13:10 08 Luglio 2020
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Per due anni fu il braccio destro del presidente ucraino. Quando Oleksandr Onyshchenko capì che Poroshenko era immischiato in affari di dubbia convenienza, cominciò a registrare le conversazioni telefoniche e a fare delle copie di vari documenti.

Autore: Armin Siebert

Queste accortezze avrebbero dovuto essere una garanzia della sua sopravvivenza dopo la sua partenza dall’Ucraina. Nell’intervista esclusiva rilasciata a Sputnik Germania potrete leggere i dettagli di una storia che affonda le proprie radici nella Casa Bianca.

Oleksandr Onyshchenko, oligarca ucraino ed ex deputato, è a piede libero dal 2016. In Ucraina è ricercato per presunta evasione fiscale e appropriazione indebita. Onyshchenko sostiene invece che si tratti di una persecuzione politica architettata dall’ex presidente Poroshenko di cui Onyshchenko è stato per due anni il braccio destro.

Per anni l’Ucraina ha tentato invano di ottenere un mandato internazionale di arresto nei confronti di Onyshchenko, almeno fino al 28 novembre 2019. Onyshchenko fu arrestato all’improvviso in Germania esattamente tre giorni prima che si decidesse a fornire a Washington informazioni provenienti direttamente dall’ufficio di Poroshenko le quali avrebbe potuto far scoppiare una bomba diplomatica.

Nell’istituto penitenziario di Oldenburg a Onyshchenko furono somministrati farmaci che, stando a quanto sostiene l’uomo, gli provocavano insufficienza cardiaca. Il milionario, ritrovatosi improvvisamente in una situazione in cui veniva additato come un comune criminale, necessitava di un’operazione. Per sopravvivere, divulgò i materiali in suo possesso a Washington e a Kiev. Una settimana dopo, il 27 maggio, l’ex deputato ucraino Onyshchenko viene liberato dall’istituto penitenziario tedesco.

Onyshchenko fu il braccio destro del presidente ucraino tra il 2014 e il 0216. Dopo delle divergenze con Poroshenko il milionario fuggì in Europa occidentale e da allora si divide tra la Spagna e la Germania. Pratica da sempre l’equitazione, ha partecipato ai Giochi Olimpici e gestisce un maneggio. Le conversazioni telefoniche che registrò nel gabinetto di Poroshenko e la documentazione finanziaria che prova i rapporti corruttivi intercorsi tra USA e Ucraina hanno garantito all’oligarca la sopravvivenza. Probabilmente, questi materiali in una certa misura potrebbero svolgere un ruolo importante nell’imminente campagna elettorale statunitense. In questo articolo scoprirete i fatti che si nascondono dietro la vicenda di Onyshchenko.

Onyshchenko, tra l’altro, lancia pesanti accuse contro il sistema giudiziario tedesco. Il suo avvocato è l’ex vicepresidente dell’Unione Cristiano-Sociale di Baviera (CSU) Peter Gauweiler. L’oligarca ucraino ritiene che il mandato per il suo arresto sia stato emanato “dall’alto”.

Le registrazioni divulgate delle conversazioni telefoniche intercorse tra l’allora presidente ucraino Poroshenko e l’allora vicepresidente USA, nonché attuale candidato democratico alle presidenziali, Joe Biden sono oggetto di discussione in Ucraina da alcuni giorni. Media e politici si interrogano sulla loro provenienza. Onyshchenko conferma nell’intervista rilasciata a Sputnik di essere stato proprio lui a inviare le registrazioni tramite i suoi avvocati in Ucraina e negli USA. Ma non è tutto.

Di seguito l’intervista completa ad Oleksandr Onyshchenko:

– Sig. Onyshchenko, Lei ora è in totale libertà? Qual è il Suo attuale stato?

– Sì, sono libero. Detengo un permesso di soggiorno permanente rilasciato da uno Stato membro dell’UE. Ciò significa che sono libero di circolare ovunque. Non mi sono state imposte restrizioni. Tuttavia, ho chiesto asilo alla Germania.

