08:36 30 Settembre 2020
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Se da una parte, l’epidemia da Covid pare decisamente in ritirata, dall’altra stanno emergendo le conseguenze del lockdown serrato che si è abbattuto con effetti nefasti sull’economia italiana.

Le stime danno l’Italia in recessione con un crollo del PIL nel 2020 del 9,5%. Davanti a queste proiezioni esistono prospettive di ripresa per le aziende italiane? Per capire in quali termini si potrà parlare di “rilancio” Sputnik Italia ha raggiunto Massimo Introzzi, professore a contratto nel Corso di Investment Banking dell’Università Bicocca di Milano e consulente strategico per aziende italiane ed estere.

– Professore è possibile ipotizzare una ripresa dell’economia italiana? Da dove ripartire?

Massimo Introzzi
© Foto : Massimo Introzzi
Massimo Introzzi
– L’economia si riprenderà certamente, basta guardare la storia. Dopo situazioni simili alla pandemia da Covid-19 si sono sempre manifestate ripartenze importanti con effetti esplosivi su economia e società. Ciò che desta maggiore preoccupazione sono i tempi di recupero che si stanno palesando lunghi e dai contenuti incerti. Per l’estrema polverizzazione delle realtà industriali, la maggior parte delle aziende in Italia ha un numero di dipendenti inferiore alle dieci unità, pensare a interventi “sistemici” su uno scenario di questo tipo pare improponibile. Sono necessari livelli multipli d’intervento che consentano valutazioni ed erogazioni mirate. Ritengo che si debbano ipotizzare Enti a livello regionale che intervengano direttamente a sostegno delle aziende, lasciando allo Stato il supporto alle grandi realtà. Stato che deve anche provvedere alla protezione delle aziende strategiche magari con un Ente specifico che gestisca la politica industriale nazionale.

Turismo il settore più colpito

– Quali, secondo Lei, i settori più colpiti e quali le loro possibilità di rilancio?

– In questo momento il grande malato è sicuramente il turismo, inteso in senso allargato. Mi spiego meglio. Il turismo nel nostro Paese è estremamente articolato ed ha impatti diretti su settori contigui che sono, di fatto, dipendenti dai flussi turistici: ristorazione, vino, fashion, solo per accennare ad alcuni. Purtroppo la possibilità d’influire direttamente sulle cause che ostano ad un massiccio ritorno di turisti sul nostro territorio, al fine di ripristinare i livelli di presenze pre Covid-19, non dipende dall’Italia ma dalle relazioni tra Stati e dalle indicazioni dell’OMS. Molto faranno anche le paure dei singoli individui. Per quello che riguarda la prima classe di tematiche, l’unica azione possibile è un presidio continuo e puntuale che il nostro Governo, attraverso il Ministero degli Esteri, dovrà attuare nei confronti di tutte quelle nazioni che erano e che potranno essere la fonte dei flussi turistici. Penso, tra le altre nazioni, agli amici russi che tanto apprezzano la nostra Terra.

La seconda classe di tematiche, che riguarda le idee e le opinioni dei singoli individui, richiederà la definizione di un piano di “marketing strategico” volto a sensibilizzare le persone, o i gruppi di persone, sulla possibilità di riprendere viaggi e permanenze nel nostro Paese senza alcun rischio sanitario. Dall’efficacia di queste due azioni dipenderanno tempi e livelli del recupero di una parte importante del nostro PIL.

– Qual è la tempistica di un’eventuale ripresa?

– Il picco della crisi per le aziende sta cominciando ora, dopo aver riaperto e consumato il portafoglio ordini ora molte aziende dei più disparati settori si trovano a pianificare riduzioni di capacità produttiva richiedendo nuovi interventi della CIG. Questo stato di crisi economica-finanziaria rimarrà elevato per 24 mesi con un possibile inizio di discesa nella seconda parte del 2023. Ritengo sia possibile un ritorno alla normalità, o meglio ad una situazione stabilizzata (nuova normalità con regole economico finanziarie riscritte), da fine 2024. Considerando che le nostre aziende sono in buona parte di trasformazione, la velocità e l’intensità della ripresa dipenderà dall’andamento di singoli mercati. Sto pensando all’indotto dell’automotive, alla filiera del fashion, al design, in cui i più che probabili cambi di mentalità, aspettative e necessità che si stanno manifestando comporteranno nuove strategie e tempi lunghi della ripresa. Come sostengo con i miei studenti e con gli imprenditori con cui collaboro è inutile per tutto il 2020 fare piani, ora si deve “navigare a vista”.

– Secondo Lei le misure di sostegno per l’impresa adottate dal governo sono adeguate?

