08:39 26 Settembre 2020
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I danni economici del Coronavirus diventano sempre più tangibili e si ripercuotono direttamente sulle tasche degli italiani e sulla spesa quotidiana. Aumentano i prezzi su alcuni generi alimentari e molte famiglie sono costrette a rivedere la propria tavola rinunciando a certi prodotti. Disoccupazione e povertà, ecco l’eredità del Сovid-19.

Dalla frutta alla verdura, passando per i prodotti caseari, sono tanti i prodotti il cui prezzo sugli scaffali è aumentato. Con la disoccupazione e la crisi che ha investito il Paese cresce il divario fra le famiglie che possono ancora permettersi la solita spesa al supermercato e quelle in gravi difficoltà economiche.

I problemi economici che stanno vivendo molti italiani oggi a causa del Coronavirus potrebbero sfociare però in gravi tensioni sociali. “La politica torni a decidere, i politici prendano atto che la situazione è mutata e che oggi se non si adottano delle misure di apertura, di ritorno alla normalità con un po’di coraggio le conseguenze dell’economia saranno infinitamente più gravi di quelle del virus” ha sottolineato in un’intervista a Sputnik Italia Luigi Scordamaglia, consigliere delegato di Filiera Italia.

– L’Istat fotografa una situazione allarmante: aumentano i prezzi degli alimentari. Luigi Scordamaglia, quali prodotti costano di più?

– Il dato Istat mostra per l’ultimo mese un incremento del 2,6% dei prezzi di vendita al consumo di alimentari. In realtà è una media “del pollo di Trilussa”: i prezzi dei prodotti freschi sono aumentati molto di più, la media è quasi al 5%. Per i prodotti trasformati il prezzo è aumentato al di sotto del 2%. I prodotti aumentati maggiormente sono la frutta, fino all’8% e la verdura, con un 5%.

I motivi oggettivi dell’aumento dei prezzi sono legati alla carenza di manodopera della raccolta nei campi; il decreto per la regolarizzazione dell’immigrazione non ha per il momento sanato il problema e ci sono molte aspettative dalla riapertura della circolazione nell’area Schengen. Tradizionalmente chi viene impiegato nella raccolta nei campi proviene da Paesi europei, soprattutto dell’Est. Vi è il problema delle condizioni meteorologiche sfavorevoli che provocheranno, secondo le previsioni, un terzo in meno della produzione estiva. Si giustificano meno invece altri aumenti.

– Cioè?

– Penso agli aumenti registrati sui prodotti a scaffale lattiero caseari rispetto ad un prezzo del latte che invece è estremamente basso in stalla. I motivi qui sono da chiarire, ci sono fenomeni speculativi che vanno contrastati. Di certo, quello che deve preoccupare di più, e non so se c’è una consapevolezza adeguata di questo, è che a fronte di un incremento dei prezzi c’è una capacità di spesa della famiglia che va sempre peggio. Questo sta portando a fenomeni come l’aumento di oltre il 50% del consumo di uova, un calo di pesce, carne, frutta e verdura. Più la situazione si aggrava più le famiglie devono rinunciare ad un’alimentazione sana ed equilibrata.

– Con la crisi attuale quindi aumenta il divario fra le famiglie che possono permettersi di mangiare ciò che vogliono e quelle costrette a rivedere la propria tavola? Molte famiglie hanno quindi problemi con la spesa quotidiana?

– Purtroppo non solo hanno, ma avranno, perché la situazione nei prossimi mesi è destinata ad aggravarsi se qualcosa non cambia. Quello che crea maggiore tensione non è la riduzione della capacità di spesa in quanto tale, ma la diseguaglianza. Il food social gap porta a delle situazioni ingiustificate. Un dipendente pubblico, che magari non ha lavorato nel periodo Covid, ha comunque percepito il suo stipendio invariato rispetto ad un dipendente privato, il quale ha dovuto interrompere la sua attività e si è trovato in cassa integrazione. La cassa integrazione è arrivata tardi, se è arrivata. Tutto ciò genera tensione sociale.

– Molte persone, come le partite IVA, senza lavorare non mangiano. Quali sono i rischi sociali che si corrono con questa crisi economica?

– Una gran parte d’Italia porta a casa i soldi esclusivamente se lavora. L’aver compromesso l’attività di queste persone rischia di creare disoccupazione. Le previsioni fatte, anche dal presidente di Confindustria, non sono per niente pessimistiche, sono realistiche. Se si arriverà a perdere un milione di posti lavoro è chiaro che la situazione non sarà semplice.

– Ovviamente la pandemia ha investito tutto il mondo in modo importante. Secondo lei il governo italiano poteva gestire meglio l’emergenza? Il lungo blocco del Paese è giustificato nel contesto della crisi attuale?

– Ci si è trovati tutti senza nessuna distinzione di fronte ad un fenomeno che non si conosceva. Aver voluto tenere l’asticella alta, le misure precauzionali molto alte in una fase in cui il fenomeno non si conosceva è giustificato. Era a rischio la salute della popolazione. Sarebbe però un errore gravissimo far finta che niente sia cambiato. I medici che stanno in prima linea non ricoverano più neanche gli ultraottantenni, la sintomatologia di chi viene scoperto positivo è di fatto quasi inesistente.

Oggi un comitato tecnico scientifico, invece che limitarsi a coadiuvare la politica si è sostituito alla politica con una mega esposizione mediatica, dicendo ciò che andava fatto e cosa no. Oggi pur di non ritornare all’anonimato da cui erano partiti continuano a negare che il virus sta producendo degli effetti molto più blandi, e questo è estremamente grave. Ora, a questo punto deve essere la politica, e lo sta facendo con la decisione sulle Regioni, ad ascoltare gli esperti, ma deve decidere in proprio. Non ha più senso tenere chiusa una regione come la Lombardia che dà 130 miliardi di export in questo Pase.

La politica torni a decidere, i politici prendano atto che la situazione è mutata e che oggi se non si adottano delle misure di apertura, di ritorno alla normalità con un po’di coraggio le conseguenze dell’economia saranno infinitamente più gravi di quelle del virus.

I punti di vista e le opinioni espressi nell'articolo non necessariamente coincidono con quelli di Sputnik.

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