– Che tipo di asilo?

– Asilo politico.

– Proviamo a trattare alcuni eventi passati. Come è avvenuto il Suo arresto a novembre?

– È stato qualcosa di folle. Probabilmente sono finito in carcere per colpa della Procura generale della Bassa Sassonia. Hanno concluso un affare e hanno mandato a prendermi delle persone che a loro volta mi hanno fatto una proposta d’affari. Ho comprato da loro dei cavalli da corsa che poi non ho mai visto. Allora ho riferito l’accaduto alla polizia che mi ha poi chiamato per rilasciare una testimonianza. In quel momento ero in Spagna per delle competizioni equestri a Oliva Nova.

Mi hanno inviato una lettera al mio maneggio a Herzlake nella quale ero invitato a recarmi alla centrale di polizia il 28/11 alle 10 del mattino. Quindi, il giorno prima ho preso l’aereo e sono tornato in Germania. Il 28 ero ad Achim presso la centrale. Qui i poliziotti non volevano parlare della mia testimonianza, invece mi dissero “Abbiamo un mandato di arresto risalente al luglio del 2019 e dobbiamo arrestarLa”. L’unica cosa che non capisco è la seguente: ho sempre vissuto in Germania e mi sono sempre allenato al mio maneggio. Ero sempre reperibile a casa. Perché non sono venuti a cercarmi a casa prima di allora? In quei mesi, da luglio in poi, ho viaggiato molto in Germania e sono stato anche controllato dalla polizia che però non aveva fatto nulla. Ecco perché non capisco il motivo del mio arresto proprio tre giorni prima del mio volo in America in occasione della conferenza stampa a Washington alla quale io intendevo presentare le registrazioni di Biden. Rudolph Giuliani, avvocato personale del presidente USA Donald Trump, mi aveva invitato. Avrei dovuto essere a Washington il primo dicembre 2019. Ma tre giorni prima mi hanno convocato in centrale per arrestarmi.

– A Suo avviso, le autorità tedesche Le hanno teso una trappola?

– Pare di sì. Non si può dire con certezza, ma pare di sì. Poiché risiedevo ufficialmente a Herzlake e dal luglio 2019 vi era un mandato di arresto a mio nome, sarebbero potuti venire ad arrestarmi molto prima.

– Com’è stata la Sua esperienza in carcere?

– Il carcere è sempre un’esperienza terribile. È stato un periodo difficile, ma in generale sopportabile. Ho resistito e sono sopravvissuto. Secondo le leggi tedesche sarei potuto rimanere in carcere per un massimo di 6 mesi. Mi hanno arrestato il 28 novembre e mi hanno liberato solo il 27 maggio, ossia mi hanno trattenuto fino all’ultimo giorno utile dei 6 mesi consentiti.

– È entrato a contatto con altri detenuti?

– Sì, certo. Nel carcere in molti parlavano russo. Io lavoravo ogni giorno per un’azienda a 10 euro al giorno.

– Perché Lei, un atleta, ha avuto bisogno in carcere di un’operazione al cuore? Cos’è accaduto?

– Sì, è stato uno dei maggiori problemi perché durante i primi due mesi prendevo continuamente farmaci antidepressivi e calmanti.

– Perché? Aveva la depressione?

– No. Semplicemente me li davano dicendomi: “Dobbiamo darLe qualcosa per calmarLa un po’ in modo che stia meglio”.

Ma quei farmaci mi causarono un forte dipendenza. Dopo 2 mesi si presentarono gravi problemi di pressione sanguigna. I medici dissero che stavo sviluppando l’ipertensione. Mi mandarono nell’ospedale del carcere di Lingen dove mi dissero: “Hai sempre preso queste compresse, quindi la tua pressione si è alzata quando hai smesso di prenderle”. Sono stato costretto a rimanere là per un mese e mezzo perché risolvessero il problema. Dopo ho cominciato ad avere problemi cardiaci.

