli studi sismici nella zona di transito e della mappatura dell’area del Río Muni. È in grado di rivelare le tempistiche del progetto e i possibili investimenti? Quanto è importante per la Guinea Equatoriale?

– Siamo molto felici di aver sottoscritto l’accordo con Rosgeologiya. Come ho già detto, tra il 2020 e il 2021 non succederà niente, sarà il periodo degli studi preliminari. E anche il lavoro con Rosgeologiya sarà di questo tipo.

È un lavoro importante per noi per 2 ragioni. Anzitutto perché lavoreranno nella zona di transito posizionata nelle vicinanze dell’area del Río Muni dove sono state effettuate le scoperte.

Questo ci darà più possibilità per la trivellazione e le attività sulla terraferma. In secondo luogo, è una possibilità per sviluppare l’industria estrattiva, di vitale importanza per noi. Pensiamo che questo sia un passaggio chiave per la diversificazione economica del nostro Paese.

– A proposito di opportunità, i mercati gasieri europei e asiatici al momento sono interessati da un’offerta eccedentaria e dal rischio di tracimazione dei depositi. A Suo avviso, riusciranno gli investitori a spostare l’attenzione verso i consumatori africani ed avviare qui nuovi progetti gasieri?

– In generale, non prevedo alcuna novità quest’anno. Chiunque abbia incontrato gli investitori ha capito che non ha importanza quando saranno rimosse le restrizioni. Non cambia nulla. Credo che sia più logico rivalutare i progetti già confermati e posticiparli.

Tra il 2020 e il 2021 si ritornerà gradualmente alla normalità, ma tutti i progetti e le opportunità potranno essere solo valutati in linea teorica. La componente pratica andrà valutata dal 2022 in poi.

– Ad ogni modo, il progetto gasiero avete deciso di non posticiparlo in quanto si tratta di uno dei settori chiave della Guinea Equatoriale. Di recente avete anche concluso un accordo con la britannica Gas Strategies per la creazione di un piano generale di sviluppo del settore gasiero. Può condividere qualche dettaglio in merito?

– Vorrei acclarare che Gas Strategies sta conducendo per noi una ricerca sulle prospettive generali di sviluppo delle risorse gasiere nel Golfo di Guinea. Condurranno uno studio su larga scala finalizzato a stimare il potenziale delle risorse gasiere nel delta del Niger, nel Bacino del Douala e nell’area circostante l’isola di Bioko. Una volta terminato lo studio, saremo in grado di capire quali alternative abbiamo relativamente all’ottenimento di ulteriore gas per l’impianto.

Il progetto Gas Mega Hub (per la creazione di un hub gasiero in Guinea Equatoriale, NdR) è in realtà già partito, stiamo già lavorato alla preparazione per le estrazioni. Il gas estratto dal giacimento Alen raggiungerà Punta Europa. Ma dobbiamo poi capire come fare con la seconda fase, ossia il giacimento Zafito (dell’operatore ExxonMobil, NdR), per garantire la possibilità di estrarre gas dal giacimento ed eventualmente dalla Nigeria. La terza fase riguarda l’area del blocco EG-27, già blocco R, e la fornitura a Punta Europa di gas estratto da quest’area.

– Attualmente qual è la capacità produttiva del Punta Europa LNG?

– Al momento si attesta a 3,7 milioni di tonnellate l’anno, è uno stabilimento di lavorazione del GNL, si tratta di una linea produttiva. Per l’anno prossimo si prevedeva una contrazione della produzione presso lo stabilimento per via della dipendenza di quest’ultimo dal giacimento Alba. Ma grazie al nuovo progetto riusciremo a mantenere i volumi di produzione per altri 5-7 anni.

– Il vostro progetto per la costruzione del primo terminale di ricezione e rigassificazione del GNL nel Golfo di Guinea è attivo? A che punto è ora?

– Il progetto continua, non è stato interrotto. Stiamo costruendo una centrale di rigassificazione per la fornitura e la ricezione del GNL, nonché una centrale elettrica da 38 MW. Tutte le tubazioni per la fornitura di gas sono già state posate. Inoltre, tutti i depositi sono stati ultimati. La potenza del progetto sarà di 14.000 m3. Prevediamo di ultimare la costruzione alla fine del 2020.

– Prevede la costruzione di complessi simili in altri Stati africani?

– In effetti alcuni Paesi hanno dimostrato il proprio interesse per progetti simili. Parlo, in particolare, di Benin, Togo, Sierra Leone, Liberia, Repubblica Democratica del Congo. Ma abbiamo deciso di terminare prima il nostro progetto. In questo modo capiremo cosa possiamo fare con gli altri. La risposta alla domanda è “sì”, ma prima vogliamo ultimare il nostro progetto.

I punti di vista e le opinioni espressi nell'articolo non necessariamente coincidono con quelli di Sputnik.

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