– Le aziende di tutti i settori cominciano ad avere consistenti problemi di cassa a partire da questo mese, ma il momento peggiore arriverà con l’inizio del nuovo anno e peggiorerà per tutto il 2021 e metà del 2022. Molte non ce la faranno e molte avranno forti esigenze di supporto finanziario, ipotizzabile un grande impatto sui flussi fiscali (si ipotizzata una diminuzione del 30% fino a punte del 50% sul 2020/21). La ricaduta sarà una diminuzione dei servizi erogati dallo Stato e una probabile contrazione degli aiuti alle imprese. Evidente come la straordinarietà della situazione e la scelta di bloccare le attività economiche per tre mesi abbia pesantemente condizionato ed aggravato la crisi che si sta manifestando appieno.

A fronte di questo scenario le misure adottate sono troppo articolate e soggette a vincoli burocratici rigidi che rendono di difficile attuazione gli interventi. La tempestività degli interventi è la vera discriminante che condizionerà la salvaguardia, o meno, delle aziende e soprattutto dei posti di lavoro. Purtroppo appare evidente come non ci sia la capacità e, forse, la volontà di cambiare ritmo al fine di avere delle azioni di sostegno efficaci al tessuto economico nazionale.

Per rispondere alla sua domanda. No, non ritengo le proposte (ricordiamoci che molti proclami sono ancora sulla carta) e le azioni pianificate siano adeguate e coerenti con la drammatica situazione economica attuale e futura del Paese.

Un consiglio agli imprenditori

– Cosa consiglierebbe in questo momento agli imprenditori, soprattutto quelli della PMI, in maggior difficoltà?

– Molti imprenditori sono spaventati e frustrati di ritrovarsi in questa situazione di elevata incertezza e rischiosità per le proprie aziende. Molti stanno dubitando di se stessi e la gran parte ha forti preoccupazioni per i propri collaboratori. Voglio ricordare che nella gran parte delle aziende i dipendenti ed i collaboratori sono considerati il vero valore delle aziende stesse e per l’imprenditore l’idea di doverli mettere in cassa integrazione o, peggio, di doverli lasciare a casa è l’ultima “ratio” della gestione. Il fallimento del progetto imprenditoriale.

Cosa mi sento di dire loro? Che stiano attenti alla propria “cassa” facciano una revisione (ogni spesa inutile deve essere eliminata); che prima di accettare un sostegno, fosse anche garantito dal governo, lo valutino con estrema attenzione perché è comunque debito che andrà necessariamente restituito (valutate se sarà possibile). Sul lato del mercato devono pensare che parti importanti delle catene logistiche e delle relative componenti produttive tenderanno a migrare in territori più “vicini” al core business delle aziende o a rientrare in Italia. Questo fenomeno farà si che si aprano molteplici opportunità di ritornare su business trascurati da anni.

Da ultimo, voglio dare un suggerimento che ha a che fare con l’idea di azienda italiana: il tempo di gestire l’azienda come qualcosa di strettamente personale è finito. Ciò che sta dimostrando questo evento epocale è che le aziende devono essere patrimonialmente forti, il suggerimento è di non indebitarsi, ma d’aprire il capitale a partner che possono portare esperienze e mercati che magari non si sarebbe riusciti a raggiungere.

– Nonostante l’UE preveda in Italia per il 2020 un aumento dell’11,8% della disoccupazione, nel “decreto rilancio” da poco firmato dal governo è prevista una sanatoria per regolarizzare 480 mila extracomunitari irregolari che presumibilmente a loro volta punteranno a trovare un lavoro. Secondo lei questa è una misura che in Italia può favorire il rilancio dell’impresa?

– Credo che la scelta di regolarizzare degli irregolari, scelta che comunque potrebbe avere una sua valenza economica in determinati settori, sia unicamente legata ad aspetti squisitamente politici che non voglio trattare in questa sede.

Ritengo che il punto di attenzione del governo debba essere indirizzato a proteggere e sostenere la catena del valore (offerta, generazione del reddito, domanda e di conseguenza flussi fiscali ed erogazione dei servizi pubblici) dovendo, in primis, comprendere che se si replicasse il modello della crisi del 2008-2009 gli impatti più alti li subiranno: uomini giovani e over 50, donne e disagiati a basso reddito. La riduzione di reddito impatterà anche le esigenze primarie e cresceranno forti tensioni sociali. Per supportare la popolazione, le aziende e mitigare i rischi è fondamentale la difesa dei posti di lavoro. L’Italia deve prepararsi, da subito, ad entrare in questa nuova arena competitiva focalizzandosi e sviluppando i seguenti punti: sostenere le aziende oggi per ritrovarle domani pronte a competere sui mercati nazionali e internazionali, abbattere le burocrazie e le rendite di posizione non più accettabili, potenziare l’infrastruttura tecnologica nazionale, dotarsi di un Istituto per l’attuazione della politica industriale, dotarsi di una o più banche pubbliche a sostegno dell’economia e delle famiglie, mettere in campo strumenti finanziari agili per interventi mirati e rapidi. Sto lavorando a meglio definire queste possibili politiche industriali, credo che siano l’unica strada da percorrere. Grazie dell’attenzione.

I punti di vista e le opinioni espressi nell'articolo non necessariamente coincidono con quelli di Sputnik.

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