– Aveva mai avuto problemi al cuore prima?

– No, mai. Tutto è cominciato con l’aumento della pressione dovuto ai farmaci che assumevo. Di notte spesso dovevo chiamare gli inservienti perché mi faceva male il cuore e faticavo a respirare. Allora mi portarono al reparto di cardiologia dell’ospedale di Oldenburg.

Fu un vero e proprio circo: mi ci accompagnarono ben 20 poliziotti armati. Restai all’ospedale per 7 giorni, mi fecero un’operazione e mi misero uno shunt.

– Sa quali compresse Le davano in carcere?

– Non lo so. Ma si può scoprire.

– Come si comportavano con Lei in carcere? In maniera corretta o no?

– In realtà, vi furono molte deviazioni dalle norme, pertanto presentai anche un reclamo. Quando ero all’ospedale e dovevo farmi una doccia, dovevo andare in bagno con le gambe e le braccia incatenate. Questo è ingiusto e non può essere previsto dalla legge.

Una volta non mi hanno lasciato bere per quasi un giorno intero. I miei avvocati presentarono molti reclami, almeno 10.

– Ha intenzione di citare in giudizio la Germania? In fin dei conti, è stato in prigione per 6 mesi!

– Vorrei farla finita con tutta questa faccenda, mi sono stancato di lottare. Prima di tutto voglio riprendermi. Mi hanno appena dato il via libera per la riabilitazione.

– Non intende tornare in Spagna?

– No, rimarrò in Germania per la riabilitazione. Prima devono vedere come vanno le cose. Avrei dovuto cominciare la riabilitazione subito dopo l’operazione. Ma è cominciata l’epidemia di coronavirus e, invece della riabilitazione, mi hanno riportato di nuovo in carcere dove sono stato per due settimane in quarantena.

Mi hanno semplicemente chiuso a chiave in una cella dove ho passato da solo intere giornate.

– Temeva di subire attacchi in carcere?

– In realtà, no. Chiaramente, se mi avessero estradato in un carcere ucraino, li avrei temuti perché in Ucraina la situazione è più pericolosa. Ma in Germania penso che siano più attenti.

– E ora che è in libertà non teme che la Sua vita nei prossimi mesi possa essere messa a rischio?

– Sì, la paura c’è, ma io e il mio entourage cerchiamo di garantire la massima sicurezza. Cerco di essere il più attento possibile.

– Parliamo ora delle registrazioni delle conversazioni telefoniche intercorse tra il presidente Poroshenko e l’ex vicepresidente americano Biden. Il deputato Andrey Derkach le ha divulgate la settimana scorsa in Ucraina. Da allora tutti si chiedono come mai siano saltate fuori. Cosa ci può dire a riguardo?

– Sono stato io a trasmetterle. Si tratta di registrazioni che io intendevo presentare in occasione di una conferenza stampa negli Stati Uniti. Ma poi mi hanno arrestato. Durante la mia reclusione decisi che Derkach doveva avere queste registrazioni per divulgare alla stampa.

– Come ci è riuscito? Dopotutto era in prigione, no?

– Le ho trasmesse a un mio avvocato ucraino.

– Dunque, i Suoi avvocati sono sempre stati in possesso di queste registrazioni? Ce ne sono altre?

– Sì, i miei avvocati erano in possesso di queste registrazioni. Sì, ce ne sono altre. L’amministrazione Trump le sfrutterà nuovamente a settembre. Stanno aspettando per via del coronavirus. Ma a settembre, con le elezioni alle porte, le sfrutteranno il più possibile.

– Dunque, anche l’amministrazione Trump ha ricevuto le registrazioni?

– Sì, hanno anche ricevuto una nutrita documentazione relativa a diverse transazioni finanziarie provenienti dall’America e dall’Europa e dirette in Ucraina. Quel denaro veniva poi riciclato tramite una società privata di Poroshenko. Poi il denaro tornava dall’Ucraina negli USA dove fu impiegato per la campagna elettorale di Clinton. Questo fu possibile grazie al figlio di Biden e alla società Burisma. Quando Shokin a suo tempo avviò un’indagine ai danni di Burisma, fu rimosso dall’incarico. Il suo sostituto chiuse il caso.

