22:30 12 Luglio 2020
Interviste
URL abbreviato
Di
10489
Seguici su

Si torna a parlare di Italexit. Il 27 maggio il nuovo movimento politico Italia Libera ha depositato alla Corte di Cassazione il progetto di legge costituzionale per l’indizione di un referendum di indirizzo per uscire dall’UE. Dopo anni di dibattiti si è posta la prima pietra perché gli italiani si possano esprimere sulla permanenza nell’UE.

Un referendum per chiedere ai cittadini di esprimersi sull’uscita dall’Unione Europea e dall’Euro, è quanto chiede il movimento politico Italia Libera, appoggiato in questa iniziativa da Vittorio Sgarbi. Italia Libera ha presentato presso la Corte di Cassazione il progetto di legge costituzionale d’iniziativa popolare dal titolo “Indizione di un referendum di indirizzo sul recesso dello Stato dall’Unione Europea”. Sputnik Italia ha raggiunto per un approfondimento il primo firmatario del progetto l’avvocato Gian Luca Proietti Toppi.

– Si sente parlare da anni da parte di una schiera di esperti della necessità di uscire dall'Unione Europea e dall'Eurozona, ma finora non è accaduto nulla di concreto. In seguito alla vostra proposta referendaria quale sarebbe il prossimo passo? Avvocato Proietti Toppi, ci parli della vostra iniziativa.

– Con il deposito, il 27 maggio scorso, in Cassazione del titolo del progetto di legge costituzionale per l’indizione di un referendum di indirizzo per uscire dall’Unione Europa abbiamo dimostrato che è possibile seguire un percorso istituzionale per consentire al popolo di decidere sulla permanenza in questa Unione. Al di là di slogan su felpe e petizioni on-line, abbiamo individuato un iter sostanzialmente identico a quello seguito nel 1989 che portò alla trasformazione della Comunità europea nell’attuale UE. Si tratta di un itinerario inverso, ossia di consentire ai cittadini di tornare ad avere il potere di decidere sul loro futuro.

 Il prossimo passo è accogliere tutti coloro che intendono far parte del Comitato Promotore «Libera l’Europa – UExit» per avviare la raccolta di firme che intendiamo depositare in Parlamento in settembre. Solo portando in discussione la proposta dei cittadini nelle aule del Senato e della Camera capiremo se tra senatori e deputati ci sono veri patrioti che sosterranno il progetto in modo da indire il secondo referendum d’indirizzo della storia repubblicana (dopo quello del giugno 1989). Al contrario sarà chiaro chi ha tradito la fiducia degli elettori, chi sono i falsi patrioti.

– Qualora vincessero i "sì" a favore dell'uscita che cosa accadrebbe a quel punto? Qual è l'iter legale?

– Penso che sia prematuro ragionare sull’esito del referendum. Ragioniamo passo dopo passo e concentriamoci, in questa fase, a coinvolgere gli italiani aprendo loro gli occhi sugli effetti nefasti della partecipazione ad una Unione priva di anima e basata solo sulla finanza. È evidente che con il deposito delle 50 mila firme necessarie per avviare l’iter parlamentare della proposta, si aprirà un dibattito ampio sull’opportunità di uscire dalla gabbia della UE e dell’Euro. Gli effetti della liberazione del vecchio continente da questa sovrastruttura burocratica ed oppressiva saranno certamente complessi da gestire. Tuttavia Italia Libera, che è primo promotore del Comitato per la raccolta delle firme, ha già messo al lavoro esperti ed accademici per elaborare un piano che metta in sicurezza i risparmi degli italiani ed il debito. Dopo la Brexit sarebbe dovuto avvenire un disastro nel Regno Unito e invece…

– Perché l'Italia dovrebbe liberarsi dall'Unione Europea?

