12:16 08 Luglio 2020
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L’emergenza Coronavirus può diventare una grande occasione per la criminalità organizzata.

Secondo gli esperti, le imprese in difficoltà finanziaria causata dal prolungato periodo di lockdown sono più esposti alle infiltrazioni e all’usura a seguito dell’indebolimento economico. L’interesse della malavita va maggiormente verso i settori, dove è più facile fare “buoni affari”.

“C’è il pericolo che le mafie, e le organizzazioni criminali in generale, approfittino di questa crisi sia durante, che dopo”, - ha espresso la sua perplessità il Procuratore nazionale antimafia Federico Cafiero De Raho.

Come la criminalità organizzata potrebbe approfittare della pandemia? Sputnik Italia ne ha parlato in esclusiva con Antonio Del Greco, il Direttore Operativo dell’Italpol.

– Dott. Del Greco, mafie hanno sempre sfruttato i momenti emergenziali. La pandemia abbia creato nuove opportunità per attività criminali? 

– I reati che sono in questo momento più evidenti rispetto al passato, sono sicuramente i reati di carattere predatorio - le rapine e i furti che evidentemente hanno coinvolto quella parte della criminalità che non ha altre possibilità di guadagnare.

La grossa criminalità invece si è buttata tutta quanta sull’usura, i prestiti di denaro con la possibilità di ottenere grossi somme in cambio grazie a un interesse eccessivo, oltre il limite usuale o stabilito dalla legge.   

Secondo l’UNICRI, l'aumento della percentuale della popolazione connessa a Internet e il tempo trascorso online, hanno fornito maggiori opportunità per i criminali informatici di trarre vantaggio dalla situazione e fare più soldi o creare perturbazioni. Il fatto che la maggior parte degli italiani lavorava e in alcuni casi continua a lavorare da casa operando su sistemi aziendali da computer privati, non protetti ha causato l’aumento di truffe online?

– Da quello che sento e ho letto a livello nazionale non c’è stato un incremento. Sicuramente il truffatore non muore mai, però non sono così forti, così importanti come quelli che si occupano dell’usura che, secondo me, in questo momento è il reato che va per la maggiore e il più diffuso grazie alle grosse somme di denaro contante di cui predisporre la criminalità organizzata. Come vediamo, le banche non hanno erogato nei confronti delle persone per bene (commercianti, imprese) quei prestiti che il governo aveva promesso. L’ho fatto per il 5 % degli imprenditori ma la parte rimanente “muore” o chiude la sua attività oppure si deve rivolgere a qualche organizzazione parallela per poter sopravvivere.

– Quali settori imprenditoriali travolti dalla crisi dovuta all'emergenza Covid-19 sono stati colpiti dalla criminalità organizzata di più?

– Tutti i settori commerciali di vendita al pubblico. Transitando per il centro di Roma, ho visto decine di negozi con le scritte “Noi non apriamo perché non abbiamo i soldi” e proprio lì che diventa facile l’acquisizione da parte della criminalità. Basta pensare, se all’imprenditore servono 5,10,15 mila euro per riiniziare l’attività, a questo punto l’usura potrebbe essere l’unica strada.

Secondo l’Associazione Coldiretti, la malavita è arrivata a controllare cinquemila locali della ristorazione con l'agroalimentare che è diventato una delle aree prioritarie di investimento della criminalità organizzata. Secondo Lei, questo dato corrisponde alla realtà?

– Sui numeri sono sempre molto contrario perché in genere sono  sparati a caso. Non esiste un elenco, un archivio dove vengono riportati tutti i dati criminali. È una proiezione immaginaria che uno può fare ma non assolutamente dare dei numeri…

– In base a quali indicatori è possibile ipotizzare che l'imprenditore non ha più controllo sulla sua azienda? Quali strumenti bisogna adottare a far fronte al fenomeno?

– Basta vedere i versamenti bancari. Se l’imprenditore era a zero, è chiaro che improvvisamente non può diventare a cento. Deve sicuramente essere un monitoraggio delle banche dati, attraverso software specifici e professionisti. La Guardia di Finanza lavora tantissimo su questi aspetti che danno immediato allarme, dal quale possono poi scaturire attività investigative molto importanti.

– Cosa pensa della scarcerazione avvenuta durante la pandemia? È stata una decisione saggia?

– È stata una decisione che mi ha lasciato un po’ perplesso. Il timore che loro potessero contrarre il virus, era il timore che riguardava un po’ di tutti quanti detenuti. Quindi, non trovo giusto che i determinati soggetti, che hanno delle penne da scontare elevatissime e la maggior parte dei quali sono i detenuti condonati all’ergastolo, hanno ottenuto la scarcerazione durante l’emergenza e sono stati mandati ai domiciliari. Gente che ha sciolto bambini nell’acido, gente che ha ucciso decine e decine di persone debba rimanere in strutture protette dal punto di vista sanitario, dove non è possibile contrarre il virus, ma debba sempre stare in carcere.

– Adesso i clan guardano avanti, al mondo dopo la pandemia da Covid-19. Come la criminalità organizzata si adatterà alla “fase due” e alla “fase tre”?

– Ci sono due scenari, a mio avviso. Se il governo sarà rapido, manterrà la linea di finanziamenti a fondo perduto, imporrà alle banche di essere più flessibili nei confronti dei cittadini, secondo me, la criminalità non potrà attecchire. Se il governo invece manterrà una linea più rigida, più dura e le banche non cambieranno la loro posizione odierna, sicuramente con l’usura la criminalità farà da padrona.

I punti di vista e le opinioni espressi nell'articolo non necessariamente coincidono con quelli di Sputnik.

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