– Ciò significa che la società Burisma fu utilizzata per raccogliere il denaro destinato alla campagna di Hillary Clinton?

– Sì.

– Dunque il figlio di Biden, Hunter, era nel CdA della società?

– Esattamente. Era una sorta di ricompensa (payback) per gli aiuti finanziari concessi dagli USA all’Ucraina. Di fatto, Biden minacciò di non pagare un miliardo di dollari se il procuratore generale Shockin non venisse rimosso dall’incarico. Io raccontai tutta questa faccenda di Burisma nel 2017 nel mio libro “Peter der Fünfte” (Pietro il Quinto). Al tempo ero in possesso di tutte le prove sul caso. Dopotutto per due anni ero stato il braccio destro di Poroshenko e sapevo tutto ciò che faceva. Insieme ai servizi segreti ero a capo di molte di queste missioni.

– Dunque, Lei stesso ha registrato le conversazioni telefoniche intercorse tra Poroshenko e Biden nell’ufficio di Poroshenko?

– Sì.

– Quelle registrazioni per la politica statunitense avranno un effetto esplosivo. Non sono pericolose per Lei?

– Sì. Gli americani allora esercitavano grandi pressioni per avere le registrazioni. Ma non le ho date loro subito perché all’inizio volevo che mi venisse accordata una protezione. Questo sarebbe dovuto accadere a novembre, dovevo trasmettere tutto al sistema giudiziario americano il quale mi avrebbe garantito protezione da qualsivoglia persecuzione politica, dato asilo e concesso un passaporto americano.

– Chi ha impedito tutto questo? Chi avrebbe potuto fare in modo che Lei venisse arrestato poco prima del Suo viaggio negli USA?

– A mio avviso, queste misure sono state prese dai Democratici americani. I rapporti tra di loro e la Germania sono molto solidi. Qui in Germania non amano Trump. E i media qui lo ritraggono essenzialmente come un idiota. I democratici continuano ad essere influenti in Germania, negli USA e in Ucraina.

In Ucraina l’amministrazione Trump continua a non avere grande influenza. Gli ucraini possono entrare in contatto con i democratici tramite la Fondazione Soros. Il consolato statunitense in Ucraina ha contatti diretti con Soros il quale esercita una certa influenza sul governo ucraino.

– Lei è entrato in contatto con l’FBI nel 2017. Per quale motivo?

– Già allora ero vittima di persecuzioni politiche, dunque proposi loro lo stesso accordo, ossia la trasmissione delle registrazioni in cambio di protezione. Ma l’FBI non accettò perché era allora in rapporti più stretti con i democratici che con l’amministrazione Trump. Karen Greenaway dell’FBI era al tempo incaricata delle indagini sui rapporti corruttivi tra USA e Ucraina. Ma anche lei era legata ai democratici. Dunque, vi fu un incontro in cui spiegai di cosa fossi in possesso. Mi promisero di aiutarmi, ma poi non fecero niente. Solo quando l’amministrazione Trump ne venne a conoscenza, furono adottate delle misure.

Poi mi arrestarono, passarono i mesi e si avvicinava il giorno in cui avrebbero potuto estradarmi in Ucraina. Io però decisi di pubblicare buona parte delle registrazioni e di inviarle agli USA. Allora successe tutto molto velocemente e mi liberarono.

– Perché gli USA e la squadra di Trump non entrarono in contatto con Lei prima della Sua reclusione?

– Anche questo è un punto oscuro. Forse perché mi hanno arrestato a fine novembre e Biden non aveva buoni risultati nei sondaggi, quindi non rappresentava una minaccia per Trump. Mentre a febbraio Biden improvvisamente è diventato il concorrente principale di Trump. Questo ha reso i materiali in mio possesso di nuovo interessanti per Trump.