– Bisogna riconoscere che l’Unione ha determinato alcuni effetti positivi. Pensiamo alla libera circolazione delle persone (Schengen, 1985) od alla lotta alla criminalità (Europol, 1995). Si tratta di accordi multilaterali che non richiedevano, però, di insediare un Parlamento tra Bruxelles e Strasburgo con inutile duplicazione di costi. Per il resto bisogna ricordare che ci sono ben 83 procedure d’infrazione aperte dalla Commissione europea nei nostri confronti. Ben 24 dall'inizio di questa legislatura e, in sette anni, abbiamo pagato 550 milioni di sanzioni. Le direttive ed i regolamenti europei entrano in ogni ambito, dal pubblico (direttiva Appalti, 2014) al privato (regolamento Privacy, 2016). E poi è intollerabile che il bilancio nazionale debba necessariamente essere sottoposto alla Commissione per metter bocca sugli investimenti dello Stato che ha perso la sovranità fiscale, assieme a quella monetaria.

Nelle scorse settimane si è parlato di superare i vincoli ma nessuno ha messo in discussione il Fiscal Compact che quei vincoli ce li ha messi in Costituzione dal 2012, tradendo gli ideali dei padri costituenti dell’Italia e dell’Europa che immaginavano una comunità di popoli e non di banchieri.

– La vostra proposta ha preso vita proprio nei giorni in cui si ufficializzava il Recovery Fund dell'UE. Crede che questi aiuti non risolvano i problemi dell'Italia?

– Abbiamo deciso di affrontare le critiche per aver avviato una iniziativa forte nel momento in cui proprio la debolezza dell’Unione ha costretto il Presidente della Commissione Ursula Von Der Leyen, braccio destro di Angela Merkel nei precedenti governi tedeschi, e il Presidente della BCE Christine Lagarde, già membro della Troika al Fondo Monetario Europeo, ad annunciare misure senza precedenti. Le critiche non ci spaventano. Un esame superficiale potrebbe far risultare irresponsabile la nostra proposta proprio quando miliardi di euro dovrebbero arrivare in favore degli Italiani.

È però necessario non farci incantare, proprio ora, dalle sirene di risorse “poderose”, per dirla alla Conte, che arriveranno – se arriveranno – quando ci sarà ben poco da fare. Attendere miliardi di euro nel 2021/2022, mentre il Governatore della Banca d’Italia prevede nel 2020 una contrazione del PIL del 13%, significa accostarsi al letto del malato quando è ormai troppo tardi. Abbiamo bisogno ora di una trasfusione di plasma (di una moneta nazionale), non tra un anno, e soprattutto non abbiamo bisogno di ulteriore indebitamento che ci metterà sempre più nelle mani degli speculatori internazionali.

Ritornando all’annuncio della Lagarde che il 13 marzo dichiarava che il Covid-19 era un problema solo italiano, le Istituzioni europee sanno che è importante lasciare in vita il malato, l’Italia, almeno fino a quando non scriverà il proprio testamento, lasciando ai creditori stranieri i propri risparmi ed il patrimonio pubblico naturale, storico, culturale ed artistico che fa gola a diversi gruppi finanziari esteri.

– Uscire dall'UE: lo immaginate come un viaggio solitario italiano o condiviso con altri Paesi?

– Noi non parliamo di Italexit ma di UExit. Tutti gli Stati europei devono prendere atto del fallimento politico e devono mettersi al lavoro per progettare una nuova comunità che si relazioni nel rispetto della sovranità e dell’identità nazionale ed in base al principio di reciprocità. Non è accettabile che due paesi dominanti si siano spartiti i ruoli chiave (Commissione e BCE) lasciando gli altri popoli soggiogati dalle decisioni del Consiglio, della Commissione, del Parlamento e della Corte di Giustizia Europa.

Siamo già in contatto con alcuni gruppi presenti in altre nazioni perché ci sia una rete internazionale che diffonda la speranza di liberare l’Europa da banchieri senza scrupoli, da burocrati autoreferenziali e da politici inadeguati e traditori. Al momento, però, dobbiamo dimostrare di essere in grado di raggiungere il nostro obiettivo: raccogliere le firme per indire il referendum d’indirizzo grazie alla partecipazione, al comitato promotore «Libera l’Europa – Uexit», di rappresentanti di gruppi, associazioni, comitati e movimenti che vorranno aderire.

I punti di vista e le opinioni espressi nell'articolo non necessariamente coincidono con quelli di Sputnik.

RegolamentoDiscussione
Commenta via SputnikCommenta via Facebook