– E allora L’hanno contattata?

– Sì, Giuliani e i suoi hanno riscritto ai miei avvocati. Dopotutto, ci eravamo già messi in contatto in precedenza, avevamo già tutto pronto per la conferenza stampa a novembre. I miei avvocati e la squadra di Giuliani si sono scambiati centinaia di mail. Volevano venire a trovarmi in Germania in carcere a febbraio con una delegazione di funzionari del consolato americano e di giornalisti. Ma poi sono andato in ospedale e c’è stato il coronavirus. Quindi, è stato cancellato tutto.

– Il mandato di arresto fu emanato dal governo ucraino. E a decidere non era più Poroshenko, ma Zelensky. Che vantaggio aveva Zelensky ad averLa dietro alle sbarre?

– Il mandato fu emanato nel 2016. Pertanto nel 2017 in Germania fui citato nel giudizio in cui l’istanza dell’Ucraina fu respinta. Di questo ho traccia scritta rilasciata dal Tribunale Oberlandesgericht di Coblenza. Nel documento in mio possesso si legge che il mio era un caso di persecuzione politica, pertanto non potevo essere né arrestato né estradato. È interessante che questo nuovo mandato di arresto del luglio 2019 sia stato emanato su iniziativa della Germania e non dell’Ucraina. La Germania ha contattato l’Ucraina per chiederle se fosse ancora interessata a Onyshchenko. Questo è accaduto nel maggio 2019 quando Zelensky ancora non era presidente. E chiaramente l’Ucraina ha manifestato il proprio interesse. Poco prima, ad aprile, Poroshenko si era recato in visita a Merkel. Probabilmente, avevano discusso anche il mio caso. E poche settimane dopo la Germania ha rinnovato l’istanza. Dunque, l’ordine veniva dall’alto. E a inizio luglio è stato emanato il mandato del mio arresto. In quel momento Zelensky era già presidente.

– Perché anche Zelensky ha deciso di prendere parte a tutto questo? Poroshenko era un suo avversario, no?

– Così diceva all’inizio. Nel suo programma aveva persino promesso di rinchiudere Poroshenko perché, a detta di Zelensky, era l’uomo più corrotto d’Ucraina. Poi, una volta presidente, Zelensky è stato costretto a riconoscere chi fosse davvero a capo del Paese. Zelensky e lo Stato non hanno denaro, Poroshenko invece ne ha molto. Credo che solo in Ucraina Poroshenko disponga di circa 5 miliardi. E in Ucraina con i soldi si può comprare qualunque cosa.

Al momento, ad esempio, vi sono 17 cause a carico di Poroshenko, ma non ne viene portata avanti nessuna. I funzionari vengono comprati. Può permettersi di perdere un miliardo per fare i suoi giochi politici e fare ciò che vuole.

E probabilmente ora anche Zelensky ha capito che non può continuare senza Poroshenko. A riprova di questo vi è stata la riforma agraria (nell’aprile 2020 il parlamento ucraino ha deciso che anche gli stranieri potranno comprare appezzamenti di terra in Ucraina a partire dal 2021; questo è stato il requisito principale imposto dal FMI per la concessione di nuove linee di credito al Paese, NdR).

Allora i partiti che sostengono Zelensky hanno chiesto i voti a quelli a sostegno di Poroshenko e hanno trovato un punto d’incontro. Da allora sono stati sospesi tutti i procedimenti a carico di Poroshenko.

– Dunque, secondo Lei, Poroshenko continua ad essere la personalità più influente in Ucraina?

– Sì, assolutamente. Questo lo si può vedere anche nel modo in cui Zelensky si dimena quando si solleva il tema “Poroshenko”. Nella campagna elettorale un mese fa durante un suo intervento allo stadio ha detto rivolgendosi a Poroshenko: “Sarò la tua condanna!”. Ma ora la situazione è diversa: quando qualche settimana fa gli hanno chiesto durante una conferenza stampa perché Poroshenko non è ancora in carcere e anzi detiene ancora molto potere, è stato zitto.

Proprio come ora ha reagito alle mie registrazioni tra Biden e Poroshenko: ha detto che non ne sa nulla, che prima bisogna verificare, che non ha nulla a che fare con tutto ciò e che se ne dovrà occupare la procura.

– Cosa ne pensa dell’equilibrio di forze in Ucraina oggi? Chi oltre a Poroshenko e a Zelensky decide le sorti del Paese? Timoshenko ad esempio? Oppure gli oligarchi come Akhmetov o Kolomoysky?

Bandiere dell'Ucraina e dell'UE
© Sputnik . Andrey Stenin
– Timoshenko non ha probabilmente più lo stesso potere perché non ha ottenuto molti voti alle elezioni. Akhmetov e Kolomoysky naturalmente svolgono un ruolo fondamentale. Il primo ministro ucraino, Denis Shmigal, è un uomo di Akhmetov. Ha lavorato per lui, nella sua società. Mentre Kolomoysky continua semplicemente la sua attività imprenditoriale. È oltremodo scaltro. È sempre riuscito a mettere le persone contro le altre. Abbiamo lavorato bene insieme anche contro Poroshenko. E anche il fatto che sia riuscito a portare Zelensky al potere è encomiabile. Una nuova personalità con un’ottima reputazione, un attore acclamato da tutti in un film in cui aveva la parte di presidente.

Dopotutto, il film era trasmesso su 1 + 1, il canale televisivo di Kolomoysky. Dunque, di fatto, Zelensky è stato assunto. E gli elettori che votavano per questa nuova personalità con un’ottima reputazione in realtà votavano contro Poroshenko.

Purtroppo un anno dopo si è capito che delle sue tre promesse elettorali (porre fine alla guerra, mandare Poroshenko in carcere e porre fine alla corruzione) Zelensky non ne ha mantenuta neanche una. E il popolo vive in condizioni sempre peggiori. Questo è il motivo per cui la sua popolarità è in calo e non penso che vincerà alle prossime elezioni.

– Zelensky ha assunto l’ex presidente Saakashvili come consulente. Cosa ne pensa a riguardo?

– Questo significa che Soros e i democratici statunitensi stanno ancora esercitando pressioni sul governo come accadeva in passato.

– Se le accuse nei Suoi confronti saranno rimosse, farà ritorno in Ucraina?

– Sì, certo. Ma sarebbe ancora meglio se vincessi il processo. Dopotutto, già è cominciato in mia assenza. Le dichiarazioni rese non corrispondono alla verità e io posso dimostrarlo. A partire dal 2012, quando sono diventato deputato, ho lasciato tutti i miei affari. L’unica attività a cui mi dedicavo oltre al mio lavoro in parlamento era l’organizzazione di competizioni di equitazione di alto livello. Allora avevo già passato diverso tempo in Germania. Dunque, se mi accusassero di appropriazione indebita per 20 milioni nel 2015, sarebbe assurdo. E anche se così fosse, nel 2016 il governo ha confiscato tutti i beni legati alle mie società in Ucraina per un valore di circa 300 milioni.

– Se per adesso non tornerà in Ucraina, cosa prevede di fare per il resto del 2020?

– Come ho già detto, anzitutto intendo rimettermi in salute e poi vincere il processo in Ucraina. Sono contento che alla fine abbiano cominciato a sentire i testimoni. Aspettavo questo momento da 4 anni per poter dimostrare la mia innocenza. E allora tutta l’Ucraina vedrà che sin dall’inizio si trattava di una persecuzione politica architettata da Poroshenko.

– Ma non parteciperà personalmente alla resa delle dichiarazioni?

– Se la procura generale mi garantirà che non sarò arrestato, vi prenderò parte con piacere. Al momento i miei avvocati stanno discutendo di questo con il procuratore generale.

I punti di vista e le opinioni espressi nell'articolo non necessariamente coincidono con quelli di Sputnik.

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